L’AVVOCATO DELLE CAUSE PERSE E L’EROE DEL GIORNO

Alcuni vecchi amici del Nautico della mia città mi hanno voluto comunicare il loro dissenso in merito al mio articolo di ieri (Mayday, Mayday!). «Bell’avvocato delle cause perse! Il Comandante De Falco, quello sì che ha le palle!» Evidentemente non mi sono spiegato bene, oppure il mio pane è troppo duro per denti avvezzi a masticare la poltiglia ammannita dai mass-media, notoriamente poco inclini a mettere in moto il cosiddetto spirito critico della gente.

NOSTRONZO II. L'avvocato delle cause perse.

Lungi dall’aver difeso qualcuno in particolare, mi sono limitato a condannare la società che rende possibile ogni sorta di catastrofica irrazionalità, e che ci mette nelle condizioni di trasformare il più stupido degli «errori umani» in un’immane tragedia. Assai spesso l’«errore umano» diventa disumano. Non inchiodo alle sue «responsabilità sociali» un individuo che respira disumanità fin dalla nascita e che opera in condizioni disumane. Una volta andava di moda dire che «il personale è politico»; in effetti il personale è sociale, e lo è più di quanto noi stessi sospettiamo. Io chiedo di inquadrare il comportamento di Schettino all’interno di questo quadro, non per assolverlo, ma per capire con che razza di società abbiamo a che fare. Come spesse volte scrivo, il Male è innanzitutto radicale, anche quando ama travestirsi con abiti banali.

L’eroe del giorno.

Se superiamo l’etica della responsabilità che la classe dominante, attraverso le sue molteplici e potenti istituzioni formative, ci inculca sin da bambini, conquistiamo un punto di vista che ci fa essere molto più indulgenti nei confronti degli individui, compresi quelli che la società giudica mostri o persone andate in avaria; e irriducibili avversari di questa stessa società.

Occorre superare i nostri pregiudizi etici e iniziare a ragionare in termini di sistema sociale, anche quando riflettiamo su comportamenti individuali la cui riprovazione ci appare del tutto scontata. E invece niente è scontato in questa dimensione esistenziale altamente irrazionale e assoggettata a mille incognite. Tutti siamo potenzialmente «Mostri» e «Socialmente Irresponsabili»! Gettare a cuor leggero, e con una malcelata soddisfazione (e qui l’invidia sociale ha il suo peso, non c’è niente da fare), l’ex Comandante della Concordia tra i relitti umani, significa spegnere la nostra capacità di critica, e affidarci come alghe alla corrente dominante.

Certo, il Comandante De Falco, l’eroe del giorno, «la voce del dovere», colui che incarna «l’Italia vera», e che in qualche modo ha fatto giustizia del vero italico carattere, il quale non avrebbe nulla a che fare col reietto Schettino; egli, dicevo, giustamente ci appare come il vincente, il simpatico, il socialmente responsabile. «Lui sì che ha le palle!» Indubbiamente. Dentro il Caos, De Falco ha incarnato il Principio d’Ordine. Nulla da eccepire. Ricordo solo che quest’Ordine ha una sostanza radicalmente disumana. Infatti, lo stesso Comandante che oggi ha salvato vite umane, domani, se la patria (anche quella Europea) lo esigesse, non avrebbe alcuna remora nel distruggere molte più vite di quante non ne abbia tratte in salvo in tutta la sua esistenza. In ossequio allo stesso disumano Principio. Ecco perché chiedo indulgenza e comprensione per le singole persone, e condanna senza attenuanti per una società che fa naufragare ogni barlume di umanità.

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6 thoughts on “L’AVVOCATO DELLE CAUSE PERSE E L’EROE DEL GIORNO

  1. La società è fatta di individui e gli individui possono cambiarla. De Falco è un militare, con tutto quello che l’istituzione totale comporta. Non è un eroe. E’ un militare che risponde al bisogno (primario?) di sicurezza di altri individui. Quello che pochi condannano nella società, molti condividono e appoggiano. De Falco, da militare, ucciderà “il nemico” perchè altri individui vogliono questo da lui. Perchè gli individui, anche chiusi dentro la società, hanno paura e quindi hanno “nemici”. Tant’è.

    • Infatti, non contesto oggi la legittima funzione che il Comandante De Falco assolve in tempo di “pace”, come non contesterei la sua supposta e altrettanto legittima funzione dispiegata in tempo di guerra. Io prendo molto sul serio la vigente società capitalistica, e per questo non condanno mai i singoli individui, siano essi Mostri o Eroi, ma, appunto, la dimensione sociale che crea gli uni e gli altri come facce della stessa medaglia. Nulla sarebbe più ridicolo e miserabile che il dividersi tra opposte tifoserie, come già sta avvenendo sul Web.
      Personalmente mi sforzo di illuminare il contesto sociale (a mio parere altamente disumano) all’interno del quale tutti noi agiamo, come guardie o come ladri, come carcerati o come carcerieri, come sfruttati o come sfruttatori, come onesti e disonesti, come coraggiosi e «socialmente responsabili» o come pavidi e menefreghisti. Dopotutto, la Croce Rossa Internazionale nacque per salvare vite umane durante i conflitti moderni, e ben presto divenne parte integrante del Sistema Bellico. Necessariamente, non per responsabilità di qualcuno. Questa maligna dialettica a mio avviso dice molto sulla radicalità del Male, il quale va ricercato nei vigenti rapporti sociali ostili all’uomo. Certo, la società è fatta di individui, ma essi sono socialmente preformati ancor prima di venire al mondo. Per dirla in termini esistenzialistici, siamo gettati in un mondo che non abbiamo scelto. Si tratta di vedere se questo mondo ci piace.
      A mio avviso non si tratta di cambiare questa società, ma di crearne una nuova, non perfetta, ma semplicemente umana, nella quale, ad esempio, il ricordo di crociere di massa a prezzi scontati faccia nascere questa domanda: «Ma davvero un tempo le persone si divertivano in quel modo? Roba dell’altro mondo!» Appunto.

  2. Pingback: LA GESTIONE DEL PANICO SOCIALE | Sebastiano Isaia

  3. Non riesco a guardare un “mostro” senza non provare compassione, senza non dirmi”potrei essere io al suo posto” Che tutto sia addebitabile al capitalismo la trovo però una fisima. Io trovo un immenso piacere a leggerti, Isaia, e mi felicito di imparare sempre qualcosa da te. Anche questo non piccolo beneficio è parte del capitalismo. Un caro saluto

    • Fai bene a porre la relazione fra il «non piccolo beneficio» che la lettura dei miei modesti post ti arreca e il Capitalismo. Infatti, la mia tesi è che tutto, compreso ciò che troppo spesso riconduciamo a una «natura umana» declinata in termini metafisici, si dà attraverso la mediazione dei rapporti sociali. Di qui la necessità, per l’utopista che scrive, di umanizzare questi rapporti, oggi completamente impigliati negli scogli del Dominio. Ma di questo abbiamo altre volte piacevolmente discusso.
      Ti ringrazio per la sempre cortese attenzione, ti auguro piacevoli vacanze e ti saluto.

    • Caro Giovanni

      Esposta così come fai tu in effetti fa un po’ sorridere. Somiglia al “piove, governo ladro”.

      Io però provo a riflettere su me stesso così come sono inserito in un framework sociale il cui scopo supremo è la valorizzazione del capitale, e comincio ad intendere da cosa ho appreso “come desiderare” ancor prima di “cosa”. Da qui riesco ad ottenere i complessi passaggi intermedi tra Schettino e il capitalismo che Sebastiano lascia forse sottintesi.

      Resta però ancora valida e pressante una domanda che lancia un insperato salvagente al mio precarissimo libero arbitrio: ma chi è che la “fa” questa cornice sociale?

      Risponde Gesù Cristo: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. A cui la psicoanalisi aggiunge un’elegante piroetta: “Prego: perché non sanno DI SAPERE quello che fanno”.

      Ecco: esattamente qui comincia l’avventura del mio pensiero che guarda al mondo come se la fine di quest’ultimo fosse già avvenuta ma solo pochi tra quelli che mi stanno attorno se ne sono accorti.

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