MORIRE PER L’EURO O PER LA DRACMA?

Il pratico è un uomo abituato alla quotidianità, al modo in cui le cose funzionano di solito. Ma quando le cose non vanno, allora c’è bisogno del pensatore, dell’uomo che possiede una qualche dottrina sul perché le cose solitamente funzionano. È ingiusto suonare il violino mentre Roma brucia, ma è del tutto legittimo studiare la teoria dell’idraulica, mentre Roma brucia (Chesterton, Sull’ideale, cit. tratta da Jacob Taubes, In divergente accordo. Scritti su Carl Schmitt).

Oggi in Grecia la Moltitudine è chiamata a decidere se desidera versare lacrime e sangue per conto della famigerata Troika transnazionale piuttosto che per la miserabile classe dirigente nazionale; se vuole continuare a sopravvivere sotto l’Euro o sotto la Dracma, se è preferibile il dominio sociale capitalistico espresso in una moneta sovranazionale piuttosto che in una nazionale, se le conviene nuotare nel mare agitato di un Capitalismo competitivo (modello tedesco o modello anglosassone: scegliere, prego!), ovvero galleggiare in un Capitalismo assistito dal Leviatano – che poi presenta i conti dei pasti ritenuti, a torto, gratuiti. Ecco in che cosa si risolve la prassi democratica: i dominanti chiedono ai dominati in quale forma essi desiderano venir sfruttati, comandati e, a volte, mandati al macello. Oggi la lana, domani la carne.

Per mettere in riga gli ellenici la teologia politica tedesca ricorda che «Se c’è una punizione deve esserci anche una colpa». Vero. Si tratta di dare un nome a questa Colpa.

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