BENE LA TEORIA. MA LA PRASSI?

Il criticone! E la prassi?

Diverse persone che hanno la bontà di leggere i miei modesti post dicono: «Bene la teoria, ma la prassi?» Qualcuno, dopo aver formulato questa implicita critica, “tagga” su FB le foto di onesti servitori dello Stato (tipo Falcone e Borsellino) rivendicandone, legittimamente, la battaglia legalitaria. Ma “la mia teoria” che c’entra con tutto ciò?

Altri, che formulano la stessa obiezione, pubblicano post che esaltano «la teoria e la prassi» di Mao, o di Che Guevara, o di Castro. Ancora una volta: che c’entra la mia cosiddetta teoria con questa più che legittima rivendicazione teorica e politica del maoismo ecc., che ovviamente non condivido e che anzi combatto ormai da svariati decenni? Nulla di nulla.

Altri ancora concordano con la mia “teoria anticapitalistica”, salvo poi praticare il tanto modaiolo benecomunismo: «Acqua Bene Comune! Ambiente Bene Comune! General Intellect Bene Comune!» Un modo fin troppo “dialettico” di coniugare «teoria e prassi». Comunque troppo “dialettico” per le mie scarse capacità intellettuali. Insomma, siamo sicuri che si tratti, da parte mia, solo di un difetto di “prassi”? O non mi sono spiegato bene, o i miei critici non hanno compreso la mia “teoria”, ovvero essi non mi prendono sul serio. La terza ipotesi mi sembra quella più verosimile.

Ebbene, io non sono né un intellettuale (purtroppo non campo di intelletto: il mio capitale disumano è assai vile!), né una sorta di grillo parlante «critico-radicale», il quale si appaga delle altrui contraddizioni e insufficienze. Io voglio fare della mia “teoria” una prassi, e cerco, per dirla in termini teologici, persone sensibili alla mia chiamata. «Vasto programma, Isaia!» Non c’è dubbio. Ma non è anch’essa una prassi più che legittima? O mi devo necessariamente inchinare dinanzi alla potenza feticistica dei numeri? Il «salto dialettico» della quantità in qualità vige solo in natura, mentre nella società una moltitudine sterminata ma priva di coscienza non può che riprodurre la cattiva condizione sociale del Dominio.

Su questo punto Freud, Reich (Psicologia di massa del fascismo) e Adorno hanno scritto cose assai interessanti. I numeri di una piazza, per quanto ribollente e colorata, presso di me non sortiscono alcun effetto intimidatorio, perché la verità che mi interessa non sta nella quantità, né nell’esibizione estetica (bandire rosse!) o muscolare – Black Bloc e fascistoidi similari, con o senza falce e manganello. Le masse che si radunano sulla base di una convocazione politicamente reazionaria (esempio: difesa della Costituzione, lotta contro la corruzione e l’illegalità, ecc.) non hanno ragione. Il loro disagio sociale va certo indagato e spiegato, ma le sue ricadute ideologiche e politiche vanno criticate senza peli populistici sulla lingua. «Servire il popolo» è da sempre un mantra demagogico che non ha creato un solo grammo di «Coscienza di classe». D’altra parte, non devo presentarmi alle prossime scadenze elettorali…

Come altre volte ho scritto, la prassi è la continuazione della teoria con altri mezzi, e viceversa. La prassi è la forma trasformata della teoria, e viceversa. Tra l’una e l’altra non insiste un rapporto di identità, ma di inscindibile unità dialettica. Bisogna prendere molto sul serio questo fondamentale concetto, il quale, nella sua semplice essenzialità, non è solo esteticamente bello, ma è soprattutto pieno, in modo davvero esuberante, di potenzialità critiche e sociali che aspettano solo di venir scoperte ed esperite. Il mio piccolissimo contributo “teorico” – che, contro tutte le apparenze, è politico all’ennesima potenza – intende muoversi in questa direzione. Che sia un’impresa temeraria è cosa che so da sempre!

6 pensieri su “BENE LA TEORIA. MA LA PRASSI?

  1. Chi ti rivolge quella domanda è comunque in malafede, conscia o inconscia (sì, è proprio perché sono d’accordo con Freud sul fatto che ognuno è responsabile persino dei suoi sogni che sono convinto della possibilità dialettica di una malafede inconscia).
    Mi sembra infatti banale trovarmi qui ad affermare un’ovvietà del tipo: chi decide di scendere in piazza in difesa della Costituzione, della legalità o del diritto di essere sfruttato sul lavoro lo fa sulla base di una precisa valutazione politica e quindi su una solida base teorica.
    Se poi uno/a sente invece preso/a per mano, come in sogno, dall’entusiasmo moltitudinario, questo significa che ha parcheggiato la coscienza in zona rimozione.
    In tal caso bisognerebbe rispondergli con l’evangelista più che con l’austriaco:

    “Padre, perdonali; perché non sanno DI SAPERE quello che fanno!” (Luca 23:34 – modificato).

    • Certamente, la teoria – più o meno consapevole – come momento “fenomenologico” della prassi. Anche la teoria va dunque sorpresa alle spalle? Persino da un punto di vista freudiano (diciamo “posizionale”) la questione m’intriga notevolmente… Ciao!

      • Soprattutto la teoria! Quasi sempre non si accorge che di dietro ha il vestito più corto e le si può sbirciare sotto la gonna. Non è raro sorprenderla senza biancheria intima…

      • E mia madre è ancora lì a chiedermi: «Che ci troverai poi, in questa philosophia?» Ma se lo dice la parola stessa! Mammina, penetrazione intima della Cosa ti dice qualcosina? Se non avesse una certa età, la manderei a scuola da te!

  2. Spero di non rientrare in nessuna delle categorie da te menzionate :), io seguo gli avvenimenti sul territorio anche quelli legati al benecomunismo, ma anche in quel caso sono sempre critica sia per quanto riguarda la sua prassi che la teoria… 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...