HEGEL ALLA GUERRA DELL’EURO

COV_BOEHMER_HEGEL_klIl signore si rapporta mediatamente alla cosa attraverso il servo […] Il lato dell’autonomia della cosa egli lo lascia al servo … Ciò che fa il servo, infatti, è propriamente il fare del signore (G. W. F. Hegel, Fenomenologia dello Spirito).

Sebastian Valkenberg ha avuto l’ardire di arruolare anche Hegel nella guerra sistemica in corso in Europa. Egli ha chiamato in causa nientemeno che la Fenomenologia dello Spirito, un vero e proprio mostro sacro della letteratura filosofica mondiale, legittimando peraltro la cattiva fame di cui l’opera del ragno di Stoccarda ha sempre goduto: l’estrema complessità. Pare che lo stesso autore si perdesse continuamente nell’abisso labirintico costruito dal suo stesso pensiero dialettico. Appare dunque un’impresa alquanto ardua, fuori dalla portata degli uomini comuni. Vediamo come se la cava Valkenberg.

«Quasi certamente nessun libro è stato accusato più spesso di essere illeggibile. La Fenomenologia dello Spirito è stata appena tradotta integralmente in olandese. Malgrado sia difficile da leggere, questo classico della filosofia, pubblicato nel 1807, può aiutare a comprendere l’attuale crisi dell’euro. Il libro suggerisce che i politici falliranno sempre se continueranno a pensare a una crisi soltanto come a un problema esclusivamente economico» (La crisi secondo Hegel, Trouw Amsterdam, 18 luglio 2013). Il significato di queste parole si chiarisce, per così dire, alla luce della dialettica hegeliana del servo-padrone: «Il servo non potrà mai dare al padrone il riconoscimento al quale egli aspira. Il vero riconoscimento, pertanto, non può essere imposto. Sul lungo periodo il rapporto gerarchico tra servo e padrone è insostenibile. Dal punto di vista di Hegel, servo e padrone spianano la strada alla società nella quale tutti i cittadini hanno i medesimi diritti: la democrazia».

Naturalmente il padrone altro non è che la Germania, e difatti l’obiettivo polemico di Valkenberg è il socialdemocratico Schulz (il «kapò» di berlusconiana memoria), oggi Presidente dell’europarlamento, accusato di economicismo, sebbene di diverso segno («egualitario») rispetto a quello che caratterizza il rigido pensiero della Cancelliera di ferro. «Chi riduce il cittadino a “homo economicus” ha un punto debole. Per loro è difficile capire che i cittadini possono essere motivati da qualcosa di diverso dai fattori economici. Tenendo presente Hegel, è alquanto verosimile che i cittadini siano disposti a rinunciare a un po’ di prosperità se questo può significare rimanere padroni del proprio destino». Povero «cane morto» (che peraltro non smette di abbaiare): usato a fini “sovranisti”!

Ma anche un altro «cane morto» è chiamato inopinatamente in causa: «A modo suo Schulz è favorevole a una società basata sull’uguaglianza. Crede che i paesi dell’Europa settentrionale (ricchi) debbano aiutare quelli dell’Europa meridionale (poveri) con un’ampia gamma di misure di sostegno. Ciò può portare a maggiore eguaglianza, anche se non del tipo immaginato da Hegel, ma quella che Karl Marx sostenne a metà del diciannovesimo secolo». Ora, che ci azzecca, per dirla con il filosofo di Montenero di Bisaccia, autore di una strepitosa Fenomenologia delle Manette; cosa c’entra, dicevo, l’avvinazzato di Treviri con il progressista Schulz? Misteri della dialettica, più o meno in salsa materialistica.

hegel-wall_2«Sempre più spesso leggiamo il testo di Hegel con gli occhi di Marx, per il quale i problemi hanno in primo luogo un aspetto economico. Molti policymaker ragionano esattamente nello stesso modo». È evidente che Valkenberg non sa di che parla, letteralmente, e soprattutto egli non ha capito che il riduzionismo economicista che fa dell’individuo un triviale homo economicus non è opera di Marx, ma della prassi capitalistica che ha nel profitto, e nella sua realizzazione più potente e alienante: il denaro, i biblici alfa e omega. Economicista è la realtà capitalistica, non il pensiero marxiano che ha cercato piuttosto di penetrarne l’essenza storica e sociale per afferrare la possibilità della liberazione che si cela in essa. Liberazione di tutti gli individui. In questo sforzo critico la dialettica hegeliana, recepita anch’essa in termini critici, ha giocato un ruolo centrale, e il comunista tedesco non ha smesso un solo giorno di riconoscerlo.

I critici «triviali» di Marx non hanno capito che materialista è in primo luogo la società borghese, in quanto assoggettata a un’oggettività sociale che sfugge, per l’essenziale, al controllo razionale degli individui, sottoposti anch’essi al doloroso processo di reificazione che investe l’intero spazio sociale. La razionalità scientifica che informa in modo sempre più capillare e totalitario la prassi sociale di questa epoca storica poggia su un fondo necessariamente irrazionale, il quale rende possibile le più apocalittiche delle avventure.

Il Regno dell’Idea, per esprimermi indegnamente con il fecondo linguaggio della filosofia “umanista”, inizia quando l’uomo acquista potere sulle cose (le quali rimandano continuamente a peculiari rapporti sociali), mentre oggi accade il contrario. Insomma, «Non basta che il pensiero tenda a realizzarsi, la realtà deve tendere se stessa verso il pensiero» (K. Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel). Il pensiero al potere!

karl_marx«Leggendo Hegel si capisce chiaramente che questa enfasi sull’euro si basa su un errore di giudizio [già vedo un nugolo di economisti e di politici europei affaticarsi sulle aspre pagine della Fenomenologia]. Quanto maggiore è la ricchezza, tanto maggiore è il sostegno all’Europa? No, non è così che funzionano le cose, spiegò due secoli fa il filosofo tedesco». Poi venne l’uomo con la barba, e spiegò che si trattava di «realizzare la filosofia» attraverso la soppressione delle condizioni materiali che creano sempre di nuovo le classi sociali e la disumanizzazione di tutti gli individui.  Via il padrone, via il servo. Avanti «l’uomo in quanto uomo». Fine della storia del Dominio (o «preistoria umana»), inizio della storia dell’Uomo. L’autocoscienza hegeliana, che si nutre della tensione dialettica tra servo e padrone, diventa «coscienza di classe» orientata in senso universale: emancipando se stesso il proletariato moderno emancipa l’intera umanità. «L’imperativo categorico [è] rovesciare tutti i rapporti nei quali l’uomo è un essere degradato, assoggettato, abbandonato, spregevole, rapporti che non si possono meglio raffigurare che con l’esclamazione di un francese di fronte ad una progettata tassa sui cani: poveri cani! Vi si vuole trattare come uomini!» (K. Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel). Questo anche a proposito di «cani morti».

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