L’ETICA AL TEMPO DELLA SOCIETÀ DISUMANA

– «Che cosa pensa delle polemiche intorno ai costumi sessuali di Berlusconi?

– Al presidente del Consiglio chiedo di fare una politica che ritenga giusta. Non mi interessa con chi va a letto.

– Neanche se il nome del premier viene accostato a quello di ragazze minorenni?

– Quarant’anni fa si era minorenni a 18 anni. Io ho baciato il mio primo uomo, un ballerino bello come il sole, a 18 anni. Guardi quella Ruby, le sembra una ragazzina? E poi io non sono moralista a comando»

(intervista ad Angelo Pezzana, attivista, politico, scrittore, fondatore nel 1971 del Fuori!, il primo movimento di liberazione degli omosessuali in Italia, Diva, 22 Febbraio 2011).

Di qui le poche righe “etiche” che seguono:

Le confessioni di un poco di buono

Il mio limite confinava sempre col suo limite. Il mio era un limite che bramava l’infinito, ma che sapeva aspettare. «Mettimi nelle condizioni di capire fin dove la mia mano può arrivare – le dicevo sempre –, e io non scavalcherò mai da solo quel punto. Se vorrai, ti indicherò tutte le strade che portano nel giardino delle delizie, ma non le calpesterò mai da solo, per non precipitarmi in un fuoco eterno. Insieme, sempre insieme conosceremo il piacere di andare oltre, un passo avanti in direzione della felicità».

Così le dicevo. Lei sorrideva sempre e mi incoraggiava, con un entusiasmo che a volte mi metteva paura. Chi conduceva il gioco? Ma un giorno qualcuno ascoltò le mie prudenti parole, e oggi mi trovo dietro le sbarre, abbandonato da tutti, sol perché la società ha voluto prescrivere un’età al nostro amore. Oggi non è possibile, domani chissà. Dove la Legge mette la sua maligna coda, la felicità avvizzisce come una pianta strappata alla terra.

Una volta Gaber disse: «Non ho paura del Berlusconi che è fuori di me, ma del Berlusconi che è dentro di me». Con ciò stesso egli dimostrava di saperla assai più lunga, intorno alle cose del mondo, di quanto non smettono di testimoniare i suoi amici progressisti d’un tempo, ammalati di moralismo perché incapaci di un’esistenza veramente etica. Personalmente non ho paura né del Berlusconi che, col pisello eternamente imbizzarrito (almeno così lo immaginano i berluscofobi) scorrazza fuori di me, e, infatti, la mia ruvida ascia critica aspira a ben altro che alla testa del capro espiatorio di turno, ancorché «porco» e «ricco sfondato»; né al Mostro – altro che Berlusconi! – che abita dentro di me, perché sto imparando a giocare a carte scoperte col pozzo senza fondo delle mie pulsioni. Non c’è richiesta di godimento a cui non dia ascolto, magari per invitarla ad attendere il suo turno. Oggi no, domani chissà…

Nella società disumana etico è l’atteggiamento di chi, avendo appreso l’arte di dare del tu alle proprie indicibili inclinazioni – anche a quelle “penalmente rilevanti”, soprattutto a quelle! –, si prende cura dell’altro per non precipitare se stesso in un godimento che annienta. Ciò che separa l’ammalato di moralismo dal maniaco sessuale, è una sottilissima lastra di civile responsabilità che può evaporare come neve al sole da un momento all’altro. Chi nega a se stesso l’esistenza del “male” che alberga in ciascuno di noi si espone al pericolo di esserne sorpreso alle spalle. È un attimo.

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