ARMARE LA TESTA, NON LA MANO!

Dedicato a chi mi rimprovera di fare «troppa teoria» e «pochi fatti concreti».

Un punto di vista radicalmente critico sul mondo non manca mai di avere conseguenze pratiche (da L’Angelo Nero sfida il Dominio).

Mutatis mutandis

Ho vissuto i cosiddetti anni di piombo prima da adolescente “normalissimo” ma desideroso di un qualcosa che non riuscivo a mettere a fuoco (e non si trattava solo della Cosa lacaniana!), e poi da ragazzino «politicamente impegnato», un piccolo felice ed esaltato militante del «Movimento». In quel periodo ho capito, tra l’altro, che la violenza armata dei cosiddetti «comunisti» (in realtà puri e semplici stalinisti con la rivoltella, non tanto diversi per il resto dai vecchi militanti del PC di Togliatti) celava un abissale vuoto teorico e una totale mancanza di intelligenza politica. Mimare la “rivoluzione” e sapere cosa essa sia in realtà: tra le due cose corre un baratro concettuale che non pochi giovani hanno pensato – e pensano – di riempire con la coazione a ripetere della cieca violenza, la quale, da che mondo è mondo, serve unicamente gli interessi della classe dominante, o solo di una cosca di essa in lotta contro le altre. Ecco l’importanza di armare la propria testa di pensiero critico-radicale, prima di illudersi di poter passare, «qui e ora», alla «rivoluzione». Sulla critica della cieca violenza rimando anche a L’Angelo Nero sfida il Dominio.

A volte ritornano. E fanno andare di corpo!

Improvvisamente lo stalinista non pentito Oliviero Diliberto è tornato alla ribalta, dopo qualche anno di esistenza tenebrosa nel mondo dei trombati. Giornali e televisioni se lo contendono. Per fargli dire che cosa? Che non solo i «veri comunisti» non hanno niente a che fare con quelli che spaccano le vetrine delle banche e bruciano le macchine, ma che al movimento degli Indignati ieri è mancato «un servizio d’ordine come quello che una volta riusciva a garantire ai movimenti il Partito Comunista» (e la CGIL: una volta ne fece l’esperienza anche chi scrive!). Peggio del Black Block c’è solo lo stalinista che perde il pelo ma non il vizio. In effetti a volte viene voglia di non armare solo la testa…

Ossessione continua

Ieri Marco Pannella è stato duramente contestato dal Movimento Indignato. Due accuse in particolare hanno raggiunto il vegliardo: di essere un venduto e di essere un traditore. Venduto a chi? A Silvio, ovviamente. Traditore di cosa? Della comica aventiniana inscenata dai deputati dell’opposizione venerdì scorso, al momento del voto di fiducia. Fino a quando l’indignazione non si arma di coscienza critica essa rimarrà esposta ai giochetti politici di chi non si è «fatto comprare» dal capro espiatorio di turno e di chi non ha «tradito» la Sacra Causa Antiberlusconiana. Signori, morto un Papi se ne fa un altro, magari con il volto di Nichi Narrazione Vendola o di Antonio Manette Di Pietro! Vi sembra, questo, un grande progresso per l’umanità?

Il Nemico è il capitalismo tout court, non la Finanza

La Repubblica oggi scrive che i capi del Movimento Mondiale degli Indignati hanno riscosso un successo «sorprendente e insperato»: persino Obama e Mario Draghi (Benedetto XVI è stato omesso, forse perché non è nelle grazie del Partito Scalfariano) si sono complimentati per la riuscita dell’Evento. Il Presidente della Prima Potenza Imperialistica del pianeta ha detto che «questi ragazzi fanno bene a prendersela con i guasti provocati dal capitalismo finanziario». Forse i leader dell’Indignazione Mondiale sono stati felicemente sorpresi da questi autorevoli (e paternalistici) sostegni, ma modestamente chi scrivi non può condividere questo sentimento, se non altro perché non smette di ricordare a indignati e incazzati che non ha senso individuare nel solo «capitalismo finanziario» il responsabile della crisi, della miseria e dello sfruttamento. Soprattutto oggi, più che in passato, industria e finanza sono inestricabilmente intrecciate. Senza contare che è stata la prima a rendere possibile la seconda.
Chi vuole la merce ma contesta la speculazione finanziaria non sa quel che vuole e si lascia usare come massa di manovra nella guerra tra capitalisti (buoni imprenditori contro cattivi speculatori) e sistemi capitalistici (Europa, Stati Uniti, Cina, ecc.). Anche nel ’29 la classe dirigente mondiale individuò nella «demoniaca brama di profitti dei finanzieri» (ebrei, in primis!) la causa della catastrofe. E sappiamo com’è andata a finire. Ancora una volta: armare la testa! Magari per non essere costretti domani a puntare i fucili contro qualche «sporco tedesco» (o cinese, o americano, o…).

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