LA “PAZZA IDEA” DI SILVIO E LA GUERRA IN EUROPA

La «pazza idea» di Berlusconi non poteva cadere su un terreno migliore: l’ennesimo «venerdì nero», non solo in termini di caduta dei valori borsistici in tutte le piazze finanziarie del pianeta (salvo quelle basate a Oriente, peraltro rivitalizzate dal recente accordo tra Tokyo e Pechino in materia di libero scambio e di uso delle rispettive divise nazionali nelle transazioni economiche fra i due paesi, con le immaginabili negative ripercussioni sul dollaro e sull’euro); ma soprattutto in riferimento alla cosiddetta «economia reale».

Dagli Stati Uniti al Vecchio Continente il cavallo dell’accumulazione capitalistica arranca, boccheggia, sbava e dà dolorosissimi calci in quel posto a centinaia di migliaia di lavoratori. La disoccupazione cresce in tutto l’Occidente, anche se è solo nell’Eurozona (a eccezione della Germania) che essa cresce in termini assoluti. In questo fosco quadro la dichiarazione berlusconiana di ieri amplifica la sua pregnanza politica, nonostante gli avversari ne abbiano immediatamente messo in discussione il valore economico e politico ricorrendo alle solite invettive: «dalla bocca di Berlusconi non può venire fuori nulla di serio».

Ma l’ex Cavaliere Nero non se n’è dato per inteso, anche perché le sue parole non sono quasi mai dirette agli attori del «teatrino della politica», ma al «popolo». E il «popolo», in Grecia come in Italia, in Spagna come in Francia, oggi è arrabbiato con «la Germania della Merkel», accusata di ogni nequizia. Certo, oltre che con il «populismo», la «pazza idea» di Silvio si spiega anche con il regolamento di conti che lui sente di dover chiudere con la Cancelliera di ferro, protagonista di risatine che ancora ai suoi occhi gridano vendetta. Dopo l’arrogante Sarkozy lo sciupafemmine di Arcore vuole vedere rotolare nella polvere dell’insuccesso politico anche colei il cui fondoschiena è un affronto alla libido. Ipse dixit, sia chiaro.

Ciò che più mi ha colpito della dichiarazione di Berlusconi non è tanto la proposta «che la Banca d’Italia stampi euro oppure stampi la nostra moneta», né la richiesta di un mutamento di funzione della BCE, tale da farla «diventare il garante di ultima istanza del debito pubblico» (europeo), ovvero l’incitamento al governo italiano a contrattare a muso duro con la Germania le condizioni della nostra permanenza nell’eurozona, minacciando di «avere la forza di dire ‘ciao ciao euro’ e cioè uscire dall’euro restando nella Ue», tutte idee che ormai da anni circolano nel dibattito pubblico europeo. Detto per inciso, il mutamento di funzione della BCE, che fonda i discorsi intorno all’urgenza di emettere Eurobond e project bond, presuppone la cristallizzazione di una Sovranità politico-istituzionale nel cui seno il peso specifico della Germania sarebbe assai notevole, per ovvi (sistemici) motivi – che, detto en passant, gli Stati Uniti, la Francia e l’Inghilterra guardano da sempre come il fumo negli occhi.

No, la frase berlusconiana a mio avviso di gran lunga più interessante, per il suo valore sintomatico che va oltre le stesse intenzioni dell’ex premier, è questa: «dire alla Germania di uscire lei dall’euro se non è d’accordo». Più che una minaccia – l’Italia oggi non è in grado di minacciare nessuno! –, sembra un suggerimento non richiesto a una corrente di opinione che in Germania si fa di giorno in giorno più forte.

Vedi Scenari prossimi venturi.

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