ANALOGIE STORICHE

Jamal Abdul Nasser

Quando l’Inghilterra e la Francia retrocessero nel Campionato di Serie B del Grande Gioco Imperialistico.

L’attivismo anglo-francese di questi giorni ricorda per molti profili una vicenda lontana nel tempo: la Crisi di Suez del 1956. Ricostruire per sommi capi quella vicenda può forse servire ad illuminare qualche lato oscuro dell’odierno affaire libico, o quantomeno per porlo in una prospettiva storica di più ampio respiro.

Nel febbraio del ’54 l’egiziano «Consiglio della Rivoluzione» (nel mondo post coloniale la politica dei nuovi Stati indipendenti assume dappertutto l’accattivante forma della «Rivoluzione») rimuove il generale Neghib dalla carica di Primo Ministro, e lo sostituisce con il colonnello J. A. Nasser, un uomo che, secondo un rapporto della CIA, «Prova un piacere infantile nella congiura». Nasser fu in effetti un autentico militante della causa nazionale sia egiziana che panaraba, cosa che, tra l’altro, lo portò ritenere la fondazione dello Stato Israeliano «il più grande crimine internazionale della storia», un’anomalia storica che bisognava cancellare quanto prima. Non pochi Musulmani continuano a pensarla in questo modo.

Truppe britaniche nella colonia egiziana

D’altra parte, occorre considerare che gli Stati Uniti avevano una gran fretta di sostituirsi all’Inghilterra come Potenza egemone anche nell’ex spazio coloniale della Vecchia Albione (come peraltro quella vecchia volpe di Churchill aveva capito fin dal principio), e in questo quadro Nasser godeva, se non ancora dell’appoggio, certamente della simpatia degli americani. La declassata ed economicamente spossata Inghilterra doveva recitare, suo malgrado, la parte della Nazione Civile che accetta di buon grado il responso del processo storico. Ma tutto il fronte occidentale si allarmò quando, per un verso Nasser tentò di annettere il Sudan al Grande Egitto, e per altro verso si rivolse al blocco sovietico per una serie di forniture di armi.

Il Ministro egli Esteri John Selwyn Lloyd alla conferenza sulla nazionalizzazione di Suez

Se tuttavia gli interessi degli americani erano, fino a quel momento, intaccati solo per via indiretta e nella prospettiva, la stessa cosa non poteva dirsi per gli interessi dell’Inghilterra e della Francia, Paesi che avevano tutto da perdere, e fin da subito, in un eventuale passaggio di campo dell’Egitto. Il nuovo Ministro degli Esteri britannico Selwyn Lloyd disse chiaro e tondo a Nasser che l’Inghilterra considerava il canale parte integrante del sistema petrolifero mediorientale, vitale per la sua economia. Nasser non si fece certo spaventare da questa franca rivendicazione imperialista, e anzi rilanciò: se le cose stavano nel modo in cui gli inglesi le prospettavano, l’Egitto avrebbe dovuto godere almeno di una parte dei benefici che derivavano dall’estrazione, dalla commercializzazione e dall’uso del petrolio e dei suoi derivati.

Alla fine del 1955, per ammorbidire il duro leader egiziano e per scongiurare una sua defezione a vantaggio dell’Orso Russo, americani e britannici promisero di finanziare, in collaborazione con la Banca Mondiale, la costruzione della diga di Assuan (uno dei bacini artificiali più grandi del mondo), sul Nilo, un’opera di importanza strategica per l’economia egiziana (si prevedeva la produzione di dieci miliardi di kW ora all’anno, e una irrigazione costante su una grande zona agricola sino ad allora non produttiva). Nasser si dichiarò molto lusingato e ben disposto verso la generosa proposta angloamericana, ma lasciò capire che non avrebbe abbandonato l’idea di giocare a tutto campo, in modo da bilanciare l’influenza economica occidentale con la collaborazione politica e militare richiesta al «Blocco Socialista».

A questo punto (estate 1956) gli americani e gli inglesi ritirarono la loro proposta, in un modo così improvviso da cogliere di sorpresa non solo Nasser, ma la stessa Banca Mondiale. Il 26 luglio le truppe egiziane occuparono il Canale di Suez, in vista di una sua prossima nazionalizzazione. Questa decisione genera sullo scacchiere internazionale una lunga catena di fatti che qui è meglio trascurare, se non per citarne i più salienti.

Inghilterra e Francia dichiararono al mondo che Nasser «è il nuovo Hitler da abbattere»; puntando sulla – presunta – accondiscendenza degli alleati americani, e sulla distrazione dei russi (impegnati a reprimere la rivolta ungherese), gli anglo-francesi bombardarono per una settimana (Novembre 1956) gli aeroporti egiziani. Gli egiziani affondarono diverse navi nel canale e chiesero ai «Fratelli Musulmani» di far saltare gli oleodotti. Il 5 Novembre paracadutisti e truppe anglo-francesi occuparono Porto Said. Eisenhover denunciò l’azione anglo-francese come «un colpo fatale inferto alle Nazioni Unite», nonché un grave «gesto di slealtà» nei confronti degli Stati Uniti. L’Unione Sovietica ingiunse agli inglesi e ai francesi di fermarsi immediatamente, e propose agli Stati Uniti un intervento militare congiunto. Gli anglo-francesi dovettero abbandonare precipitosamente l’impresa, sancendo in tal modo “ufficialmente” la retrocessione delle due ex Potenze Coloniali europee nel Campionato di Serie B, se non C, del Grande Gioco Imperialistico. Il resto è cronaca di prima pagina.

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