IL «COSTO DELLA CASTA» E LA SIRENA DEMAGOGICA

Quintino Sella

A chi gli fece notare che i sacrifici imposti alla politica, ancorché apprezzabili sul piano etico, fossero ben misera cosa rispetto all’ammontare delle misure fiscali tese a ridurre drasticamente il debito pubblico del novello Stato Unitario, Quintino Sella, l’odiato Ministro della tassa sul macinato (1868), rispose: «Lo so perfettamente. Ma la cosa ci permetterà di guardare negli occhi coloro a cui leviamo i soldi di tasca». Che intelligenza politica!

Mutatis mutandis, il diluvio di demagogia «anticasta» che si è abbattuto sul Bel Paese non ha altro significato che questo: nascondere agli occhi del gregge la mano che impugna il coltello da tosatura.

Improvvisamente pare che tutti siano ossessionati dal «costo della casta»: c’è chi non riesce più a chiudere occhio! Da ultimo, si è scoperto che la mensa della «Casta» prepara pietanze succulente a prezzi stracciati, anzi risibili. Indignazione Universale: «Affamare la Casta!» Ecco comparire anche la buon’anima di Totò: «E io pago, e io pago!» Ma sì, affamiamo pure la «Casta», nulla in contrario. Figuriamoci: alla Politica io vorrei dare l’eutanasia… Altro che abolizione delle provincie: io sono per l’abolizione dello Stato!

Ma lasciamo perdere utopie di tal fatta e chiediamoci piuttosto: ha più senso puntare il cono di luce sul «costo della Casta» o non sulla funzione sociale della politica in questa società, «Casta» o non «Casta»?

In altre parole, cosa cambierebbe, per l’essenziale, se i nostri parlamentari ricevessero, in cambio delle loro prestazioni, un salario da metalmeccanico? La società avrebbe forse creato una sorta di Comune di Parigi o non avrebbe piuttosto realizzato un eccellente modello di Politica capitalistica?

Politici ligi al «Bene Comune», onesti fino all’osso e scelti solo sulla scorta di severi criteri meritocratici: è l’«Utopia» borghese da Saint-Simon in poi! Niente di male, sia chiaro, ma non tiriamo in ballo chimere sinistrorse, per piacere.

Max Weber ha scritto pagine assai interessanti, a tal proposito. E ha anche scritto, da eccellente conoscitore della società borghese qual era, che lo Stato è «il dominio degli uomini sugli uomini basato sui mezzi di una violenza legittima, o quanto meno ritenuta legittima» (The Power Élite, cit. tratta da H. Arendt, Sulla violenza, p. 37 Guanda, 2002). Che cosa cambia, allora, se i gestori e i difensori dello status quo ci si presentano alla stregua di pii francescani?

Luigi XVI

Una volta Marx disse che il «comunismo rozzo» non riesce a pensare l’uguaglianza fra gli uomini se non nei termini di una miseria generalizzata, mentre si tratterebbe di liberare tutti gli individui dalla miseria sociale (e le preoccupazioni esistenziali d’ogni genere, quelle che curiamo anche con pillole e gocce, ne rappresentano la quintessenza) nella quale ci costringe a vivere un meccanismo sociale che pure ammicca come non mai alla possibilità di quella liberazione.

È soprattutto in tempi di crisi economica che quel tipo di maligna ideologia si fa largo soprattutto presso gli ultimi, non a caso i più esposti alle sirene della demagogia. La società che ha prodotto il fascismo e il nazismo è più forte che mai, nonostante oggi faccia della difesa dei «Diritti Umani» il suo dogma. Il pensiero che vuole opporre resistenza alle pressioni economico-sociali farebbe bene a tenerlo sempre presente.

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