L’ECCEZIONALE POTENZA EVOCATIVA DELLA PAROLA PATERNA…

Nando Dalla Chiesa sostiene che Berlusconi si spiega innanzitutto con il vuoto etico, ideale e valoriale nel quale sarebbe precipitata la società italiana, a partire dalla sua cellula costituente: la famiglia. «Cosa bisogna attendersi dal potere politico, quando il genitore balbetta, e non è in grado di affermare principî netti intorno a ciò che è giusto e ingiusto, a ciò che è bene e a ciò che è male. La funzione pedagogica del genitore, incapace di un gesto esemplare che indirizzi i figli, si è eclissata, e con essa viene meno qualsiasi potere politico fondato sull’autorevolezza e sui comportamenti eticamente retti. Il Presidente Napolitano, evocando la vicenda di Finocchiaro Aprile a proposito del secessionismo leghista, ha mostrato quanto evocativa ed eccezionalmente potente possa essere la parola. E, per favore, non parliamo di Stato etico!» (Intervento alla conferenza su Doveri, Democrazia e Costituzione del Partito Democratico; cit. tratta da Radio Parlamento, 2 ottobre, 2011).

Stato etico magari no, Stato Autoritario, pardon: autorevole, magari sì. Questo mi sia consentito di affermare anche alla luce della nota tendenza manettara del Nostro. Manette per chi sogna la secessione dall’Italia della Sicilia e della cosiddetta Padania (due poli opposti dell’italico capitalismo, detto per inciso). E per chi sogna la secessione dell’individuo dalla società disumana, cosa prevedono i politici amanti di gesti esemplari e di principî netti? È il caso che io contatti il mio avvocato di fiducia (avendolo!)?

L’onorevole Zaccaria, dall’alto della sua competenza giuridica diligentemente messa al servizio della Sacra Causa Antiberlusconiana, ha poi aggiunto che insiste nel Paese anche un «vuoto della Legge», che permette appunto al forte scopatore di Arcore di mettere in questione «persino la prima parte della Costituzione» (non sia mai!) senza che nel Paese si registri un’adeguata reazione popolare.

Per quanto mi riguarda, c’è già fin troppa Legge in giro! Ma, si sa, in tempi di crisi sociale (esistenziale, direi) la Legge non è mai troppa. Anche qui: per aver detto questo debbo attendermi una visita da parte dei tutori della Legge (e dell’Unità Nazionale, senza la quale il Bene Comune andrebbe in malora)? Ho forse paura dell’eccezionale potere evocativo della parola? Bè, un po’ sì, quando essa esce dalla bocca del Leviatano.

Il Migliore - dopo Togliatti - e il Migliorista

A proposito di vuoto o di indebolimento della Legge, Massimo Recalcati ha scritto qualche anno fa questa perla psicopolitica: «Mentre l’epoca dominata da figure come quelle di Alcide De Gasperi o di Enrico Berlinguer appariva caratterizzata da una tensione etica tra legge e godimento ancora edipica (si pensi solo alla politica dell’austerità teorizzata negli anni Settanta da Berlinguer), l’azione di Berlusconi appare totalmente svincolata da questo dissidio. Non c’è vergogna, senso di colpa, senso del limite appunto, poiché non c’è senso della Legge disgiunto da quello del godimento, perché il luogo della Legge coincide propriamente con quello del godimento. Tutto è apertamente (perversamente) giocato come se non esistesse castrazione. La figura del capo del governo riabilita così i fantasmi del Padre freudiano dell’orda, del Padre che ha diritto di godere di tutte le donne, del Padre bionico immortale, inscalfibile, osceno e inattaccabile, non come limite al godimento (è il volto ancora rassicurante dei Padri della prima Repubblica), ma come esercizio illimitato del godimento. In questo la figura di Berlusconi fa davvero epoca» (L’uomo senza inconscio, nota di p. 13, Raffaello Cortina, 2010). Su Recalcati vedi anche Nel Nome del Padre (e del Lavoro Salariato) di mrz.

Praticamente un’istigazione a un nuovo parricidio, con il quale cominciare la nuova Civiltà post berlusconiana. Silvio: occhio alla clava! Dopo aver scritto, molto giustamente, che «In questa apparente diffusione della libertà, è solamente la realtà del dominio a intensificarsi», Recalcati se ne esce con l’elogio del cattostalinismo degli anni Settanta: complimenti vivissimi allo Scienziato! Ma su Recalcati – forse – tornerò in seguito.

Registro questi piccoli fatti per chiarire il senso della diuturna lotta che conduco contro l’ideologia centrata sulla riscoperta della funzione, simbolica e reale (ammesso che la distinzione abbia un senso), del Padre-Sovrano, chiamato a battere un colpo sul capo di figli sbandati, presi al laccio da una pseudo libertà che si configura come dominio incontrastato della Legge del Profitto – qui inteso in un’accezione non meramente economica: tutti cerchiamo di trarre un profitto, più o meno monetizzabile, da ogni situazione –, la quale castra sempre di nuovo la possibilità dell’individuo di vivere come un uomo.
Dare il segnale di pericolo: non mi sembra cosa da poco.

3 pensieri su “L’ECCEZIONALE POTENZA EVOCATIVA DELLA PAROLA PATERNA…

  1. C’hai fatto caso che Nando Dalla Chiesa dice due volte “il genitore” invece che “i genitori”? Una sineddoche? O piuttosto le guance ancora avvampate dall’autorità del nom-de-son-père?

  2. Pingback: SOGNANDO BERLINGUER. Massimo Recalcati e i «falsi miti edonistici del capitalismo». | Sebastiano Isaia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...