NIENTE PACCHE SULLE SPALLE: LA SITUAZIONE È PESSIMA, ANCORCHÈ CONFUSA

Fischer – Guardi, mi verrebbe da dire in prima battuta che pensare con ottimismo è da criminali.
Adorno – Già!
Fischer – Pensiero e ottimismo sono due cose inconciliabili.
Adorno – Perfettamente d’accordo!
(Tratto da Theodor W. Adorno, Essere ottimisti è da criminali, a cura di Gabriele Frasca, L’ancora del Mediterraneo).

La tesi secondo la quale «il capitalismo è fallito» suona fin troppo stonata alle mie orecchie. Trovo questa tesi piattamente e inutilmente consolatoria, e soprattutto infondata sotto ogni rispetto, oltre che infeconda sul piano della teoria e forviante su quello della prassi.

Per molti filosofi, sociologi e analisti economici, non solo di “scuola marxista”, l’odierna crisi economica starebbe dimostrando il fallimento della vigente formazione storico-sociale basata sullo sfruttamento sempre più intenso – profondo – e scientifico di tutto ciò che esiste tra cielo e terra, a cominciare dal «capitale umano», naturalmente. È una tesi poco originale, che si ripete crisi devastante dopo crisi devastante. Ferdinand Fried intitolò La fine del capitalismo il suo celebre libro del 1932. Com’è noto, il Capitalismo non finì. E non finì nemmeno negli anni Settanta, nonostante il Club di Roma.

Per come la vedo io, le crisi economico-sociali, le guerre mondiali, gli stermini di massa, i disastri ecologici e la sempre più capillare disumanizzazione della nostra esistenza non sono che la manifestazione di quella «mostruosa vitalità» del Capitalismo di cui parlò una volta Marx.

Volgere “dialetticamente” la cosa, per dire che il Capitalismo vive in una dimensione di perenne fallimento mi sembra appunto un maldestro tentativo di mettere un po’ di zucchero ideologico su una pillola amarissima.

Fallita, e non certo ora, è piuttosto la promessa di emancipazione che il pensiero d’avanguardia del XVIII secolo affidò al pregresso economico e scientifico: il Capitalismo ha trionfato anche sulle speranze degli intellettuali illuministi e umanisti espressi dalla borghesia nella sua fase storicamente rivoluzionaria. «L’illuminismo, nel senso più ampio di pensiero in continuo progresso, ha perseguito da sempre l’obiettivo di togliere agli uomini la paura e di renderli padroni. Ma la terra interamente illuminata splende all’insegna di trionfale sventura … L’illuminismo al servizio del presente si trasforma nell’inganno totale delle masse (M. Horkheimer, T. W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo). Abbiamo imparato a dominare la natura, come da ultimo ha dimostrato Felix Baumgartner con la sua mostruosa caduta dal cielo, ma rimaniamo sempre più impigliati nella fitta rete di una prassi sociale che, per l’essenziale, non controlliamo. Certo, il muro del suono è stato superato in caduta libera; ma il muro del Dominio continua a crescere, fuori e dentro di noi, e diventa sempre più alto, quasi stratosferico. A quella paurosa altezza anche il gatto volante impallidisce. Intanto Adamo non smette di precipitare nel suo sempre meno confortevole abisso, che egli si compiace di creare con le proprie manine, giorno dopo giorno. Lo fa, ma non lo sa: maligna dialettica!

E fallita è, sempre di nuovo, la possibilità dell’emancipazione universale che pulsa sempre più forte proprio al centro del dominio sociale capitalistico. Parlo di fallimento nel senso che ciò che è in potenza non riesce ancora ad attualizzarsi, nonostante il futuro bussi con tremenda violenza in tutte le porte. Le porte tremano, qualcuna magari si crepa, ma rimangono tutte ben chiuse, a contenere un tempo ormai privo di storia. È la continuità del Dominio, la quale, simile a un terribile buco nero esistenziale, ingoia tempo umano.

La potenza, insomma, vive una condizione di tragica impotenza. Potrei fare mille esempi per sostenere questa tesi, tutti tratti dalla cronaca quotidiana.

Il Capitalismo è vincente, oggi più che mai, nonostante le crisi e grazie a esse, perché da sempre la crisi economica che non si rovescia in crisi sociale rivoluzionaria permette al Moloch di ritrovare il sentiero della profittabilità, magari dopo aver distrutto uomini e cose.

Altre volte ho scritto che la verità è rivoluzionaria in un senso molto preciso (insieme oggettivo e soggettivo), ossia che solo essa permette al pensiero critico-radicale di orientarsi nella giusta direzione. Ma per coglierla in tutta la sua dimensione e radicalità, il soggetto che vuole conquistare la prospettiva dell’emancipazione, il punto di vista umano, deve fissare la verità senza distoglierne mai lo sguardo, soprattutto quando ciò che gli si presenta dinanzi lo ripugna, gli fa orrore o semplicemente lo deprime, lo frustra. Proprio allora quel soggetto deve resistere alla tentazione psicologica della consolazione, che lo spinge irresistibilmente verso una concezione ideologica della realtà, la quale concima un terreno di false speranze.

Solo chi parla di “comunismo” e di “rivoluzione sociale” con leggerezza, magari solo per esibizionismo o per darsi coraggio, può permettersi il lusso dell’ottimismo quando tutto congiura contro la possibilità dell’emancipazione universale. Quando ad esempio Toni Negri parla delle «tristi passioni della scuola di Francoforte», e le contrappone il suo “postmodernismo forte”, egli mostra tutta l’inconsistenza teorica e pratica del suo isterico ottimismo “rivoluzionario”. Per l’intellettuale isterico il mondo è sempre “incinto” di (pseudo) rivoluzioni.

Occorre trovare la forza e gli argomenti nella verità, per quanto sgradevole possa essere il suo linguaggio, non in quell’ideologia che ci sussurra che, nonostante tutto, la talpa sta ben scavando. La talpa scava bensì con tanto zelo, ma proprio sotto i nostri piedi.

Oggi esistere “criticamente” è già una forzatura, quasi un’imperdonabile concessione all’«ottimismo della volontà».

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9 thoughts on “NIENTE PACCHE SULLE SPALLE: LA SITUAZIONE È PESSIMA, ANCORCHÈ CONFUSA

  1. Quello che hai scritto è difficile e tutto il pensiero che vi gira intorno è molto complesso. Diciamo che intanto il solo fatto di porsi dubbi e rifletterci su è positivo. Poi- sicuramente lo sai meglio di me – il capitalismo ins ede teorica è fallito nel momento stesso in cui è cominciato, contenendo i sè il seme delle sue contraddizioni e della sua decadenza. Certo altrettanto vera è la storia, che c’insegna che ad ogni crisi il capitalismo s’è rafforzato, e che le varie “fine del mondo” sono state puntualmente disattese.
    Ma è pur vero che ad oggi la globalizzazione è completa, in tutti i sensi. Ma prima di adesso vi è la possibilità – generazionale s’intende, non “d’emblèe” come vorrebbero certi pazzoidi isterici – di avere una reale coscienza di classe effettivamente internazionale.
    Comunque stolide peregrinazioni, aspettiamo i Maya il 21 dicembre: ci diranno loro cos’è meglio fare 😀

  2. Caro Isia, premettimi una parabola ed una domanda.
    Direi che il capitalismo è quella corriera sulla quale l’intera umanità è salita o cerca di salire. Ma ad un certo punto la corriera si ferma. Qualche meccanismo del motore ha smesso di funzionare: bisogna correre ai ricambi ed alle sostituzioni. Ci si accorge che il sovraccarico dei passeggeri è insostenibile. Dunque bisogna far scendere quelli che non sono in grado di pagare il biglietto al costo più elevato. Poi la corriera riparte. Poi….
    La corriera: cioè lo Stato. I passeggeri: cioè i capitalisti ed i lavoratori che salvo i casi estremi si configurano ormai in un meticciato prevalente. Per quelli che restano a piedi c’è solo da disperare?
    Un cordialissimo saluto
    Gianni Domenella

    • Per rimanere nella metafora: si potrebbe prendere tutti la corriera che porta là dove l’uomo in quanto uomo dei buoni filosofi possa sentirsi finalmente a casa. Dopo un lungo e fin troppo tortuoso giro, che a molti provoca la sartriana Nausea. Ti stai chiedendo il prezzo del passaggio? Legittimo! È parte della riflessione che propongo intorno alla possibilità della liberazione. Come sempre ti ringrazio per l’attenzione!

  3. Oggi esistere “criticamente” è già una forzatura…

    le categorie sono tutte sature
    difficile infilarsi fra l’ economia e la politica senza appartenervi

    bel post

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