MORTO UN CAPRO (ESPIATORIO) SE NE FA UN ALTRO!

Alcuni miei amici hanno accolto il «miracoloso» risultato elettorale di Milano con un evviva! degno di altre cause. Capiamoci: questo entusiasmo non è dovuto al morbo antiberlusconiano, del quale essi non sono affetti, ma dalla loro speranza che andando a sgualdrine Berlusconi possano pure togliersi dalle balle i suoi sempre più ridicoli e rancorosi avversari. Venendo meno la causa, essi pensano, deve necessariamente venire meno l’effetto.

Non fatevi soverchie illusioni, amici! Chi oggi ha eletto a Male Assoluto il Cavaliere Nero di Arcore, domani troverà, o magari s’inventerà un altro capro espiatorio, per mezzo del quale razionalizzare la sua abissale indigenza esistenziale (nell’accezione più profonda e sociale del concetto).

Negli anni Cinquanta il Nemico dei «progressisti» ebbe il volto smagrito di Alcide De Gasperi, nei due decenni successivi il volto di Moro (poi beatificato nella Chiesa di Botteghe Oscure) e di Andreotti, successivamente fu il turno di Craxi e Forlani e, dulcis in fundo, agli inizi degli anni Novanta toccò a quel bel tomo di Silvio incarnare il ruolo del Diavolo che rende intellegibili le magagne che assillano le italiche genti. Non c’é scampo, per chi è roso dal verme della facile, ancorché impotente, indignazione. Quando la coscienza latita, è sempre il tempo del capro espiatorio.

Scriveva Emil Ludwig nei suoi Colloqui con Mussolini (1932): «Sempre, quando per i tedeschi va male, devono esserne colpevoli gli ebrei. Ora, per loro, va particolarmente male». E il Capo del Fascismo, nonché futura vittima sacrificale, commentò: «Ah, certo, il capro espiatorio!» Gli italiani, che non possiedono la tragica serietà storica dei tedeschi, sono più inclini alla farsa anche in tema di agnelli da sgozzare – non sempre in modo solo figurato – sull’altare della Patria in pericolo.

Sono pessimista? Non credo. Sono realista? Ma via! Amo la verità? Questo sì, anche se spesso non riesco a scorgerla. E la verità, come diceva un Tizio finito mummificato, «è rivoluzionaria», ma in questo peculiare senso: chi vuole remare contro la società dei Moratti e dei Pisapia (avete capito bene: la società basata sullo sfruttamento del lavoro «fisico» e «intellettuale», come recita l’Art. 1 della SS Costituzione) deve avere lo sguardo ben fisso sul mondo, anche quando esso grida il suo forte NO! a ogni possibilità di cambiamento. E non alludo certo alle prossime scadenze elettorali…

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