LA RESA INCONDIZIONATA DEGLI AMICI DEL MACELLAIO DI DAMASCO

HOMS-C~1Almeno una qualità va, a mio modesto avviso, riconosciuta a Diego Fusaro, nostalgico della Monarchia Russa in guisa “sovietica”: la schiettezza. Egli condivide le ragioni del regime sanguinario siriano e non ne fa un mistero, anzi!  Scrive infatti il nostro: «senza esitazioni occorre essere solidali con lo Stato siriano e con la sua eroica resistenza all’ormai prossima aggressione imperialistica» (Siria, la demonizzazione preventiva, Lo spiffero, 26 agosto 2011). Mentre alcuni “antimperialisti” di casa nostra continuano a nascondersi dietro la magica – e risibile – formula del «sostegno al popolo siriano» Fusaro la mette giù chiara, con schiettezza, appunto.

L’articolo citato è tutto teso a dimostrare come il male (Capitalismo, Imperialismo, sfruttamento, reificazione) stia tutto e solo dalla parte della Monarchia Occidentale egemonizzata dall’Imperialismo americano, mentre il famigerato macellaio di Damasco vi recita la parte del criminalizzato, più che del criminale. E difatti il nostro stigmatizza «la reductio ad Hitlerum» del dittatore siriano operata dai sicofanti dell’Imperialismo occidentale per preparare ideologicamente e psicologicamente l’opinione pubblica mondiale alla prossima aggressione contro la Siria. «La Siria è oggi presentata mediaticamente come l’inferno in terra». A rischio di passare per servo sciocco degli americani, e anche degli israeliani, ricordo che la Siria oggi è realmente, e non solo mediaticamente, un inferno. Certo, il regime di Damasco e i suoi alleati regionali (Iran) e mondiali (Russia e Cina) devono confutare la cosa, o quantomeno capovolgerla di segno, attribuendo la responsabilità dell’inferno ai «terroristi» e ai «disegni reazionari dell’imperialismo occidentali».

Prevengo subito possibili equivoci e dichiaro forte e chiaro che dalla mia prospettiva tutti gli attori in campo: dal dittatore siriano al Presedente americano, da Putin a Emma Bonino, da Hollande ai leader cinesi, e via di seguito; dal mio punto di osservazione, dicevo, tutti i protagonisti dell’ennesima «crisi umanitaria» appaiono dei criminali, e ciò in una “declinazione” politica del concetto che rinvia alla necessità, per le classi dominate d’ogni parte del mondo, della lotta di classe rivoluzionaria come unica strada da percorrere per lasciarsi definitivamente alle spalle l’orrore della guerra, generale o locale che sia, e la pena a vita dello sfruttamento capitalistico. Come ho scritto in altri post dedicati all’inferno siriano tutti i protagonisti in campo: i realisti e gli insorti (o «terroristi» dal punto di vista del regime siriano) sono altrettanti alberi a cui le masse diseredate sono invitate a impiccarsi nel nome di una causa che appare ultrareazionaria da qualsiasi parte la si guardi.

im 2Per Fusaro «La Siria, come Cuba e l’Iran, è uno Stato che resiste e che, così facendo, insegna anche a noi Occidentali che è possibile opporsi all’ordine globale che si pretende destinale e necessario». Attenzione: il nostro non allude solo a una resistenza di carattere nazionale avversa all’ingerenza del nemico esterno, una prassi che nel XXI secolo appare comunque ultrareazionaria a chi maneggia un minimo sindacale di “internazionalismo proletario” (escludo quindi da questa rubrica gli ex e i post stalinisti, i teorici del terzomondismo e i teorici della pseudo dialettica, di matrice maoista, “nemico principale-nemico secondario”); Fusaro chiama in causa nientemeno che la resistenza anticapitalistica. Infatti, agli occhi del Capitale occidentale il crimine del dittatore siriano sarebbe questo: egli «non si è piegato alle sacre leggi di Monsieur le Capital». La Siria (ma anche l’Iran, Cuba, il Venezuela) come Nazione Proletaria! La ridicola cosa non suona nuova alle mie italiche orecchie.

«La Siria, come si diceva, è uno dei prossimi obiettivi militari della monarchia universale. È, al momento, uno dei pochi Stati che ancora resistono alla loro annessione imperialistica all’ordine statunitense». Qui si cela il fatto, peraltro macroscopico, che nel “suo piccolo” anche la Siria è parte integrante di un ordine imperialistico (mondiale e regionale), e l’atteggiamento assunto sulla crisi “umanitaria” dall’Iran, dalla Russia e dalla Cina la dice lunga sulla realtà delle cose, sempre al netto della propaganda filosiriana dei massacratori di Damasco ripresa con tanto zelo da non pochi “antimperialisti” di casa nostra. Per questi “antimperialisti” d’accatto tutti i Paesi (Russia e Cina compresi!) che si oppongono agli Stati Uniti sono “oggettivamente” antimperialisti e, almeno stando a ciò che scrive Fusaro, pure “oggettivamente” anticapitalisti. Miracolo della dialettica! Ovvero: dalla mosca cocchiera alla dialettica cocchiera.

Che le classi dominate hanno tutto l’interesse a rigettare ogni sorta di ordine imperialistico, a cominciare da quello radicato nel proprio paese (leggi Italia, nella fattispecie), è un concetto che deve risultare necessariamente inconcepibile a chi si è nutrito per tutta la vita di miti reazionari, tipo «socialismo reale» e resistenza antifascista. E difatti Fusaro conclude la sua dichiarazione di resa incondizionata al regime siriano citando il Partigiano Johnny  di Fenoglio, ossia ricordando gli eroi (i partigiani) di una guerra imperialista (da tutte le parti in conflitto) fatta passare come una guerra di liberazione nazionale e politica. Quando la smetteranno le classi dominate di farsi scannare sull’altare di Monsieur le Capital?

boninoIn attesa di risposte convincenti, ecco la mia “piattaforma politica”: Contro l’intervento cosiddetto “umanitario” in Siria. Soprattutto contro gli interessi dell’imperialismo italiano e la sua eventuale partecipazione nell’operazione “umanitaria”, non importa se all’interno della cornice NATO, se sotto l’egida dell’ONU o (ipotesi oggi alquanto
azzardata) nel quadro della Comunità europea. Contro tutti gli imperialismi, mondiali e locali. Contro lo spirito nazionalista e patriottico, veleno per tutti gli individui a qualsiasi latitudine. Contro il regime sanguinario di Damasco e contro i suoi nemici che aspirano a sostituire al potere gli attuali macellai per perpetuare il vecchio dominio di classe. Per l’autonomia di classe, sempre e comunque, su ogni terreno di iniziativa politica.

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22 thoughts on “LA RESA INCONDIZIONATA DEGLI AMICI DEL MACELLAIO DI DAMASCO

  1. In quel mentre, ancora miliziani barbuti finanziati dai soliti noti e spediti a sparare a casaccio nelle strade delle città siriane. Ormai deserte. I militari dall’altra parte fanno del loro meglio per sparare a tutto quello che vedono muoversi, in un macello a mezza via tra Balcani ed Algeria. Peggio non poteva andare.

    Anzi, no: può andare peggio. Metti caso che qualche simpaticone si voglia liberare di uno stock di missili e non abbia trovato un poligono adatto. Metti caso. L’incremento delle esplosioni fornirà grande beneficio ai cittadini in fuga: fa piacere sapere che le infrastrutture residue saranno tra i bersagli. Un ottimo intervento, non potevamo farcelo mancare.

  2. Ciao,
    rimango allibito dalle dichiarazioni di Fusaro. Ho letto le introduzioni a qualche suo libro dedicato a Marx e ho apprezzato la sua chiarezza e capacità divulgativa.
    A quanto pare l’intelligenza formale è una cosa, quella lucida e rivoluzionaria, un’altra!

    • Personalmente ho sempre pensato che ciò che davvero conta sul terreno dell’analisi profonda del processo sociale capitalistico e della prassi anticapitalistica sia la coscienza di classe, più che l’intelligenza, più o meno formale. La storia e la contemporaneità offrono molti esempi di cervelli estremamente intelligenti, al cospetto dei quali non posso che testimoniare tutta la mia ammirazione e tutta la mia benigna invidia, e che tuttavia su quello scottante e dirimente terreno mostrano un’indigenza teorica e politica davvero disarmante. A tal segno che persino una pulce come me può affettare con qualche legittimità pose da gigante del pensiero. E ho detto tutto!

  3. Di quale classe Isaia? Mi viene da pensare che, da fedele discepolo del sociologo di Treviri resti ancorato ad una parola che nella società liquida di oggi serve solo da ingannevole richiamo per l’arruolamento in CGL ed istituzioni aggregate. Pare a me che la sfera del dominio ricomprenda oggi l’intero corpo della società ove le zone della precarietà e del privilegio sono volatili ed intercambiabili. O mi sbaglio?

    • Parlo della mia (nel senso dell’appartenenza sociologica) classe: la classe dei salariati, dei disoccupati, dei precari, di chi è costretto a vendere capacità fisiche e intellettuali per campare. Il fatto che, come scrivi bene, «la sfera del dominio ricomprende oggi l’intero corpo della società ove le zone della precarietà e del privilegio sono volatili ed intercambiabili» (di qui il concetto, sempre mutuato dall’avvinazzato di Treviri, di sussunzione totalitaria dell’individuo e della società al Capitale), non solo non fa venire meno l’assetto classista della vigente società, ma semmai lo conferma sempre di nuovo, ne è, al contempo, presupposto e prodotto. Ciò detto non ritengo inutile, tutt’altro, un’analisi seria e puntuale circa la complessa, contraddittoria e fluida realtà a cui la tua feconda domanda allude.

      • Nel tuo titanico tentativo di salvare Marx dai marxisti il tema della “classe “(e conseguentemente quello del partito) mi appare di una estrema, insuperabile difficoltà. Marx credo che tenesse ben fermo il cosiddetto principio di Archimede: dammi un punto d’appoggio e ti sollevo il mondo, e anche solo dalle prime pagine di “Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850” appare evidente che le classi degli affamati di terra e degli sfruttati delle fabbriche nella loro materialistica soggettività costituiscono il fulcro della sua disamina storica e della sua ideologia rivoluzionaria. E’ dalla metamorfosi darwiniana di questi lavoratori in partito che avrebbe potuto e dovuto prodursi quel capovolgimento delle condizioni sociali da cui sarebbe derivata la liberazione dalla morsa del dominio. Di qui il partito di classe, il partito comunista, l’internazionale comunista, i soviet, i sindacati, i movimenti di liberazione, le innumerevoli rivoluzioni, di cui siamo eredi, che hanno tutte inalberato a vessillo il loro fondatore, il faccione del profeta di Treviri. Il secolo passato non è stato (anche, io azzardo, nelle contrapposte versioni di destra, Mussoliniane, Hitleriane e via di seguito. comunque denominate) il secolo di Marx? Non sono stati i partiti dei lavoratori a conquistare gli stati (il modulo elementare di organizzazione della società) ed a generare quella massa fluida globale di illusi e disperati nella quale oggi ci identifichiamo (te ma anche io)?
        Da apologeta della gloriosa futura rivoluzione dimmi tu su quale concreto soggetto sociale (punto d’appoggio) puoi oggi contare che non abbia già nel suo DNA il genio del dominio. Tuo affezionatissimo discepolo.

      • Il problema che hai posto (la coscienza di classe che si fa partito, ovvero il proletariato che si costituisce in classe autonoma e dunque in partito, e via di seguito con le declinazioni più o meno ortodosse relative al tema) è di grande momento, e merita quindi una trattazione approfondita che adesso non posso nemmeno abbozzare. Qualcosa in realtà ho pure scritto in passato sul tema, e può darsi che la tua polemica sollecitazione mi spinga a tirare fuori la cosa dal metaforico cassetto.
        Qui intendo solo dare una risposta secca a questa tua domanda: «Non sono stati i partiti dei lavoratori a conquistare gli stati (il modulo elementare di organizzazione della società) ed a generare quella massa fluida globale di illusi e disperati nella quale oggi ci identifichiamo (te ma anche io)?» Se per «partiti dei lavoratori» intendi riferirti al «Partito Comunista» immaginato da Marx la mia risposta è NO. Come sai, la mia modesta battaglia politica sul terreno della lotta per l’emancipazione universale ha nella demistificazione del cosiddetto “marxismo” giunto al potere (dalla Russia alla Cina, dallo stalinismo al maoismo) uno dei suoi punti peculiari.
        Non lo faccio per salvare il vecchio barbuto dai suoi cattivi epigoni (non mi spinge la devozione, credimi), ma semplicemente perché intendo contrapporre il mio punto di vista a quello dei cosiddetti marxisti. La mia posizione è marxista o antimarxista? Ecco, questo è un problema che non mi riguarda, proprio perché non intendo essere fedele a una religione: ciò che mi sta a cuore è piuttosto sviluppare un punto di vista autenticamente critico-radicale (o semplicemente rivoluzionario) nella Società-Mondo del XXI secolo. Più facile a dirsi che a farsi, lo ammetto. Ma ci provo!
        Marx, o meglio la mia ricezione della sua produzione teorica e politica (come sapeva Hegel interpretare è già un produrre), è “solo” il mio punto di partenza. «Si tratterebbe di idolatria, se si ignorasse il costante conflitto tra testo e commento e non si prestasse attenzione al fatto che il testo canonico viene sempre “infranto” dal prisma dell’interpretazione» (Jacob Taubes, Messianismo e cultura). Qui la citazione di un filosofo assai interno alla riflessione teologica è quanto mai pertinente…
        In questo senso ricuso la qualifica di “marxista”. Una volta Antonio Labriola definì «abbastanza triviale» l’uso invalso alla fine del XIX secolo nella socialdemocrazia tedesca di tirare in ballo l’autorevole (e sempre più imbalsamato) nome di Marx per qualificare la propria dottrina, mentre la corretta definizione della concezione marxiana è, sempre secondo Labriola, quella di «comunismo critico», per distinguerlo dal «comunismo rozzo» che l’ha preceduto – e che l’avvinazzato tedesco criticò nei Manoscritti parigini del 1844. Condivido.
        Scusami se mi sono dilungato su questo punto.
        Più che «gloriosa» la rivoluzione del futuro mi appare oggi tragicamente improbabile, proprio perché come tu hai ben scritto non c’è «soggetto sociale che non abbia già nel suo DNA il genio del dominio». Ma è appunto con questo maligno genio che dobbiamo fare i conti, è precisamente questo genio che dobbiamo sfidare, con la consapevolezza che la storia del movimento operaio (anche a proposito di partito ecc.) oggi può dirci assai poco sul come fare. Come diceva quello, Hic Rhodus, hic salta!
        Ti ringrazio per l’attenzione e ti saluto.

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