BEATI GLI OZIOSI, MALEDETTI I LAVORATORI

«”Risparmiate il braccio che fa girare la macina, o mugnaie e dormite tranquille! Che invano il gallo vi annunci il levarsi del giorno! Dao ha imposto alle ninfe il lavoro delle schiave ed ora eccole che saltellano allegramente sulla ruota ed ecco che l’asse messo in moto gira con i suoi raggi, facendo muovere la pesante pietra girevole. Viviamo la vita dei nostri padri ed oziosi godiamo dei doni che la dea ci concede”. Ahimé! gli ozi che il poeta pagano annunciava non sono venuti; la passione cieca, perversa ed omicida del lavoro trasforma la macchina lavoratrice in strumento di asservimento degli uomini liberi: la sua produttività li impoverisce» (Paul Lafargue, Il diritto alla pigrizia, 1883).

Mentre scrivo questa breve e oziosa riflessione, il Pastore Tedesco dirige il processo di beatificazione del Papa più amato dagli italiani (Bertinotti compreso). Forse è in odio a questo epocale evento, che cade proprio nel giorno in cui i sindacati parastatali (FIOM compresa) festeggiano il Lavoro – il Capitale, invece, fa la festa ai lavoratori tutti i Santi giorni -, che i giornali progressisti (tipo Il Manifesto e Liberazione) invocano la santificazione dei lavoratori. Quanto politicamente reazionario sia diventato il Primo Maggio, nato più di un secolo fa come espressione dell’irriducibile conflitto tra Capitale e Lavoro, lo testimonia, tra l’altro, la sede scelta per il comizio nazionale: Marsala. Nell’epoca del capitalismo globale e delle guerre imperialiste (vedi l’operazione libica), i sindacati chiamano i lavoratori alla Sacra Unione Nazionale.

Il lavoro salariato (quello su cui si fonda la Repubblica nata dalla Resistenza: vedi Art. 1) non va né beatificato né santificato, ma piuttosto aborrito come una maledizione che tiene incatenato l’individuo al carro del Capitale (e quindi degli interessi nazionali) proprio quando esistono tutte le condizioni tecniche e scientifiche per la sua liberazione. La stessa lotta per il lavoro e il salario, se non viene fecondata da questa prospettiva umana (e dunque anticapitalistica), assume necessariamente il segno maligno della conservazione sociale. I centri sociali che intendono imporre la chiusura dei negozi nel Sacro giorno della festa dei lavoratori, loro malgrado danno corpo a quel segno.

Insomma, come per il 25 Aprile oggi le classi subalterne non hanno proprio nulla da festeggiare.

Buona scampagnata a tutti!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...