QUEL CHE RESTA DEL PRIMO MAGGIO

8688154849_5c42174b33«È di 381 il conteggio definitivo delle vittime di Dhaka». Ma qualcuno pensa che non sia poi così definitivo. «Dopo aver negato recisamente, la Benetton ammette la propria presenza nella fabbrica tessile crollata in Bangladesh». La trasparenza si vende bene. «Tweet del Papa alle persone coinvolte nel crollo: “Unitevi a me nella preghiera per le vittime della tragedia di Dhaka, che Dio conceda conforto e forza alle loro famiglie”». Amen!

Mentre i soccorsi cercano gli ultimi corpi ancora seppelliti sotto le macerie, intanto che il buon Francesco prega per le anime del proletariato industriale sfruttato e assassinato, e la Benetton cerca nuovo capitale umano a buon mercato da «mettere a valore», in questa giornata post-festaiola mi concedo il lusso di sognare a occhi spalancati sull’orrore il crollo definitivo del Dominio capitalistico per opera delle classi dominate. Dite che è un lusso che mi concedo troppo spesso? Gigi Marzullo non la pensa così! Guardate cosa dice: «È la realtà che deve giungere all’altezza del sogno, e non questo precipitare nel baratro del realismo che ci immiserisce tutti». Questo Marzullo è davvero troppo sottovalutato.

marzullo«”Senza lavoro il Paese muore e questo Paese non può morire”, ha detto la leader della Cgil, Susanna Camusso». È vero: senza lavoro salariato nessun Paese capitalistico può vivere. Per questo bisogna lottare contro il lavoro salariato, anche quando siamo costretti a rivendicarlo per vivere. Questa contraddizione oggettiva si supera orientando in senso anticapitalistico anche le lotte “economiche”. Il dominio della forma-denaro e della forma-merce rimanda direttamente ai vigenti rapporti sociali. Che la virile Susanna desideri salvare il Paese, ossia il Capitalismo tricolore, è un dato scontato: da sempre il collaborazionismo sindacale è alleato del Capitale.

Nuovo scandalo grillino: «Dal suo blog Beppe Grillo attacca il primo maggio, “che era la festa dei lavoratori. Ora è la festa dei disoccupati e del concertone a Roma. C’erano un tempo panem et circences, sono rimasti i circences, ma solo una volta all’anno con in tribuna, al posto di Caligola o Diocleziano, i reggenti della Triplice Sindacale. L’Italia si sta fermando come una grande macchina colpita dalla ruggine, un componente dopo l’altro, fino all’immobilità”».  E dov’è lo scandalo? In tempi non sospetti, come si dice, ho scritto quanto segue: Il Primo Maggio è diventato il giorno in cui i lavoratori sono chiamati a osannare il lavoro salariato che li rende schiavi del Capitale. Come ho scritto altrove, a ragione la sacra Costituzione afferma che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro (salariato). La disoccupazione non contraddice la Costituzione, come si pensa comunemente, ma la conferma in pieno, perché porre a fondamento della Repubblica il lavoro (salariato) significa ratificare anche sul piano giuridico-ideologico il dominio del Capitale, il quale, com’è noto, assume e licenzia “capitale umano” sulla scorta della bronzea legge del profitto».

IL COLORE DEL PROFITTO

IL COLORE DEL PROFITTO

Si dirà: «ma Grillo non vuole rottamare la macchina capitalistica del Bel Paese, vuole anzi farla diventare una Ferrari “con due palle così”!» Non c’è dubbio. E infatti quello «devoto a Marx» è il sottoscritto, non il Beppe nazionale. Lui è devoto al guru Casaleggio e a Loretta Napoleoni, mica all’ubriacone di Treviri. Per questo mi fanno scompisciare dal ridere i “marxisti” che cercano di “prenderlo in contraddizione”, dimostrando in tal modo di saperla in fatto di politica assai meno lunga del capo-comico genovese.

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