UN MATERIALISMO INTRISO DI SPIRITO…

Oggi sono in vena di “socializzazione” – in mancanza di socialismo… Di che si tratta questa volta? Ecco cosa mi scriveva, qualche settimana fa, un cortese lettore del mio post sull’ultimo libro di Tremonti:

«Caro Isaia, mi trovo qui per caso a fare la sua conoscenza e avendo letto recentemente La paura e la speranza di Tremonti del 2008, ho trovato che la sua concettualizzazione del sistema politico-economico globale nel quale ci troviamo immersi nella parola “mercatismo”, è illuminante, idonea cioè a pensare oggi orientamenti e decisioni politiche efficaci. Intuisco che la sua devozione a Karl Marx e al materialismo dialettico la porti a discostarsi dalle prospettive “spiritualistiche” delineate in quel libro e a sputargli in faccia il suo disprezzo, tuttavia superando il fastidio che queste sue espressioni acritiche ed intolleranti mi suscitano, le chiedo se su questo punto di analisi storico-economica Lei possa convenire. Con simpatia».

Segue la firma, che qui penso sia meglio omettere. Ed ecco la mia risposta:

Carissimo, Intanto mi scuso per il ritardo con il quale le rispondo, e la ringrazio per l’attenzione. Adesso desidero solo comunicarle che, nonostante mi discosti abissalmente dalle «prospettive “spiritualistiche”» di Tremonti, il mio atteggiamento in generale è alieno da quel disprezzo ideologico da lei, a mio avviso del tutto infondatamente, prospettato. Proprio perché «devoto a Marx» (a proposito: la definizione che mi qualifica politicamente e dottrinalmente non è del sottoscritto, il quale, a scanso di equivoci, evita di proclamarsi “marxista”), sono lungi dall’atteggiamento ateo tipico del radicalismo borghese, il quale riduce il bisogno religioso a mera ignoranza. Su questo punto condivido la critica dell’illuminismo formulata da Hegel nella Fenomenologia dello Spirito. La frase marxiana della religione come oppio dei popoli è stata gravemente fraintesa e volgarizzata, soprattutto dai suoi epigoni, primi fra tutti quelli di scuola diamatica, ossia sovietica – ecco spiegato il motivo della mia professione non marxista: muoia il nome della cosa, viva il concetto!

Nei miei scritti, ad esempio nel mio modesto saggio di filosofia politica L’Angelo Nero, troverà la prova del mio interessamento per il «fatto religioso», a iniziare dalle interessanti elaborazioni teologiche di Benedetto XVI, il filosofo di riferimento di Tremonti. Una delle mie letture preferite è l’Antico Testamento, non perché vi senta l’eco della Parola di Dio, né a cagione del mio cognome – scherzo! –, bensì perché vi vedo la straordinaria prassi sociale dell’uomo: la sua storia, le sue speranze, le sue angosce, la sua economia, e via discorrendo. Trovo la religione, in generale, una delle più eccezionali produzioni umane. Adesso sto studiando Le età del mondo di F. Schelling, un testo che come sa è interamente e profondamente intriso di spirito religioso.

Ce n’è per tutti i gusti!

Insomma, proprio in quanto «materialista dialettico» lo Spirito – del non-ancora-uomo che anela all’umanità – è il mio pane quotidiano. E difatti, più che contro la «spiritualità», comunque essa trovi il modo di manifestarsi (le vie della Speranza sono infinite, proprio come quelle del Dominio!), la punta della mia critica è rivolta contro lo scientismo, la religione dei tempi moderni, ossia contro l’ideologia che vuole ridurre tutto, a cominciare dall’amore e dal pensiero, a mero processo naturale: fisico, chimico, biologico. La sua pretesa di voler provare in laboratorio la non esistenza di Dio la dice lunga sulla sua eccezionale carica antiumana. Per dirla con il Marx di Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, lo scientismo vuole «strappare dalla catena i fiori immaginari», perché «l’uomo porti la catena spoglia e sconfortante».

Per me, invece, si tratta di gettare via la catena, e «di cogliere i fiori vivi». La critica della Scienza – borghese – come formidabile strumento di dominio materiale e spirituale degli individui è al centro della mia riflessione “filosofica” e politica. Mi scuso per la difesa d’ufficio del «punto di vista umano», e le rinnovo i miei ringraziamenti.

Per approfondimenti sulla mia critica di La Paura e la speranza di Tremonti vedi Il Dominio e la speranza.

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