FRANCO BATTIATO E GLI ESSERI DEL SOTTOSUOLO

rettilianoEsordisco con un giudizio che irriterà non poco i tantissimi seguaci di Franco Battiato, per poi mettere le metaforiche mani avanti. A mio modesto avviso il cantautore siciliano è uno di quei personaggi dell’italico bel canto che farebbero bene ad aprire bocca solo per cantare, per esternare frasi poetiche e melodie, perché non appena provano ad articolare un discorso minimamente serio intorno al mondo in generale e a Miserabilandia (l’Italia delle contrapposte tifoserie politiche) in particolare, questi signori baciati dalle Muse si diffondono in ragionamenti infantili, banali e luogocomunisti fino al parossismo. Celentano è un altro caso tipico, ma ne potrei fare altri, presi dal mondo della canzone come da quello del teatro, o del cinema e via discorrendo. E questo lo dico da fan sfegatato di Battiato, che seguo in pratica da sempre, almeno dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Questo vale in parte per lo stesso Celentano, il cui problema non sta nell’ignoranza (rivendico per me lo scettro della suprema ignoranza), ma in una povertà di pensiero che molti scambiano per saggezza popolare. Com’è ridotto male il popolo… Ciò non toglie che canzoni come Azzurro e Una carezza in un pugno non smettano di titillare la mia anima inguaribilmente romantica e la mia nostalgia per il bel tempo che fu, oratorio compreso.

2724923966_c90af5f08b_zEntusiasta de L’Ombrello e la macchina da cucire (1995), una sera di molti anni fa decisi di seguire un’intervista televisiva di Battiato: dopo alcuni minuti di assolute banalità infantili intorno alla sua cosiddetta “filosofia”, un risibile sincretismo filosofico-religioso indigente fino all’imbarazzo, dovetti migrare su altre reti, non perché avessi visto crollare dinanzi ai miei occhi un mito, ma per rispetto nei confronti del bravissimo cantante musicista. Fui vinto non dalla disillusione ma appunto da un invincibile imbarazzo, un sentimento che non abbandona mai la creatura compassionevole, per esprimermi in “battiatese”. Il vertice dell’imbarazzo lo toccai allorché il Siciliano iniziò a parlare della solita India (il luogo comune per antonomasia dell’alternativo d’OC), esternando filastrocche pseudo filosofiche probabilmente attinte da qualche manuale di pensiero (che parola impegnativa!) “esoterico”. Riflessioni che sarebbero suonate infantili e ridicole all’orecchio di un quindicenne di media intelligenza già avvezzo alle buone letture, e quindi in grado di cogliere in fallo il vuoto di pensiero che si spaccia per profondità. Ma veniamo rapidamente alla stringente attualità.

Cosa sono i politici per Battiato? «Esseri del sottosuolo, dei poveri disgraziati». E la politica? «Ci sono delle ostilità, visive, auditive, che fanno veramente male perché la politica è menzognera. Sei costretto a seguirla per il bene del Paese, anche per vedere se puoi fare qualcosa per cambiare questa Italia, ma ti lascia delle ferite, perché quelli sono esseri del sottosuolo» (Globalist.it, 30 marzo 2013). Una vita intera spesa nella ricerca del reale senso della vita, e questi sono i risultati? Complimenti! I politici sono «esseri del sottosuolo» (rettiliani?), «la politica è menzognera»: un acquisto politico-filosofico davvero invidiabile, e soprattutto originale, come si conviene a un artista che non nasconde ambizioni avanguardiste.

battiatoyoungnc0Ora, qui non si rimprovera al nostro bravo cantante una concezione ultrareazionaria della politica, centrata sul bene del Paese, oggi ridotto a Povera patria in balìa di politicanti ladri, corrotti e puttanieri: chi non condivide questa posizione è pregato  di scagliare, insieme a chi scrive, la prima pietra. Rilevo solo nelle riflessioni di Battiato una declinazione particolarmente povera di concetti di quella posizione maggioritaria («Incontrare delle persone oneste è una boccata d’ossigeno indimenticabile: già questo ti basta»), e la grande popolarità di queste idee costituisce il problema per chi si batte contro la demagogia dei politici e degli intellettuali eticamente corretti, i quali cercano di confinare il disagio sociale degli individui, azzannati dal Dominio nel corpo e nell’anima, dentro i maligni sentieri della conservazione sociale, per mobilitarlo all’occorrenza nell’opera di pulizia morale e di rinnovamento meritocratico («sono uno di quelli che crede solo nelle cose eccellenti, per cui questa è la direzione da seguire»). Opera di cui una parte sempre più grande delle classi dominanti del Bel Paese sente l’urgente bisogno. Battiato o non Battiato, Grillo o non grillo.

L’agognata e sempre dilazionata «riforma strutturale» della società italiana, idonea a superare le annose magagne del capitalismo Made in Italy (a cominciare dal parassitismo sociale finanziato con la spesa pubblica, base del clientelismo foraggiato dai partiti), troverebbe una necessaria corrispondenza nella riforma politico-istituzionale e perfino morale reclamata a gran voce dalla parte migliore del Paese. Migliore, beninteso, dal punto di vista di chi milita a favore della Patria, in vista appunto di una sua modernizzazione e moralizzazione, dovesse ciò implicare il taglio, più o meno simbolico, di qualche testa (sicuramente quella del Cavaliere Nero, il principe degli «esseri del sottosuolo») e magari, perché no?, una bella guerra di liberazione contro il Fronte del Nord capeggiato dalla Germania.

Ciò che abita il sottosuolo non è il politico corrotto, eliminato il quale «le cose si aggiusterebbero», ma un rapporto sociale disumano che ci fa schiavi di una prassi che per l’essenziale non controlliamo, a prescindere dall’onestà e dalla trasparenza di chi ci governa.

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3 thoughts on “FRANCO BATTIATO E GLI ESSERI DEL SOTTOSUOLO

    • Magari ci si deciderà una buona volta a ammettere che il re è nudo: «sintesi» artistica in questo e in casi analoghi non ce n’è. Son gli analisti fruitori che risviluppano i grovigli che ognuno poi sbroglia dal puntale della stringa che preferisce, e sintesi è il ritorno dall’analisi compiuto sempre dal soggetto interpretante. A questo genere d’artisti il solo merito di produrre iconologie abbastanza suggestive e vaghe da permetterci di caricarli di valore e apprezzarli.

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