LA GERMANIA E GLI “STATI UNITI D’OCCIDENTE”

Ruben-EU-USA-free-trade_0Il tema non è affatto nuovo, e nelle segrete stanze del Potere, inaccessibili alle moltitudini che subiscono passivamente le decisioni che vi vengono prese,  si lavora alacremente al progetto già da qualche anno. Forse perché il progetto è giunto a un sufficiente grado di maturazione, ovvero per mettere qualche partner ancora riluttante nei suoi confronti davanti al fatto compiuto, fatto sta che il Presidente degli Stati Uniti ha deciso di dare alla cosa una brusca accelerazione:  «Il 12 febbraio, in occasione del discorso annuale sullo stato dell’Unione, il presidente americano Barack Obama ha annunciato che gli Stati Uniti avvieranno trattative commerciali con l’Unione europea in vista della creazione di una zona di libero scambio. Il Partenariato transatlantico di commercio e investimento, come l’ha battezzato Obama, aiuterebbe il commercio tra le due sponde dell’Atlantico, che nel 2012 ha mosso circa 480 miliardi di euro» (The New York Times, 13 febbraio 2013).

Immediatamente dopo l’annuncio della Casa Bianca il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso ha confermato nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles il via libera all’avvio di negoziati per un accordo di libero scambio tra le due sponde dell’Atlantico – Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership.  «Quando l’accordo di libero scambio tra UE e USA sarà pienamente operativo darà uno stimolo dello 0,5% al Pil europeo», ha dichiarato entusiasta Barroso, senza peraltro convincere gli scettici, che non sono pochi anche nelle alte sfere del comando europeo.

Naturalmente non sfugge a nessuno l’esigenza di creare un blocco economico euro-americano in grado di arginare la capacità competitiva dei Paesi capitalisticamente più aggressivi del pianeta, la solita Cina in testa, ma l’obiettivo comune deve fare i conti con una serie di problemi di non facilissima soluzione, a cominciare da quelli concernenti i non pochi interessi, alcuni anche di rango strategico, che dividono da decenni le due sponde dell’Atlantico, divergenze che non possono venir appianate senza che sul terreno si contino i metaforici morti e feriti, senza che media ci diano contezza dei vinti e dei vincitori.  Nessun accordo è gratuito né indolore in questo mondo!  D’altra parte, «I negoziati su una maggiore liberalizzazione degli scambi multilaterali, che dal 2001 avanzano stancamente sotto il nome di Doha round, hanno mostrato la portata di queste divergenze» (Welt Am Sonntag Berlino). In ogni caso l’associazione transatlantica immaginata lungo l’asse Bruxelles-Washington, quando mai avesse luogo al suo interno non costituirebbe una relazione tra uguali, questo è poco ma sicuro, per dirla in termini volgari.

Secondo Gabor Steingart, direttore dell’Handelsblatt, «Un’associazione di stati fondati su ideali e interessi comuni non danneggerebbe lo sviluppo dei due continenti, ma lo favorirebbe. Inoltre darebbe un segnale di libertà ai paesi dominati dal capitalismo di stato, come la Cina». Lasciamo stare gli ideali e i “segnali di libertà”, merce a buon mercato che non deve mancare mai quando si trattano le triviali questioni che decidono della vita e della morte delle persone. Concentriamoci piuttosto su tali questioni, ossia sugli interessi economici, e chiediamoci fino a che punto essi sono comuni tra le due sponde. Naturalmente la risposta non deve mancare di considerare le divergenze di interessi che si registrano nel seno della stessa Europa, alle prese con un processo di unificazione altamente contraddittorio e conflittuale, per nulla scontato nei suoi esiti, proprio in grazia ai diversi gradi di sviluppo sociale e di potenza sistemica che connotano i suoi diversi Paesi.

Non a caso la Germania, che cerca di guidare dalla posizione di potenza egemone il processo di cui sopra, e che nell’immediato teme la reazione cinese all’annuncio dei negoziati euroamericani, sta facendo pressioni affinché l’accordo interatlantico sia aperto all’adesione di altri Paesi, e che comunque perda i suoi connotati difensivi-offensivi più spigolosi. Rolf Langhammer, dell’Istituto per l’Economia Mondiale di Kiel, ha dichiarato che  «in caso di un accordo poco solido fra l’Unione europea e gli Stati Uniti, i due blocchi commerciali più potenti del mondo darebbero un cattivo esempio alle altre zone di libero scambio», senza contare che «il resto del mondo considererebbe un accordo transatlantico una forma di esclusione, se non di ricatto, a scapito dei paesi terzi».  Come scrive oggi Maurizio Molinari (La Stampa), il Presidente Obama ha approfittato del tour elettorale di Re Giorgio in terra Americana (per perorare la causa di un Governo Bersani-Monti, o Monti-Bersani) per sollecitare ai partner italiani un’amichevole pressione sulla Germania, molto tiepida nei confronti della sua iniziativa transatlantica.

L’entusiasmo degli inglesi ha confermato e irrobustito i dubbi germanici; il Financial Times di ieri ha giustamente osservato che nell’immediato «La vera posta in gioco non è economica ma geopolitica»: più che agli investimenti, alla crescita e alla prosperità la leadership del mondo occidentale deve pensare allo spostamento del potere globale verso gli «Stati emergenti». Si tratta insomma per «l’Occidente» di riprendere l’iniziativa dopo decenni di declino politico-ideologico, con ciò recuperando la «grande lezione» impartita negli anni Ottanta dalla Thatcher e da Reagan a tutto il pianeta. Certo, mutatis mutandis, perché nulla rimane immutato nel tempo – nemmeno nei Sacri Palazzi Vaticani, come si è visto…

782px-Seconde-guerre-mondiale-debarquement-LCVP-6juin1944Cos’ha da guadagnare la Germania da un riavvicinamento tra le due sponde dell’Atlantico? La sindrome tedesca dello Sbarco in Normandia (l’accerchiamento anglo-americano nel cuore del Vecchio Continente) fino a che punto è attiva?

Inutile dire che la notizia resa di dominio pubblico il 12 febbraio ha irritato non poco i sovranisti basati in Europa, già duramente impegnati contro il processo di unificazione a guida tedesca. Essi temono che l’apertura di un secondo fronte Atlantico possa indebolire le loro posizioni, costringendoli magari ad arretrare proprio verso le linee germaniche, giusto per non perdere anche la sovranità continentale, sacrificata sull’altare dell’odiato americanismo. Sarebbe davvero un delizioso paradosso!

130201handelsblattInsomma, la montagna (il progetto di una «NATO economica», se non addirittura degli «Stati Uniti d’Occidente») rischia di partorire un topolino economico, mentre è sul piano della contesa globale Stati Uniti-Cina che l’accelerazione “liberista” di Obama acquista un chiaro e immediato significato, cosa che balza agli occhi ancora più chiaramente se si pensa all’accordo di libero scambio tra le due sponde del Pacifico promosso dagli Stati Uniti nel 2011. Siamo solo agli inizi di una nuova accelerazione nella contesa capitalistica globale, la quale, è fin troppo banale e rituale dirlo, vede le classi dominate di tutto il mondo in una posizione di assoluta sudditanza e impotenza nei confronti del noto Moloch.

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4 thoughts on “LA GERMANIA E GLI “STATI UNITI D’OCCIDENTE”

  1. Caro Isaia, il grand’assente in quest’articolo —a cui avresti potuto fare almeno un picciol cenno— mi pare il nesso sempre piú stretto fra Germania e Russia, irrobustito dalle ragioni di strategia energetica dell’industrialismo renano (ricchissime son le informazioni che l’euratlantista Cazzulani riporta nel suo sito) che ostacolano senza soluzione la trasmutazione economica del Patto Atlantico. Non ho ancora letto tutt’i tuoi passati articoli, sicché vorrei che intervenissi in proposito.

    P.S. Una domanda fuori tema: qual è il tuo giudizio sulle analisi e sulla ragion pratica di Lotta Comunista? Le affinità col tuo profilo intellettuale mi paiono —almeno in parte— fortissime.

    • La tua corretta obiezione colma, almeno in parte, la lacuna dell’articolo. Non escludo affatto di approfondire quanto prima l’importante relazione Germania-Russia, magari sulla scorta del materiale offerto dal Cazzulani, che non conosco. Per quanto riguarda Lotta Comunista dico solo che trovo molto interessanti gli articoli di Arrigo Cervetto dedicati all’Imperialismo Unitario e alla Contesa Mondiale. Ti ringrazio e ti saluto!

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