FORZA GNOCCA O FORZA BANCAROTTA?

 Scrive Guido Viale (Il Manifesto, 5 ottobre 2011): «Ma se non si affronta in modo radicale il nodo del debito, la politica scompare (anzi, non ricompare più) perché vuol dire che si accetta come fatto compiuto il trasferimento della sovranità dal popolo ai “mercati”». Come se la sovranità non fosse stata sempre, anche nei mitici (per Bertinotti e compagni) anni Settanta del secolo scorso, dalla parte del Capitale! Naturalmente attraverso le necessarie mediazioni politico-istituzionali, le quali tuttavia non mutano la qualità del rapporto sociale di dominio che «commissaria» l’intero genere umano: altro che «commissariamento» del Bel Paese da parte della Germania e della BCE! La crisi rende evidente la natura sociale della democrazia. Tutto qui.

Piuttosto occorre puntare i riflettori della critica sulla dimensione socialmente totalitaria di una «comunità umana» sussunta sotto l’imperio delle «bronzee leggi economiche» basate sullo sfruttamento del lavoro, e completamente stregata dalla «forma-merce» e dalla «forma-denaro»: mai la forma è stata così aderente alla sostanza come nella Società Mondo del XXI secolo! Sotto questo alienato e reificato aspetto, la celebrazione – e per certi versi anche gran parte della stigmatizzazione – di Steve Jobs, questo «eroe dei nostri tempi» (Jovanotti, e
ho detto tutto!), la dice assai lunga intorno alla dimensione sociale sopra richiamata.

«Ilprogramma di governo di Draghi e Trichet è uguale a quello che sta accompagnando la Grecia al default: privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni, taglio delle pensioni, degli stipendi e dell’occupazione nel pubblico impiego (scuola e sanità al primo posto); abolizione dei contratti, libertà di licenziare; azzeramento del deficit a suon di tasse sui meno abbienti. Ha quel programma la minima possibilità di rimettere in sesto l’economia italiana? Di rilanciare la crescita (parola magica e assolutamente vuota in nome della quale si giustifica ogni assalto alle condizioni di vita di intere nazioni)? In un mondo percorso da continue turbolenze finanziarie e da una crescita evanescente, l’economia italiana non potrà mai raggiungere performances sufficienti a centrare obiettivi del genere».

E se invece così non fosse? Perché escludere che il Programma di Lacrime e Sangue che Bersani e company vorrebbero quanto prima ereditare dall’«insipiente e screditato» governo Berlusconi (e magari renderlo ancora più duro attraverso la copertura sindacale offerta dalla CGIL) possa essere efficace per il Paese, ossia per le sue classi dominanti? D’altra parte, che il cosiddetto Welfare all’italiana sia completamente da «riformare», cioè da liberare dalla gigantesca spesa pubblica improduttiva che pesa come un macigno sulla competitività sistemica del Bel Paese, lo si sa almeno dalla fine degli anni Settanta, vale a dire da quando gli effetti benefici del boom economico postbellico vennero a dissolversi definitivamente, anche in grazia della grave crisi economica internazionale apertasi all’inizio di quel decennio. Ma conoscere la magagna è una cosa, e fare le «riforme strutturali», una cosa del tutto diversa. Tutti i politici nostrani sono bravi «riformisti», con i governi degli altri…

Presentare finanziarie, «manovre» e programmi economici «alternativi» significa, per i lavoratori, per chi vive di salari e stipendi, consegnarsi senza reagire agli «Interessi Generali del Paese», i quali, da che capitalismo è capitalismo, hanno sempre coinciso con quelli di chi vive di profitti e di rendite: potrebbe essere altrimenti? Attendo una risposta dai teorici del Bene Comune.

Però, con quanto zelo Guido Viale si prodiga per salvare il Paese: altro che Berlusconi, il quale pensa solo alla Gnocca (come chi scrive, peraltro)! Forza Gnocca o Forza Bancarotta? Nicchio, titubo, pendolo… E poi dicono che uno si butta a destra!

Ci si dimentica, continua il bancarottista, «soprattutto, che un nesso tra la crisi economica e l’impossibilità di una crescita illimitata in un pianeta finito ci deve pur essere». Ci risiamo con il catastrofismo neomalthusiano! Il solo limite che il Capitale conosce, dai tempi del Capitale, insiste nel saggio di profitto. Come ho scritto altrove, la «decrescita», o lo sviluppo «ecosostenibile» (con annessa sostenibilità etica, ci mancherebbe!) del capitalismo non salveranno nemmeno la nostra anima.

Decrescita, Beni Comuni, Bancarotta (più o meno pilotata): davvero un programma politico coi fiocchi. Pare che le elezioni politiche siano vicine. Auguri!

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