L’AUTORITARISMO CORRE SUL WEB. Cosentino e dintorni

 

Il perfido volto del Male

Leggo dal Blog di controlacrisi.org quanto segue:

«OGGI COSENTINO È SALVO, MENTRE UN OPERAIO SI È UCCISO PERCHÉ ERA DISOCCUPATO.
Uno potrebbe dire che queste due notizie non hanno un legame diretto. Invece il legame c’è eccome. Abbiamo un parlamento che salva personaggi del calibro di Cosentino e non muove un dito contro la tragedia prodotta dalla crisi del capitalismo: la disoccupazione, perché c’è sempre prima il “rigore”. Oggi segnaliamo di nuovo il fatto che in questo Paese c’è chi muore sul lavoro, o si uccide perché il lavoro non ce l’ha. Queste morti (come la morte dei coniugi Di Salvo) non vanno taciute, esse sono il parametro del livello dell’ingiustizia sociale che vive questo Paese. Oggi un uomo di 45 anni, disoccupato dal mese di settembre, si è tolto la vita a Zanè (Vicenza) sparandosi alla testa con una pistola. L’azienda metalmeccanica dove lavorava fino a 4 mesi fa aveva ridotto il personale a causa della crisi, lasciando a casa buona parte del personale, tra cui il 45enne. L’ex operaio sarebbe caduto per questo in una crisi depressiva: la disoccupazione e il disagio psicologico avrebbero creato un mix di sofferenza che l’ha portato al suicidio. L’uomo viveva con l’anziana madre. È stata la donna, 84 anni, a scoprire stamane il cadavere del figlio».

Mabuse è sempre dietro l’angolo

È vero, tra il salvataggio “castale” dell’onorevole Cosentino e le disgrazie della classe che vive di salario c’è un nesso forte e profondo. Ma non nel senso proposto dal Blog citato, piuttosto nel senso opposto. Fino a quando i lavoratori e tutti i ceti sociali declassati dalla crisi si faranno delle illusioni intorno al Parlamento, alla Democrazia, allo Stato, alla Costituzione (a partire dal famigerato Art. 1, il quale sancisce sul piano giuridico, politico e ideologico il fondamento della società capitalistica: lo sfruttamento del «capitale umano»), essi vivranno in una perenne e sempre più disumana condizione sociale. Aspettarsi la «giustizia sociale» dagli organi preposti, con assoluta Legittimità, con pieno Diritto, alla difesa dello status quo e alla promozione del rapporto sociale capitalistico in ogni anfratto dello spazio sociale (a iniziare dai corpi degli individui), significa capitolare ancor prima di lottare. Aspettarsi la «Giustizia Sociale» dalla società che non può fare a meno di produrre ogni sorta di ingiustizia, significa prestare il fianco a ogni genere di demagogia populista. Sarebbe forse cambiato un atomo nell’esistenza materiale della gente, se il Parlamento avesse mandato in galera il «Camorrista» Cosentino? No, è ovvio. Certo, sarebbe cambiato qualcosa nella loro percezione di individui disumanizzati e, soprattutto, privi di coscienza; ma proprio nella soddisfazione forcaiola della povera gente si manifesta la loro indigenza sociale (che non è un concetto meramente economico) e la loro tragica impotenza politico-sociale.

Che onesta eleganza!

La marcia dell’Autoritarismo2.0 trova alimento nel risentimento (o «indignazione», per usare un termine alla moda) incosciente degli ultimi e di coloro che in qualche modo avvertono il disagio di vivere in una società altamente disumana. L’idea che l’Onestà sia il criterio giusto per selezionare la classe politica, implica l’accettazione dello status quo, il quale genera sempre di nuovo le condizioni esistenziali (sociali) che non ci permettono di essere uomini, con o senza Onestà al Potere.
Contro gli effetti della crisi del capitalismo bisogna mobilitare la forza e la coscienza dei lavoratori (due lati della stessa medaglia), abbandonando i feticci politico-ideologici che ci vengono inculcati dalla nascita, e che quindi assimiliamo alla stregua di cose naturali. Se da questa crisi economica può venire qualcosa di utile alle classi dominate, è un acquisto di consapevolezza critica, e non è certo ingrassando i luogocomunismi giustizialisti che si collabora a questa feconda possibilità.

Il Camorrista che vendeva la morte ai poveri disagiati sociali

Sulle colonne del Fascio Quotidiano l’onorevole Furio Colombo ha severamente stigmatizzato il comportamento dei Radicali, rei di aver salvato il «casalese» Cosentino: «Il caso Tortora è stato un’altra cosa!» Nient’affatto: è stata la stessa cosa! Forcaiolismo allo stato brado, invidia sociale, demagogia venduta e comprata come il pane. Dico di più: a giudicare dalla montante ondata giustizialista elettronica, il bravo presentatore forse se la sarebbe vista ancora più brutta, se il suo kafkiano caso fosse deflagrato in questi internettiani tempi. I giudici e i politici, infatti, avrebbero dovuto fare i conti anche con il potente giustizialismo che corre sul Web. E questo la dice lunga sul Fascismo2.0.

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