LA DIFFICILE CONQUISTA DELLO SPAZIO UMANO

Sul monumento funebre di un celebre scienziato russo morto alla fine degli anni Trenta campeggiava la seguente epigrafe: «L’umanità non rimarrà per sempre legata alla terra». Naturalmente si alludeva all’imminente conquista «umana» dello spazio. Io modificherei la frase come segue:«L’umanità non rimarrà per sempre estranea alla terra». Forse.

In effetti, oggi appare assai più problematica, al limite dell’impossibile, la conquista dello Spazio Umano di quanto non apparisse allora la colonizzazione dello «spazio profondo». Invece di chiederci se c’è vita da qualche parte nel vasto Universo, dovremmo piuttosto domandarci se c’è vita umana sul nostro «infimo» Pianeta. La domanda mi ritorna puntualmente indietro con i tratti cattivi della mera retorica, come se avessi chiesto: «Signori, abbiamo bisogno dell’ossigeno per vivere?»

Scriveva la Arendt alla fine degli anni Cinquanta: «La mancanza di pensiero – l’incurante superficialità o la ripetizione compiacente di “verità” diventate vuote e trite – mi sembra tra le principali caratteristiche del nostro tempo. Quello che io propongo, perciò, è molto semplice: niente di più che pensare a ciò che facciamo» (Vita Activa). Certo, semplice come raggiungere Venere appesi a un aquilone!

Eppure, oggi più di ieri, il compito è proprio quello.

[Tratto da L’ANGELO NERO SFIDA IL DOMINIO di prossima pubblicazione]

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