ORGIE FISCALI, DERIVE DEMAGOGICHE E OPPIO SOCIALE

Commentando su Facebook l’indignata rivolta fiscale antivaticana che impazza sul Web, mi permettevo i seguenti commenti in appoggio alle tesi sostenute da mrz nel suo articolo Le tasse della Chiesa e gli atei dispettosi su The Pensive Image:

“Peraltro non si attacca il Vaticano in quanto potente Agenzia politico-ideologica al servizio del Dominio, come ne esistono tante altre (a cominciare dalla Suprema Agenzia, lo Stato, ovviamente), ma nella sua veste di «Casta Simoniaca». Fino a che cura «i poveri e gli infermi», ossia nella misura in cui legittima e radica sempre di nuovo la sua funzione sociale ultrareazionaria, la Chiesa può anche andare bene, soprattutto considerando la sua non esigua «base progressista»; ma come soggetto economico, come impresa capitalistica, le si contesta un’inammissibile furberia fiscale. All’Indignato fiscale non passa nemmeno per l’anticamera del cervello che mentre offre al governo manovre economiche “alternative”, in quel preciso momento egli sancisce la sua impotenza politica, sociale, etica. Pensare di saperla più lunga di chi ci domina, è da sempre un’illusione esiziale.”

“D’altra parte, criticare l’Indignato Fiscale è come sparare a un cieco che crede di avere tra le mani un fucile, mentre prende la mira armato di un… mestolo. A quel punto che fai, t’incazzi? O corrobori il tuo discorso critico con puntuali, quanto inutili, dettagli tecnici? No, ti scappa da ridere. Semplicemente. E ridi a crepapelle anche quando vedi l’anticlericale alla Radicale che grida alla «casta simoniaca»: nel nome del Fisco ti espello! Che sia vera l’idea secondo la quale una risata li seppellirà? A occhio mi sembra un’ipotesi un po’ troppo ottimistica. Ma, come dice il Pastore Tedesco (Indignato, hai visto quanto oro esibisce l’abito del Supremo Mediatore: e la Patria muore di fame!), «bisogna non smettere mai di aver fede».”

Savonarola

“Mi sembra di averlo già detto: quando l’Indignato Fiscale entra nel merito della manovra economica, pensando di saperla più lunga «di quegli incompetenti e disonesti che ci governano», solo per questo egli si espone col sorriso sulle labbra a prenderlo lì dove sempre più spesso batte il sole. L’Incazzato Sociale, invece, avanza rivendicazioni d’ogni genere, senza suggerire al Padrone soluzioni di sorta. D’altra parte egli non discrimina tra Agenzie politico-ideologiche religiose e analoghe Agenzie laiche (comprese quelle «progressiste» tipo ARCI, e quelle scientifiche). Dal suo punto di vista irresponsabile e disfattista non si tratta di esigere sacrifici universali «per il Bene Comune», a partire dai «ricchi» e dagli appartenenti alla «casta» politico-religiosa, ovviamente; quanto piuttosto di mettere in discussione, sul piano teorico e politico, gli stessi concetti di Sacrificio e di Bene Comune. L’Incazzato Sociale lascia volentieri all’Indignato Fiscale la risibile illusione della manovra economica “alternativa”, magari «dal basso e anticasta». Meglio se «equosolidale» e «ecosostenibile».”

San Sebastiano, Antonello da Messina

A quanto pare a un amico marxista di FB questi commenti sono sembrati «oggettivamente» proni, non tanto – meglio: non solo – alla Casta Vaticana, quanto alla stessa ideologia religiosa. Ecco cosa mi scrive il marxista indignato: «Ma la lotta contro la religione non è parte integrante del progetto anticapitalista? Non ha forse detto Marx che la religione è l’oppio dei popoli? Come fai a non vedere che il movimento antivaticano, pur con i suoi limiti piccolo-borghesi, rappresenta un oggettivo passo in avanti in direzione di una ripresa della coscienza di classe?» In altri termini, mi si rimprovera una scarsa capacità dialettica. L’accusa è sanguinosa!

Dall’indignazione fiscale all’indignazione ideologica: la faccenda si fa interessante. Vediamo di rispondere alla dura requisitoria dell’amico.

Nella misura in cui la religione si dà come un insieme di credenze, di valori e di comportamenti che, per un verso, deprimono l’autonoma capacità di iniziativa politico-sociale delle classi subalterne, mentre per altro verso concorrono al mantenimento e al rafforzamento del Dominio sociale vigente, è ovvio che il minimo sindacale del pensiero critico va nel senso della battaglia antireligiosa. Ma, e questo è per me un punto dirimente, quella battaglia antiideologica non assume per il sottoscritto una connotazione particolare, una peculiare urgenza rispetto alla più complessiva critica dell’ideologia borghese tout court, qualsiasi ne sia la fenomenologia contingente (religiosa, laica, atea, scientifica, persino «marxista»!)

Se vuole essere davvero radicale, il pensiero critico (non so se esso corrisponda a ciò che l’amico chiama «marxismo»: di primo acchito tendo a escluderlo) non deve mai dimenticare che prima di dare corpo a un’ideologia, con tanto di Sistema dottrinario e di apparato istituzionale, il bisogno religioso è innanzitutto un bisogno sociale, la cui genesi ancora oggi va ricercata nell’intima struttura della società che sempre di nuovo promuove prassi ostili all’umano, ossia a tutto ciò che odora di umanità. Per questo Il Pastore Tedesco, nonché teologo di prima grandezza, mostra di saperla assai più lunga sulle cose del Mondo del suo critico ateo e anticlericale, il quale ancora oggi fa della religione un fatto di beata ignoranza: proprio la sua Scienza, la sua Tecnica e il suo Progresso alimentano come nessun’altra cosa il bisogno sociale dell’irrazionale, il quale appare assai più conforme a razionalizzare una prassi che trasuda disumana irrazionalità da tutti i pori del corpo sociale. Chi consiglia di tassare il Vaticano per finanziare la ricerca scientifica commette il più odioso dei peccati sull’altare dell’apologia capitalistica.

Opium

E qui veniamo al marxiano «oppio dei popoli», un concetto indegnamente volgarizzato e svilito soprattutto dagli epigoni. Leggiamo (come si dice nella Santa Messa): «La miseria religiosa è insieme l’espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo» (Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, 1843-44). Perle ai marxisti, pardon: ai porci, non c’è che dire.

La lancia critica di Marx è dunque rivolta innanzitutto contro la miseria sociale (in un’accezione tutt’altro che economicistica) che crea sempre di nuovo il bisogno di oppio, ossia di una sostanza che lenisce il dolore e che promette la Liberazione dal Male. Notate l’abisso concettuale che separa il pensiero critico-radicale dall’ateismo?

Sul piano strettamente politico, ribadisco che dare consigli al Padrone (allo Stato, al governo, alla Confindustria, ai partiti, ai sindacati, alla Chiesa), o credere di poterlo usare per colpire questa o quell’altra «Casta» («la crisi la paghino i politici, ma anche il Vaticano, ma anche i Super Ricchi, ma anche i calciatori, gli evasori, i corrotti, i…») equivale a sottoscrivere la propria impotenza politica, sociale, etica. Concordo con l’Incazzato Sociale, il quale suggerisce all’Indignato Fiscale di tenersi ben lontano dai tavoli governativi dove si entra nel merito delle cose da fare per superare la crisi: una volta assunto il punto di vista del «Bene Comune» egli corre il rischio di diventare persino più realista del re.

Los indignados

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2 thoughts on “ORGIE FISCALI, DERIVE DEMAGOGICHE E OPPIO SOCIALE

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