IL CRITERIO GIUSTO: A proposito delle cosiddette «rivoluzioni arabe»

La rivoluzione sociale è l’Eccezione che spezza i ceppi a cui la Regola tiene incatenata la possibilità della Liberazione. Per questo un Evento di tale natura rappresenta per il Dominio Sociale il Male Assoluto, l’assoluta aberrazione che bisogna annientare con ogni mezzo necessario. Questa stringente e vitale necessità conferisce piena legittimità al mezzo. Questo è il criterio del Dominio.

Ma insomma: si tratta di rivoluzioni vere, o ci stanno prendendo in giro? Come facciamo a districarci nel guazzabuglio di informazioni che ci giungono da tutte le parti? Parafrasando il dubbio amletico, «Rivoluzione o non Rivoluzione?» Come risolvere il problema?

Personalmente applico un metodo assai semplice, ma tutt’altro che semplicistico. Quando osservo che un «moto popolare» trova l’appoggio di una parte della classe dominante del Paese che lo ha generato, o di una parte della cosiddetta «Comunità Internazionale», allora capisco che esso non ha una natura socialmente rivoluzionaria, e nel XXI secolo, quando tutto il Pianeta giace sotto il cielo del capitalismo (più o meno arretrato non ha importanza), ciò equivale all’assenza in esso di una qualsivoglia sostanza realmente rivoluzionaria. Sul piano del processo materiale, ossia tenendo conto dell’assenza di una soggettività sociale e politica facente capo alle classi dominate (è il nostro caso, ovunque nel mondo), di socialmente rivoluzionario c’è solo il Capitale. Esso svelle sempre di nuovo tutto ciò che gli si presenta dinanzi come un impedimento alla sua vitale corsa espansiva – beninteso, vitale nel senso proprio del termine: se non si espande, soprattutto in termini qualitativi, il Capitale muore.

Un siffatto «moto popolare» è parte integrante del processo sociale materiale di cui sopra, a prescindere dalla coscienza che ha di se stesso – e soprattutto a prescindere dagli ideologi che lo teorizzano dal salotto di casa, tra una portata e l’altra.

Sarà un mio limite, ma ad esempio mi riesce difficile, anzi impossibile, immaginare una «rivoluzione» appoggiata dai cacciabombardieri o dai missili sparati dalle navi di qualche Potenza. Quando poi c’è di mezzo la mitica «Egida dell’ONU», più che esaltarmi per la «rivoluzione», o per la «guerra umanitaria», corro a prendere la pistola… della critica, che avevate capito? «Rivoluzione», certo, ma d’Egitto (in tutti i sensi)!

Se, invece, un movimento sociale scatena il terrore e l’odio nel seno di tutte le classi dominanti, ovunque esse si trovino ad esercitare la loro funzione sociale, allora le cose, almeno per me, cambiano radicalmente. Nessuna classe dominante, ovviamente, può appoggiare un evento che ne mette in discussione la stessa esistenza. Il suicidio di una classe dominante non è un evento contemplato dalla storia.

La rivoluzione sociale è, per il Dominio, il Male Assoluto, la scandalosa Eccezione che infrange il Sacro Divieto posto a tutti gli individui dalla Regola. È l’Eccezione che non intende confermare la Regola, ma annientarla una volta per sempre. Per questo, in quel caso, mi aspetto da tutte le fazioni capitalistiche, e in tutto il mondo, velenose calunnie e tanta, tanta Violenza, magari sotto l’egida dell’ONU. Perché no?

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