PER LA MADONNA!

Tutto si può dire di Antonio Socci, soprattutto in peggio; ma di certo non gli si può negare una certa coerenza «teologica», che non di rado smotta nella più crassa stupidità. D’altra parte, Tertulliano suggeriva di credere più fortemente proprio quando tutto, tra terra e cielo, sembra negare l’esistenza di Dio, e la Fede somiglia come una goccia d’acqua alla cieca irragionevolezza. Cieca, come la «bomba d’acqua» che ha devastato Marassi.

Ma veniamo al Nostro zelante devoto della Madonna di Medjugorje. Su Il Giornale di oggi egli ha scritto che, come dimostra la millenaria storia italica, dinanzi alla catastrofe naturale non rimane che raccogliersi in chiese e pregare la Madonna. Amen! Sperando che non abbia nient’altro di meglio da fare e ci presti orecchio, aggiungo io. Di primo acchito verrebbe voglia di randellarlo a sangue con la nuda croce di cristo (per non danneggiare l’eventuale artistico manufatto che ne riproduce il Sacro Corpo); ma essendo io un «materialista storico», e non un ateo, ho resistito alla sana tentazione e mi sono fatto prendere dal solito sospetto critico: «e se dietro quell’idiozia ci fosse del vero?»

E difatti c’è molto di vero! Essa ci parla, infatti, dell’impotenza degli individui, non nei confronti della natura, che essi hanno imparato a dominare in lungo e in largo nel corso dei secoli (e la tecnologia atomica è lì a testimoniarlo nel modo più evidente e inquietante), ma in relazione a potenze sociali che sfuggono al loro razionale controllo, nonostante siano il prodotto della loro prassi, peraltro sempre più sussunta al calcolo scientifico.
Mettere in sicurezza interi territori costa molto e dà risultati economici, quando li dà, molto dilazionati nel tempo. Nella società che fa del massimo e immediato profitto il movente dell’intera prassi sociale, si comprende bene come la spesa pubblica orientata alla cura e alla manutenzione dei territori non sia precisamente al primo posto nell’agenda politica dei governanti, nazionali e locali. Soprattutto in tempi di crisi del debito sovrano come quelli che viviamo.

Per questo suona oltremodo cinica la litania che puntualmente si ripete dopo ogni catastrofe: «Queste cose non dovrebbero accadere!» E perché no? Come altrettanto odiosa appare la ricerca del capro espiatorio di turno da dare in pasto all’opinione pubblica inferocita. Piove, governo ladro!

Genova. 7 Ottobre 1970

Come sempre, l’evento eccezionale mette a nudo la radice disumana della normalità: dinanzi al calcolo economico l’uomo è una variabile dipendente, molto spesso sacrificabile nel nome della sostenibilità sistemica. La fangosa violenza che abbiamo visto in questi giorni in televisione rinvia direttamente alla violenza «strutturale» di questa società, la quale mentre è capace di imbrigliare la mostruosa potenza dell’atomo, mostra tutta la sua impotenza dinanzi alle totalitarie esigenze dell’economia.

La Madonna forse non ci salverà dalla prossima «catastrofe naturale», sicura come la «dolorosa e indignata costernazione» del Presidentissimo della Repubblica; ma almeno conforterà qualche anima in subbuglio. Bisogna accontentarsi delle piccole cose… Amen!

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