MAYDAY, MAYDAY!

È dunque ufficiale: si è trattato di «errore umano». Anzi: di un «errore di giudizio», per riprendere la nota ufficiale diffusa ieri dalla Costa Crociere, con la quale la prestigiosa Compagnia di navigazione abbandona al suo triste destino l’ex Capitano della Concordia, e prepara la sua strategia di difesa davanti ai magistrati e all’opinione pubblica internazionale. Non intendo qui svolgere una difesa d’ufficio di Francesco Schettino, anche perché sento il peso di un certo “conflitto di interessi”, alla luce della mia qualifica di ufficiale della Marina Mercantile, sebbene attualmente «in sonno».

I Nuovi Mostri 2.0

Piuttosto propongo di smettere per un istante di sparare sulla Croce Rossa, e di ragionare intorno a questo quesito: ha senso parlare di «errore umano» quando entrano in gioco grandezze smisurate? Grandi dimensioni, grandi velocità, grandi altezze, alte temperature; si tratti di una nave, di un’automobile, di un treno, di un aereo, di una fabbrica. La stupidità non è forse una qualità “umana”? E la vanteria? E come la mettiamo con la sicumera, la spavalderia, il panico, la paura, l’angoscia? «Con quale faccia adesso mi presento alla famiglia, agli amici, ai colleghi di lavoro, al mondo intero? Che devo fare? Restare? Scappare?» Per cancellare un errore a volte ne commettiamo altri cento, uno più grave dell’altro. Come accade a volte ai bambini, quando cercano di correggere un errore di scrittura: correzione su correzione, e alla fine si strappa il foglio, ormai ridotto a un’incomprensibile macchia d’inchiostro.

Balliamo allegramente sul Titanic! Nessuno lancia il Mayday!

La domanda è: possiamo permetterci il lusso di queste “debolezze umane” quando dalla nostra capacità di calcolo dipendono vite umane e ingenti capitali? No, è chiaro. D’altra parte, la magagna “umana” è sempre in agguato, e ci si dovrebbe piuttosto stupire del fatto che la catastrofe, tutto sommato, è un evento abbastanza infrequente. Se ci si appisola dondolati da un cavallo, mentre lo cavalchiamo, la cosa più brutta che ci può capitare è cadere a terra, e venir subissati dalle risate degli astanti. «Guarda quello: si è addormentato su un cavallo!» Quattro allegre risate da parte di tutti, e l’incidente è chiuso. Ma che succede quando ci si appisola in automobile, a 120 chilometri l’ora? O quando si guida un treno, si pilota un aereo, si manovra una nave, si controlla una caldaia o un pannello elettrico? La catastrofe è sempre imminente, è, come si dice, nelle cose. Gestiamo attività, anche immateriali, dalle mostruose dimensioni, il cui meccanismo per l’essenziale ci è ignoto, e la cui funzione è orientata nel solito senso: il profitto. Non a caso si parla di Industria del Divertimento. Credere che questo sia un dettaglio, almeno per l’evento in questione, è sbagliato. Catastroficamente sbagliato, perché non permette di cogliere il messaggio in codice che i fatti ci trasmettano. Mayday, Mayday!

Godi, giustizialista, godi!

Propongo di ritornare al cavallo, alla barca a remi e alla penna stilografica? Naturalmente no, perché il passatismo mi è indigesto almeno quanto l’apologia del Progresso sotto la Civiltà del Capitale. Piuttosto invito a riflettere su come la disumanità delle cose incida anche sul più piccolo abbassamento di guardia da parte degli individui, che la società vuole responsabili e ligi al dovere, nello stesso momento in cui ne titilla l’orgoglio con promesse di successo che sembrano l’aria pneumatica che gonfia gli eroi di plastica. Ecco Superman! Ecco Spiderman! Poi, basta una piccola spilla, trovatasi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato (quando si dice la sfortuna!), e bum! La catastrofe è servita. Nella dimensione disumana il peggio e l’imprevedibile sono sempre possibili, anzi imminenti, sempre in agguato, come i mostri che torturano le notti di Schettino, diventato egli stesso un Mostro, e la metafora del fallimento. Di chi? Di che cosa?

Leggo dal Manifesto di oggi: «Ricorre il secondo anniversario del terremoto di Haiti. Nella prima settimana arrivarono, al resort di Labadee, a centotrenta chilometri da Port-au-Prince, epicentro del disastro, quattro grandi navi tipo Concordia; ognuna portava in giro per i Caraibi tremila gitanti, ognuno dei quali aveva diritto alla sua razione di divertimento; aveva pagato per questo. Le navi avrebbero potuto offrire un sollievo a centomila terremotati; ma disgraziatamente essi non avevano prenotato» (G. Ragozzino, Gita al Giglio). Ma cosa devo pensare, che la Giustizia Divina, o «Proletaria», ha voluto prendersi la sua rivincita sulle acque del Giglio? Magari per ammonire le masse dal seguire le “malsane” abitudini dei ricchi? E già, l’industria del divertimento ultimamente si è piuttosto involgarita… Come quella culturale, d’altra parte. «Nel mare di follia galleggiano stupidità, incompetenza, vigliaccheria. Se è questa la cifra nazionale e non si prevede di cambiare e nessuno si batte per questo fine, per ritrovare impegno e moralità pubblica, allora hanno davvero ragione quelli che contano di andare in gita ad Alpha Centauri». Impegno e moralità pubblica? L’indifendibile capitano della Concordia mi sta già più simpatico! Indovinate chi spedirei, per un soggiorno definitivo, ad Alpha Centauri. Indovinato!

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2 thoughts on “MAYDAY, MAYDAY!

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