UN ALTRO PUNTO DI VISTA È POSSIBILE!

Qui di seguito “socializzo” uno scambio di vedute tra me e un’«amica su Facebook» molto contrariata dal mio pezzo Lei è un etichino, s’informi! In questo modo spero di dare un contributo al chiarimento del mio punto di vista.

La metto giù così: il punto di vista del Paese è il punto di vista delle classi dominanti, le quali non raramente combattono dure (a volte persino violente) lotte intestine. È per questo che metto in guardia da demagogie, invidie sociali, populismi e manettismi di “destra” e di “sinistra”. Quello che sostengo io è invece «IL PUNTO DI VISTA UMANO», il quale coglie nell’attualità del dominio sociale la POSSIBILITA’ della liberazione da ogni dominio (economico, politico, psicologico, sessuale, ecc.). Attualità contro possibilità, dunque. La rivoluzione SOCIALE (non semplicemente culturale, etica, politica, ecc.) permette il fecondo corto circuito tra l’attualità e la possibilità. Così è scritto nell’ANGELO NERO. Adesso saluto e scappo via.

 

Don Chisciotte

Carissima, solo adesso ho aperto il Web e ho letto la tua stimolante “contro risposta”. Sarò breve, e quindi chissà quanto “oggettivamente” reticente e insufficiente. Ho tirato in ballo la rivoluzione sociale non perché la ritengo oggi praticabile – sono abbastanza vecchio e sgamato per simili infantilismi –, ma semplicemente per chiarire da quale prospettiva osservo le cose del mondo. Figurati che ci sono amici che mi considerano troppo pessimista perché non nutro alcuna illusione circa l’inevitabilità della rivoluzione sociale a breve, a medio, a lungo e forse persino a lunghissimo termine. Insomma, non amo nutrirmi di false speranze: solo la verità (non l’ideologia) è rivoluzionaria! Ma, detto questo, la POSSIBILITÀ dell’evento “palingenetico” è simile al metaforico spettro che ci spia dall’armatura: noi non vediamo che qualcosa ci guarda. Stesso discorso vale per la POSSIBILITÀ della liberazione da una società informata dalla logica (in realtà dalla vitale necessità) del profitto, che mercifica e disumanizza l’intero spazio esistenziale degli individui. Questa POSSIBILITÀ, per quanto possa sembrare inaudito, è radicata nell’ATTUALITÀ: è la tesi che cerco di argomentare nei miei scritti, con scarsi risultati, ne convengo. Ma l’insuccesso politico non toglie un atomo di verità alla dialettica appena abbozzata. Non ci sono punti di vista buoni per tutte le stagioni. Oggi è il tempo dei Grillo e dei Di Pietro: io che c’azzecco! La teoria (altrimenti detta «concezione del mondo»), al contrario di quanto forse pensi, ha un risvolto pratico fortissimo. Basta intendersi di che «prassi» parliamo. Quando tu scrivi che «la nostra situazione politica ed economica richiede un intervento concreto e mirato, di un programma adesso e subito», stai sostenendo una politica inscritta interamente negli interessi superiori del Paese, ossia, sempre dalla mia prospettiva, negli interessi delle classi dominanti, o solo di una loro fazione. Qui non devi sentirti toccata sul piano personale: su questo piano tu sicuramente mi batti 4 a 0, sotto ogni rispetto (pensa, mi piacciono da morire persino le donne, come a Silvio!). Il mio punto di vista non “si sente” né politicamente, né intellettualmente, né eticamente e quant’altro SUPERIORE al tuo, ma semplicemente DIVERSO, persino opposto, ma fa niente, è una vita che discuto con «l’Altro diverso da me». Questo discorso ti appare «snob» e «utopistico» semplicemente perché il pensiero critico-radicale è stato battuto politicamente dallo stalinismo (già alla fine degli anni Venti), il quale a suo tempo ha spacciato per «rivoluzionario» persino il Patto Ribbentrop-Molotov, il Governo Badoglio, il Compromesso Storico (cosiddetto, sia chiaro), e via di seguito. Così, si è radicata la colossale menzogna secondo la quale i cosiddetti comunisti «amano innanzitutto il Paese» (con tutto quello che ne consegue sul piano politico, sindacale, culturale, psicologico, ecc.). Ecco perché non tengo alle Sacre etichette («comunista», «marxista»), il cui significato è stato svilito, snaturato, inflazionato come i marchi tedeschi dei primi anni Venti. Il mio punto di vista è STRANO non su FB (non solo), ma ovunque (soprattutto nelle Università, dominate dal pensiero cattostatalista, ancora oggi), anche perché non è in armonia con la menzogna di cui sopra, perché è DISARMONICO, e sa di esserlo e VUOLE esserlo (ne gode assai, invero), in quanto l’armonia della società disumana non gli garba punto. Sto cercando di impartirti qualche lezione di politica o di filosofia? Se pensi questo mi dispiace, ma la mia sola responsabilità è quella di voler comunicare con te, e con chi ci leggerà. Chi ha voglia di parlarmi “seriamente” legge le mie cose “serie”, chi ha voglia di ridere e scherzare… anche! Per quanto riguarda l’indignazione: il problema non è, ovviamente, questo atteggiamento politico-morale «in sé», ma la sua attuale condizione di cecità, il suo essere diventato ideologia al servizio di demagoghi e populisti «anticasta», il suo status di atteggiamento alla moda. Da sempre il conformismo mi risulta indigesto, soprattutto quando affetta arie di alternativismo e progressismo.
Per concludere (provvisoriamente): a mio avviso oggi non c’è politica più urgente e concreta di quella tesa a costruire un pensiero critico-radicale, sulla cui base assumere ogni sorta di decisione, anche circa la «lista della spesa». UN ALTRO PUNTO DI VISTA È POSSIBILE! Questo è, oggi, il mio SENSO DEL CONCRETO. Cavalo: sono stato troppo “lungo”! Mi scuso. Ciao!

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