IL PUNTO SULLA GUERRA IN EUROPA

Come scrive Barbara Spinelli, «I tempi bui sono sempre momenti di verità» (La Repubblica, 18 gennaio 2012). Si tratta di vedere come si declina questa verità, che significato attribuirle. Infatti, se la kantiana cosa in sé ha un assai dubbio significato nella sfera dei fenomeni naturali, in quella dei fenomeni sociali essa non può vantare alcuna pretesa di assoluta oggettività. La verità dipende dalla prospettiva dalla quale il soggetto la guarda. E cosa vede la Signora Federalista Europea dalla sua sofisticatissima prospettiva? Il fallimento del «sogno europeo», naturalmente. «La verità la vediamo: l’alternativa alla federazione è una confederazione, che esclude un governo politico europeo, che dà il primato a finti Stati sovrani e che sta franando penosamente».

La Spinelli è irritata soprattutto con Mario Monti, il quale ultimamente pare averla molto delusa. Dopo il Puttaniere di Arcore, euroscettico come può esserlo solo un mentecatto del Populismo, arriva il Sobrio Super Mario, europeista come nessun altro leader europeo, e che accade? Niente. Tutto come prima. Anzi peggio! «Non è del tutto chiaro come mai Monti, che tanto ha insistito sullo sguardo lungo e l’Europa, abbia deciso di frenare lo scatto iniziale. Per dire d’un tratto ai tedeschi, in un’intervista alla Welt dell’11 gennaio: “Gli Stati Uniti d’Europa non li avremo mai. Non foss’altro perché non ne abbiamo bisogno”». Il meccanismo è questo: ci si fa delle illusioni su cose, progetti e persone, e poi, quando i nodi della dura realtà vengono al pettine, ci si lamenta come bambini perché il giocattolo non è bello come lo si desiderava. La colpa non è mai delle proprie pie illusioni, ma dei fatti che puntualmente si incaricano di irriderle. Monti si è limitato a parlare il linguaggio della verità, il quale oggi si esprime soprattutto in tedesco.

Dopo Berlusconi, la bella politica. Finalmente!

La Germania non ne vuol sapere di subire come punto di forza ciò che rappresenta un assoluto requisito di debolezza, ossia la crisi strutturale di «cicale» come Grecia e Italia. Il potenziale default di questi Paesi non può costituire un’arma di ricatto per costringere la virtuosa Germania a delle insane concessioni dal lato della disciplina fiscale, e quando Monti, attraverso un’intervista sul Financial Times, ha ricordato alla Germania il debito che anch’essa ha contratto con l’Unione Europea, e ha paventato il rischio di un «populismo antitedesco», la Cancelliera di Ferro ha risposto con una diplomatica alzata di spalle. «L’Italia è forte abbastanza da farcela da sola». Nein, di qui non si passa! Questo è il legittimo punto di vista della Potenza oggi egemone in Europa.

Indovinate di chi parlano?

Abbastanza scopertamente Inghilterra e Francia stanno cercando di usare l’Italia in funzione antitedesca. Ma non bisogna credere che Monti reciti con l’usuale sobrio sorriso sulle labbra il ruolo dell’utile idiota o del servo sciocco. A proposito della teoria del «servo sciocco», molto in voga nei circoli di estrema sinistra ed estrema destra durante la «Prima Repubblica», la quale prospettava un’Italia eternamente supina ai diktat degli odiati Amerikani, c’è da dire che la storia, soprattutto quella moderna, non presenta mai un quadro geopolitico che non sia determinato dai rapporti di forza economici e politici (militari) tra i diversi Paesi che condividono una stessa Alleanza. All’interno di questo quadro anche i Paesi più deboli, magari perché sconfitti sul piano bellico (vedi Germania, Giappone e Italia dopo la seconda guerra mondiale), non si lasciano mai assorbire interamente dagli interessi che fanno capo alla Potenza egemone, ma facendo della necessità una virtù, cercano di trarre «un bene dal male» (ad esempio, investendo nella ricerca scientifica e nel sostegno alle imprese capitali pubblici altrimenti destinati a finanziare la costosa macchina militare), e non perdono l’occasione di smarcarsi, quando ciò è possibile e sempre nella misura imposta dai rapporti di forza, dall’amico-nemico di turno. Quando osserviamo la guerra europea in corso, è utile a mio avviso avere in mente questa complessa dialettica storico-sociale, per non cadere vittima del «teatrino della politica» internazionale che tanto spazio trova sui media.

Come il «falco conservatore» Robert Kagan ha capito (Paradiso e potere, Mondadori, 2003), e il progressista e politicamente corretto Jeremy Rifkin non ha capito (Il sogno europeo, Mondadori, 2005), il «progetto europeo» teneva insieme diversi e contraddittori interessi nazionali e sovranazionali. Raggiungere una massa critica continentale tale da poter competere con i maggiori blocchi capitalistici mondiali (USA-Canada-Messico, Cina, Tigri asiatiche); controllare e soffocare la Potenza sistemica della Germania, servirsi di questa stessa Potenza per dare sostanza materiale alle proprie velleità di grandezza (o di Grandeur, per essere più chiari), e così via. Ogni Nazione europea è stata “europeista” a misura dei suoi peculiari interessi economici e politici. Il tutto, confezionato con la luccicante ideologia europeista, peraltro fin dall’inizio inaridita da compromessi d’ogni sorta, a volte spinti fino al più ardito machiavellismo burocratico, o al più parossistico degli economicismi (vedi le freudiane dispute sulle misure dei cetrioli e sull’incurvatura delle banane).

Giustamente il Wall Street Journal Europe di ieri ridicolizzava la pretesa dei keynesiani secondo la quale la Germania dovrebbe essere meno industriosa e meno virtuosa sul piano fiscale, in modo da mettere gli altri Paesi europei nelle condizioni di recuperare il gap sistemico accumulato nei suoi confronti. Non si capisce perché la Germania dovrebbe essere così masochista. Forse nel nome della «Patria Europea»? Ma siamo seri! Allo stesso modo, non si capisce perché gli italiani del Nord dovrebbero a cuor leggero continuare a finanziare il Sistema che ha mantenuto il Sud del Paese nelle penose condizioni che sappiamo. Per amor di Patria? Leghismo e Forconismo sono le facce della stessa medaglia: la crisi del Sistema-Paese.

Quando Francia e Inghilterra hanno approfittato della situazione caotica creatasi in Nord‘Africa per mettere le mani sulla Libia, hanno forse chiesto il permesso all’Italia, pur sapendo di operare nel suo cortile di casa? Ovviamente no. Perché avrebbero dovuto farlo?

Barbara Spinelli conclude il suo articolo invocando, contro la conclamata crisi del «progetto europeo», un’«ondata di nuove istituzioni federali». La coazione a ripetere degli illusi è cosa risaputa, nel mondo della politica come in quello della psicoanalisi. «Pagare un po’ meno tasse agli Stati e un po’ più tasse all’Europa»: è il massimo che il progressismo italico riesce a immaginare.

Scrive Carlo Bastasin: «Fa parte di questa gabbia mentale la confusione – tragica, in filosofia politica – tra integrazione e identità. Integrare l’Europa non significa far diventare ogni Paese come la Germania. Un’area economica comune vive di zone, Stati o regioni, ognuno diversamente specializzato e che inevitabilmente hanno produttività diverse, tassi di sviluppo differenti e anche bilance dei pagamenti in squilibrio, proprio come il Mississippi e il Massachusetts. Anche l’unificazione tedesca non fu un’integrazione, ma un’identità. Ma quello che era difficile tra le due Germanie è impossibile tra 17 Paesi. (Il Sole 24 Ore, 18 gennaio 2012)». Di qui l’attuale crisi dell’Unione Europea. O si converge su Berlino, o si va dritti verso l’impasse o il definitivo fallimento del cosiddetto «Sogno europeo». Anche su questo terreno la «Terza Via» è roba per persone che amano il conforto dell’ideologia.

«L’Europa – scrive la Spinelli – serve per scongiurare insieme le sciagure: ieri la guerra, oggi la contrazione economica, la povertà, il clima, le possibili guerre civili. Compito nostro è evitare che naufraghi come la nave Concordia, con tutti i comandanti che fuggono per salvare solo se stessi, alla maniera del capitano Schettino, dopo aver condotto il bastimento alla rovina». Metafora azzeccata? Intanto è meglio munirsi di elmetto e di fucile, per portarci avanti col lavoro, per così dire. L’evocazione esorcistica della guerra civile dalle mie parti mette di ottimo umore. E già solo per questo leggere l’articolo della sconsolata Signora è stato un vero piacere.

2 risposte a “IL PUNTO SULLA GUERRA IN EUROPA

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