LA SIRENA DEMAGOGICA E IL SOLDATO BLU

Nel post del 10 novembre dedicato alla “fenomenologia grillina” scrivevo: «Dimmi chi è il tuo Nemico e ti dirò chi sei». Chi è oggi il Nemico contro cui Grillo invita il «soldato blu» a scagliarsi, anche per distoglierlo dall’insana prassi repressiva nei confronti di studenti, precari e operai? «Un politico corrotto, un mafioso, un colluso». Basta difendere la famigerata Casta dalla sacrosanta ribellione dei cittadini onesti sacrificati sull’altare di un mondo corrotto che vuole sopravvivere a se stesso imponendo pesanti sacrifici a chi chiede solo di poter studiare, lavorare e vivere secondi i canoni dell’onestà, appunto, e della legalità. Soldato blu, lo Stato siamo noi, è noi che devi difendere, non la spregevole casta: «Ti ho visto scortare al supermercato una senatrice o sfrecciare in moto affiancato ad auto blu nel traffico, a protezione di condannati in giacca e cravatta, di cosiddetti onorevoli, dei responsabili dello sfascio sociale che invece di occuparsi dello Stato si trastullano con la nuova legge elettorale per salvarsi il culo e passano le serate nei talk show. Di improbabili leader a cui non affideresti neppure la gestione di un condominio che partecipano a grotteschi confronti televisivi per le primarie».

La sirena demagogico-populista naturalmente dà il meglio di sé nei momenti di più acuta tensione sociale, quando negli individui maltrattati da un potere sociale che non riescono a controllare né a identificare con un volto («è il mercato che lo vuole», «è l’Europa che lo chiede», «sono le agenzie di rating che…») si fa forte il desiderio di individuare un Nemico «in carne e ossa», al limite un Nemico pur che sia. E cosa c’è di meglio, per scaricare un po’ della nostra rabbia e della nostra frustrazione, se non inchiodare alla «sua responsabilità» un politico “castale”, possibilmente pingue, corrotto e colluso con tutti i “poteri forti” del Paese e del pianeta? Il manganello del soldato blu dovrebbe scaricarsi sulla testa del politico corrotto, mafioso e colluso, non su quella dello studente e del «padre di famiglia». Soldato blu, lo Stato siamo noi! O no?

Giustamente i leader della “Seconda Repubblica” guardano con crescente paura la campagna elettorale del Capocomico, il quale si è emancipato dalla preoccupazione di non prestare il fianco alle accuse di populismo messe in piedi dalla folta concorrenza, e che anzi fa della tecnica della fascinazione demagogica anche uno strumento di provocazione rivolto proprio contro l’establishment del Bel Paese. Su questo punto rinvio al precedente post su Grillo e dintorni.

«Togliti il casco e abbraccia chi protesta, cammina al suo fianco. È un italiano, un’italiana come te, è tuo fratello, è tua sorella, qualche volta, come ieri per gli operai del Sulcis, un padre che ha sputato sangue per farti studiare. Sarà un atto rivoluzionario». I «fratelli d’Italia», ma anche le sorelle (siamo pur sempre nel XXI secolo, che diamine!), chiamati a stringersi a coorte nel nome di una Nazione più onesta, più solidale e (sotto testo) meno schiava della Germania “rigorista”: un capolavoro di populismo e di demagogia, non c’è che dire. Soprattutto perché evoca lo spauracchio della Rivoluzione, da sempre fiore all’occhiello del Demagogo più intelligente, “sgamato”, ambizioso e spericolato. Ci si può anche far male, ma per il Demagogo il rischio vale sempre la posta in gioco. E non è certo della sua pelle che mi preoccupo.

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