I SINISTRI PRESENTIMENTI DI UN BRILLANTE ECONOMISTA

Come altre volte, mi occupo di Emiliano Brancaccio solo perché egli sostiene di aderire «alla tradizione del movimento dei lavoratori», e perché critica «la sinistra» italiana (ma anche quella europea) di essersene allontanata. Ciò mi permette di mettere in luce, con poco sforzo, il carattere ultrareazionario del «movimento dei lavoratori» cui fa riferimento «il brillante economista napoletano», secondo la definizione di Marco Berlinguer che lo ha intervistato per Pubblico. Se non fosse per questo, non starei qui a perdere tempo a criticare una posizione schiettamente protezionista e sovranista, e ipso facto apologetica del Capitalismo: non posso gettare una pietra su ogni reazionario che passa dalle mie parti! Anche perché le pietre si esaurirebbero subito.

Brancaccio propone politiche protezioniste e sovraniste, in linea con quanto accade in altre aree capitalistiche del pianeta (Cina, Russia, Stati Uniti, Brasile, Argentina), per superare la crisi economica, spezzare le reni alla Germania, la sola che oggi ha interesse, in Europa, a mantenere una politica liberoscambista, e per questa via mettere al riparo lo stesso progetto europeo, che rischia di evaporare al calore delle contraddizioni innescate da quell’ottuso liberoscambismo che fa, appunto, solo gli interessi della Germania.

«L’unica potenza che ancora resiste alla tentazione di introdurre controlli sui movimenti di capitali e di merci è proprio l’Unione europea», lamenta Brancaccio, sponsor di un’azione volta a vincere quella malsana resistenza. Nella misura in cui una politica protezionista si dà nelle cose, si apre la sinistra possibilità di un protezionismo «di destra»: di qui la necessità di un protezionismo di segno opposto, ossia «di sinistra». Questo il ragionamento del Nostro.

Non voglio entrare nel merito della ricetta economica proposta dal «brillante economista», e su alcuni aspetti (ad esempio sull’interesse tedesco a mantenere in piedi una prassi liberoscambista in Europa) la sua analisi del conflitto sistemico europeo, perché di questo si tratta, incrocia la mia. (Sulla dialettica liberismo-protezionismo rimando ai miei post “economici”. Ne cito solo due: Liberismo e protezionismo e Il sistema protezionistico ci salverà. Forse…).

D’altra parte, non volendo collaborare alla salvezza del Capitalismo: né di quello nazionale, né di quello sovranazionale (ammesso, ma non concesso, che si possa contrapporre l’uno all’altro senza porre mente alla natura internazionale del Capitale già alle sue origini); non essendo, dicevo, un patriota, né di “destra”, né di “centro” né di “sinistra”, non ho ricette alternative da mettere sul tavolo. Questo, ovviamente, non mi esime dal criticare nel merito le ricette altrui, come d’altra parte faccio dal 2008.

Qui però mi limito a porre la seguente domanda: può un «movimento operaio» sostenere, magari solo “tatticamente”, politiche, non importa se liberoscambiste o protezioniste, europeiste o sovraniste, volte a soccorrere il Capitalismo e a vincere la competizione capitalistica globale? E questa domanda ne chiama subito un’altra: è sufficiente mettere la feticistica e inflazionata parolina «sinistra» accanto al progetto più reazionario mai concepito prima dall’uomo per trasformarlo magicamente nel Sol dell’Avvenire? Alludo a un generico progetto, non alle ricette economiche di Brancaccio, beninteso. Ebbene, se con «sinistra» intendiamo riferirci alla tradizione del PCI da Togliatti a Occhetto, e alla CGIL da Di Vittorio alla Camusso la risposta è sì. Sulla scorta di quella «tradizione del movimento dei lavoratori» è più che legittimo collaborare alla salvezza del Sistema-Paese, e non a caso il PCI amava esibire, accanto alla pietosa retorica dell’«internazionalismo proletario» (leggi filosovietismo), il suo virile carattere nazionale. Di qui, tra l’altro, la politica di rigorosa Austerity praticata dall’onesto Berlinguer e dall’allora «migliorista» Napolitano. Che coerenza – detto senza un’ombra d’ironia –, Sire Giorgio!

Ecco perché quando «il brillante economista napoletano» paventa l’irruzione sulla scena sociale di «forze completamente estranee alla tradizione del movimento dei lavoratori» mi sento chiamato in causa. Da «sinistra»? Fate un po’ voi!

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6 thoughts on “I SINISTRI PRESENTIMENTI DI UN BRILLANTE ECONOMISTA

  1. Tralascio il modo approssimativo e becero in cui l’autore di questo articolo cerca di insinuare che Brancaccio sarebbe in fondo un “destro”. Il punto fondamentale è che questo articolo è una perfetta dimostrazione del fatto che molti oggi si affannano a criticare Brancaccio ma non si prendono la briga di leggerlo.

    La dimostrazione sta nel passaggio dedicato al PCI e a Enrico Berlinguer. L’autore di questo articolo attribuisce infatti a Berlinguer una responsabilità opposta a quella che gli attribuisce Brancaccio. Nel libro “L’austerità è di destra” Brancaccio chiarisce che Berlinguer e Napolitano sostennero l’austerity non certo in nome di un ipotetico, sovranista “salvataggio del sistema-paese” (come crede il disinformato autore di questo articolo), ma al contrario per disporsi alla piena integrazione del capitalismo nazionale negli assetti della nascente Europa dello SME. La questione quindi è esattamente opposta a come Isaia crede, e la cosa è avvalorata anche dal fatto che l’Unità si è subito affrettata a recensire criticamente il lavoro di Brancaccio:

    http://www.emilianobrancaccio.it/2012/04/30/il-rigore-di-monti-non-e-lausterita-di-enrico-berlinguer/

    Questa confusione chiarisce in primo luogo che Isaia non è in grado di discernere tra il PCI di Togliatti e quello di Berlinguer-Napolitano. Cosa grave: da uno che si ostina a contestare un critico dell’economia politica senza esserlo ci si aspetta almeno un po’ di conoscenza della storia politica. In secondo luogo la confusione di cui sopra evidenzia che chi oggi, come Isaia, si prende il lusso di non sporcarsi le mani nella definizione di un punto di vista del lavoro nella lotta tra liberoscambismo e protezionismo, alla fine, volente o nolente, fa il gioco del liberoscambismo di Napolitano e di Monti.

    • Sarò pure approssimativo e becero, come legittimamente sostiene il lettore, ma non sono uso a insinuare alcunché. Brancaccio, a mio modesto avviso, non è un “destro”, ma un “sinistro”, se per «sinistra» si intende la tradizione che fa riferimento al PCI, il quale avendo vinto a suo tempo sulle forze antistaliniste si è arrogato il diritto di scrivere la storia del “Movimento Operaio Italiano e Internazionale”. Ebbene, questa storia ci parla di un Partito che si chiama “Comunista”, ma che è borghese dalla testa ai piedi. All’ennesima potenza. Il filosovietismo di questo Partito conferma la sua natura ultrareazionaria, essendo il «socialismo reale» un reale capitalismo-imperialismo.
      La sostanziale continuità tra il PCI di Togliatti e il PCI di Berlinguer va dunque ricercata oltre le forme, al di là dei diversi modi di servire il Paese (ossia le classi dominanti, o solo fazioni di esse): un conto è servirlo, ad esempio, durante e dopo la seconda guerra mondiale, un altro negli anni Settanta e Ottanta. Mutando lo scenario interno e internazionale, deve necessariamente mutare la fenomenologia del Partito cosiddetto “Comunista”.
      Di Brancaccio conosco molti suoi articoli e il libro sull’Austerity scritto insieme a Passarella, e nelle mie critiche, che ognuno può ovviamente giudicare come crede, non ho mai ecceduto da questa conoscenza. Tracce della mia lettura del libro citato si trovano qui.
      Per quanto riguarda Berlinguer, apprezzato il fatto che il sottoscritto e Brancaccio hanno sull’Onesto Enrico opinioni affatto diverse, dalla critica che il lettore muove s’intuisce la sua posizione sovranista, che egli invece ricusa al duo Berlinguer Napolitano, forse rei, per il lettore, di aver svenduto il Paese al Capitale europeo. Forse. Se ho inteso male, mi scuso. Comunque sia, contrapporre il salvataggio del Paese alla politica di integrazione nell’Ue non ha, a mio avviso, alcun senso, come mi sforzo di argomentare nei post dedicati alla guerra europea in corso. In questa guerra sistemica io mi schiero contro i sovranisti e contro gli europeisti, due modi diversi di “declinare” gli interessi capitalistici dentro la crisi e dentro la competizione capitalistica internazionale.
      Non è che non voglio sporcarmi le mani nella lotta tra liberoscambismo e protezionismo: è che entrambi i punti di vista mi appaiono le facce della stessa ultrareazionaria medaglia (capitalistica), e quindi li combatto entrambi con la stessa intensità. Il libero scambismo di Napolitano e Monti mi fa ribrezzo quanto il protezionismo sovranista di Brancaccio e di chi la pensa come lui. Lo so, per uno di «sinistra», come presumo sia il lettore, ciò che scrivo è quantomeno bizzarro, per usare un eufemismo.
      Per capire il mio approssimativo e becero punto di vista occorre infatti abbandonare il terreno del salvataggio «da sinistra» (vedi che bell’acquisto, per le classi dominate!) del Capitalismo, e marciare sul terreno dell’anticapitalismo e dell’autonomia di classe. Ciò che mi differenzia da Brancaccio è appunto il terreno su cui intendo sporcarmi le mani, e non paroline (“destra”, “sinistra” e via di seguito) ultra inflazionate, che per me non hanno alcun senso. Il Nostro è un economista di sinistra? Sono il primo a riconoscerlo, senza se e senza ma! Di sinistra, come lo furono appunto Togliatti, Di Vittorio, Berlinguer, Lama… E come lo è Ronny Mazzocchi, la cui difesa dell’austerità berlingueriana cammina sullo stesso terreno (di classe) che ospita la critica di Brancaccio a Berlinguer: contraddizioni in seno alla «sinistra», per dirla con il noto Timoniere.
      A proposito: chi dà la patente di «critico dell’economia politica»? L’Università? Allora mi schiero a favore della lotta liberista per l’abolizione del valore legale del titolo di studio! Scherzo, se Marx vuole.

  2. Condivido tutto, soprattutto la risposta data. In breve: sinistra e destra sono ormai (o da sempre?) paroline di comodo per inscatolare merce sempre più rara, ovvero elettori dalla croce facile. Visti dal basso e spogliati delle misere apparenze propagandistiche, son tutti uguali. Qualunquismo? In effetti sì: ne prendi uno qualunque e vedrai che non appartiene al proletariato; nè mai ne fa gli interessi.
    A parte questo, il Brancaccio di cui sopra (di cui non ho letto niente, lo chiarisco subito eh), sarà esperto di economia ma piuttosto in carente in storia, ove s’apprende che il protezionismo non ha mai funzionato. Attenzione! Se per “funzionare” s’intende il suo immediato e superficiale obbiettivo; chissà se poi, essendo questo uno dei tanti strumenti del capitale, in realtà di fatto abbia egregiamente svolto la sua funzione… in termini esattamente opposti a come l’intende Brancaccio però! XD
    Ma confesso che nn ho letto i link proposti da Isaia, ove forse ne parla – così parifico la mia ignoranza a proposito dei due virtuali contendenti… 😛
    A proposito poi di etichettature ed appartenente, tiro un sospiro di sollievo a porter dire di non essere di sinistra. Prima di tutto, per non venir accostato a certi personaggi (Napolitano???) e secondariamente ad una certa tradizione italiana che, a quanto pare, difende ancora con unghie e denti la Grande Madre Russia. Togliatti vs Berlinguer? Certo, lo spessore politico e culturale è ben diverso (forse la stessa differenza tra il secondo e D’Alema…), ma Isaia mi ha tolto le parole di bocca: che si vestan meglio o peggio, sempre servi del capitale sono; altoborghesi, industriali, ed infine casta – ok, parola inflazionata e popilista, ma anche realistica.
    Nella contesa europeisti o meno, mi ritengo più nel primo gruppo non perchè e condivida speranze ed ideali – o più cinicamente, interessi finanziari – ma semplicemente perchè, allo stato attuale delle cose, è forse l’unica soluzione che può perlomeno rallentare il degrado (forse inevitabile) che si prospetta.
    Il punto di vista del lavoro nella lotta liberali-protezionisti? Comunque vada, sarà una bella fregatura, giacchè nelle guerre i morti son sempre gli stessi – in questo caso proprio i lavoratori. E, si vada tranquilli, da una parte e dall’altra sapranno adulare e promettere e garantire, ma tant’è, anche qui, la storia insegna…

  3. Isaia, mi dispiace ma la tua posizione è inesistente. Sei un idealista kantiano dell’ultima ora, fattene una ragione. Il “protocollo Brancaccio” è l’unico intorno al quale, come lui ha detto, si può accelerare la fine dell’epoca della globalizzazione dei capitali e costruire un nuovo e non retorico internazionalismo operaio. Il resto sono solo cazzate intellettualistiche filonegriane di gente che non riconoscerebbe una tuta blu nemmeno se fosse in mezzo a una foto della famiglia reale inglese.

    • Se la mia posizione è inesistente, come hai fatto a vederla? Misteri della fede materialistico-dialettica. Per riconoscere una tuta blu è sufficiente che io mi guardi allo specchio, tutte le mattine che il Capitale manda in terra. Infatti, benché idealista kantiano (filonegriano però non posso accettarlo!) anch’io faccio parte di quella sentina sociale (secondo Marx, non secondo i Reali basati a Londra) chiamata schiavitù salariata. Anche i proletari, nel loro piccolo, teorizzano, e s’incazzano leggendo i salvatori del Capitalismo «da sinistra». Grazie comunque per la tangibile attenzione, che testimonia la mia idealistica esistenza (se Berkeley vuole!), e per la disistima.

  4. Pingback: SOVRANISMO ECONOMICO E PROTEZIONISMO: LA GUERRA È SERVITA! | Sebastiano Isaia

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