SOVRANISMO ECONOMICO E PROTEZIONISMO: LA GUERRA È SERVITA!

«Il materialismo storico ci insegna che non esiste un processo oggettivo in termini assoluti, come pure non esiste una decisione politica in termini assoluti». Così parlò Emiliano Brancaccio, nel corso della sua interessante intervista rilasciata ieri a Tonino Bucci.

Leggendo questa acuta e ortodossa riflessione ho pensato: «ecco finalmente uno che, da materialista storico, e forse perfino dialettico, alla fine dell’analisi sull’odierna guerra sistemica europea proporrà l’aut-aut politico nei corretti termini, ossia come alternativa tra il sostegno al Capitalismo e una lotta senza quartiere agli effetti della crisi, senza alcun riguardo per le sorti del proprio Paese. Finalmente uno che non sosterrà la metaforica alternativa intercapitalistica fra Euro e Dracma».

E invece mi sbagliavo, alla grande. Evidentemente l’occhio non si era posato sul titolo dell’intervista: Sinistra, occorre una strategia per uscire dall’euro. Dall’euro, non dal capitale. Che sbadato. E poi siamo realisti, non chiediamo l’impossibile! Vero è che qualcuno è diventato nel frattempo più realista del re di Prussia, ma sono tempi di turbolenza esistenziale, non solo economica, e la cosa, come si dice, ci può stare.

Come tutti i bravi keynesiani storico-dialettici che si rispettino, Brancaccio vuole salvare il Capitalismo, ma «da sinistra», e, ovviamente, per il bene dei lavoratori. E per lui la fuoriuscita «da sinistra» dalla crisi significa, essenzialmente, la riconquista della sovranità economica, a iniziare da quella monetaria, da parte dei paesi europei finanziariamente più inguaiati e più torchiati dal «rigorismo tedesco».

Brancaccio ha infatti criticato Syriza per non essere stata sufficientemente chiara su questo punto decisivo: «L’unico modo per rendere credibile la richiesta di rinegoziazione del memorandum doveva esser quello di ammettere l’ipotesi di una riconquista della sovranità monetaria del paese in caso di fallimento della trattativa. Ossia, una uscita dall’euro e al limite dal mercato unico europeo. Syriza ha invece scelto di escludere questa ipotesi». Un errore imperdonabile, per un convinto socialsovranista come ho scoperto essere  il Nostro.

Leggendo il resto dell’intervista (ad esempio questa perla “post-moderna”: «Si potrebbero recuperare i vecchi sistemi di limitazione della circolazione dei capitali e, al limite, delle merci, che sussistevano negli anni Cinquanta e che sono stati poi via via smantellati») ho pensato: «ma questo signore è un protezionista della più bell’acqua, e forse persino un po’ autarchico». Non mi sbagliavo, almeno sul protezionismo.

A sinistra sembra ancora prevalere un’avversione verso forme di limitazione della circolazione dei capitali e delle merci. Il protezionismo è considerato un pericolo, più che un’opportunità», argomenta l’intervistatore. Brancaccio stoppa comodamente la palla e tira in porta: «I rapporti della Commissione europea, da un paio d’anni a questa parte, segnalano che dallo scoppio della crisi in tutto il mondo sono aumentati i controlli sui movimenti di capitali e di merci. Più di 400 nuove misure protezionistiche tra il 2008 e il 2011 realizzate in Argentina, Usa, Brasile, Cina, Russia ed altri paesi. Che ci piaccia o meno, la storia è in movimento. Le sinistre devono decidere in fretta se intendono provare a governare i processi già in corso, o restare alla finestra a guardare un disastro gestito da altri».

Il movimento della storia prospettato dal nostro amico antiliberista somiglia fin troppo a una marcia militare. Dopo tutto, come dimostrano i due conflitti mondiali del XX secolo, la guerra guerreggiata non è che la continuazione della guerra economica con altri mezzi. Almeno questo dice a me il «materialismo storico». E mi suggerisce anche l’idea dell’intimo legame che si stabilì dopo il ’29 fra il keynesismo, nella sua duplice fenomenologia (“destrorsa”, in Italia e Germania, e “sinistrorsa” in Inghilterra e Stati Uniti), e la corsa al riarmo culminata nel bagno di sangue a tutti noto. Ma io non sono uno Scienziato Sociale, ed è quindi possibile che non afferri il reale significato del processo storico. Però da buon meridionale mi applico agli scongiuri.

Mentre «le sinistre decidono» il da farsi, chi può compri un biglietto aereo per la Svizzera. Sempre che rimanga neutrale in caso di guerra. Mettete al riparo i vostri capitali, oh voi che potete! Purtroppo chi scrive non può. Per mancanza di materia prima…

Chi invece ama le imprese ritenute impossibili, e vuole allontanarsi il più in fretta possibile dal punto di vista del Paese (che da sempre coincide con il punto di vista delle classi dominanti), deve attrezzarsi a sostenere una lunga battaglia teorica e politica contro il socialsovranismo (o statalismo), la versione di “sinistra” del dominio sociale capitalistico di questo scorcio di inizio secolo. Prima le classi dominate comprenderanno che non esiste una ricetta in grado di salvare, al contempo, capra e cavoli (il Capitalismo e le peraltro già sufficientemente disumane condizioni di esistenza dei salariati), e prima esse si metteranno sulla strada dell’autonomia di classe, la sola in grado di apprestare una reale e promettente strategia di difesa dagli attacchi concentrici del Capitale nazionale e internazionale. Scendere a patti col Dominio, assecondando il principio ultrareazionario del male minore, non ha mai evitato all’umanità il viaggio verso l’inferno. Occorre solo decidere se arrivarci da “sinistra” o da “destra”. Gran bella scelta, non c’è che dire.

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3 thoughts on “SOVRANISMO ECONOMICO E PROTEZIONISMO: LA GUERRA È SERVITA!

  1. Brancaccio esercita da un bel pezzo la critica al liberoscambismo di sinistra. a me quello che fa la sinistra non mi interessa a un pezzo, ma Brancaccio non è un sovranista di principio: dice che se nell’area euro non c’è modo di alleviare significativamente questa pena infinita, allora si esce. La vedo più come una posizione pragmatica che ideale. Peraltro è uno dei pochi che non nasconde che immediatamente dopo una eventuale uscita dal euro- e anche dalla CE a quel punto- bisognerà prendere una decisione sul debito sovrano: ripudio completo, audit ecc e la difficoltà di rifinanziarsi successiva.

    Oggi anche Berlusconi e forse Confindustria (oltre Grillo) sarebbero per uscire dall’ euro, ma sull’uscita dalla CE e sul debito avrebbero posizioni sicuramente altre, mentre penso che una decisione sul debito, di ripudio totale o parziale, ridarebbe coraggio politico a una umanità, quella italiana, che mi pare affetta da uno scoramento di cui non si vede il fondo

    Trovo che quando lo accusi di essere “più realista del re” hai ragione, ma un forte e adeguato orientamento metapolitico è, come sai e dici qui, tutto da costruire. Anch’io percepisco che scegliere ogni giorno tra le opzioni che il dominio ci pone innanzi rischia di confondere gli obbiettivi. Questo non vieta di proporre strade e soluzioni non che salvino il rapporto di dominio ma che al contrario evidenzino la totale frattura di interessi tra dominati e dominanti

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