STALIN XXI. Il lupo perde i baffoni ma non il vizio!

obama_putin_perplessi_500Dal blog Marx XXI (30 agosto) riporto la dichiarazione di Ivan Melnikov, vicesegretario del cosiddetto Partito Comunista della Federazione Russa, sulla crisi siriana. Consiglio la lettura soprattutto a chi soffre di pigrizia intestinale.

«Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO hanno proseguito l’inasprimento della situazione attorno alla Siria, aumentando la tensione in una regione già instabile. Ci troviamo di fronte all’aggressione armata contro uno stato sovrano.

Sebbene lotti duramente all’interno della Russia per un cambiamento della politica economico-sociale e per le dimissioni del governo, il PCFR sostiene la posizione della dirigenza russa per scongiurare le interferenze straniere negli affari interni della Siria sovrana e per il regolamento della crisi mediante strumenti pacifici e politici. Ritengo giusto proporre alla dirigenza della Russia di assumere tutte le misure indispensabili, in particolare di carattere politico-militare, allo scopo di bloccare le intenzioni aggressive della Nato guidata da Washington e indurre alla ragione le teste calde dell’Occidente. È assolutamente chiaro che queste azioni impudenti nei confronti della Siria sono parte di una operazione geopolitica globale di sabotaggio.

Come è noto, l’Unione Sovietica ha ripetutamente impedito e bloccato l’aggressione delle potenze occidentali contro stati sovrani. Probabilmente, come più eclatante esempio occorre ricordare l’operazione “Anadir”, grazie a cui venne impedita l’aggressione USA contro Cuba. Allora Mosca si mostrò decisa e, come conseguenza, nell’arena internazionale continua ad esistere un autorevole stato sovrano amico della Russia: la Repubblica di Cuba.

Oggi, naturalmente, non si tratta di ripetere l’operazione, nel corso della quale a Cuba venne schierato armamento missilistico sovietico, ma rafforzare la presenza della Russia nel Mar Mediterraneo è evidentemente indispensabile».

bertrams-putinA quanto pare il compagno di strada Putin è assai sensibile alle perorazioni antimperialistiche (sic!) dei “comunisti” russi: «“Nei prossimi giorni la Russia invierà due navi da guerra nel Mediterraneo orientale per rafforzare la sua presenza militare”: lo ha reso noto l’agenzia Interfax, citando una fonte militare russa. “La ben nota situazione in Medio Oriente richiede alcuni correttivi alle forze navali” ha detto la fonte, aggiungendo che “una nave e un incrociatore della Flotta Nord si uniranno nei prossimi giorni alle altre navi russe nel Mediterraneo”». La par condicio mi obbliga a completare l’informazione: «Anche la Francia ha deciso di inviare la fregata anti-aerea Chevalier Paul al largo delle coste siriane. Secondo fonti locali, l’unità navale avrebbe già lasciato il porto di Tolone, per raggiungere la flotta internazionale dispiegata nel Mediterraneo» (Internazionale, 29 agosto 2013).

Marx XXI riporta la delirante (in realtà semplicemente coerente con la storia dell’Imperialismo russo e dello stalinismo) dichiarazione del socialnazionalista Melnikov senza commentarla. Ne ricavo l’idea che molti ex filosovietici di casa nostra si sono rapidamente convertiti in filorussi. Il lupo ha dunque perso il pelo ma non i baffoni, pardon: il vizio.

Se per i sostenitori dell’Imperialismo russo (in vista della pace mondiale, si capisce) «è evidentemente indispensabile rafforzare la presenza della Russia nel Mar Mediterraneo», per i militanti dell’autentico internazionalismo è altrettanto «evidentemente indispensabile» prendere di mira ogni posizione che spinga le classi subalterne del Paese e del pianeta a schierarsi con una delle parti che si contendono il Potere sistemico (capitalistico) regionale e mondiale. E ciò appare tanto più urgente e necessario nella misura in cui la propaganda imperialistica “dal basso” veste i panni del “pacifismo” e dell’“antimperialismo”.

san obamaApprofitto di questa breve nota per riproporre la mia “piattaforma politica” sulla crisi siriana, in attesa che i missili umanitari e progressisti di Obama e Hollande cadano sul macello siriano.

Contro l’intervento cosiddetto “umanitario” in Siria. Soprattutto contro gli interessi dell’imperialismo italiano e la sua eventuale partecipazione nell’operazione “umanitaria”, non importa se all’interno della cornice NATO, se sotto l’egida dell’ONU o (ipotesi oggi alquanto azzardata) nel quadro della Comunità europea.

Contro il regime sanguinario di Damasco e contro i suoi nemici che aspirano a sostituire al potere gli attuali macellai per perpetuare il vecchio dominio di classe.

Contro tutti gli imperialismi, mondiali e locali. Contro lo spirito nazionalista e patriottico, veleno per tutti gli individui a qualsiasi latitudine.

Contro la menzogna sovranista della difesa dei confini nazionali (e degli interessi nazionali in generale): la patria dei salariati è il carcere capitalistico. Per l’autonomia di classe, sempre e comunque, su ogni terreno di iniziativa politica.

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5 thoughts on “STALIN XXI. Il lupo perde i baffoni ma non il vizio!

  1. Putin ha una politica nazionale ed estera indipendente. Il partito comunista russo è il secondo partito del Paese, c’è una tendenza nazionalista ma “date le circostanze”..
    Antimperialismo in questo caso è anche sinonimo di interessi da tutelare (gasdotti), interessi geostrategici. Si parla non a caso di rapporti di forza, l’intero medio-oriente a disposizione degli USA creerebbe qualche problema alla Russia di Putin dal punto di vista commerciale e non solo. Ciò è male se non aleggia lo spirito “sempreverde” dell’autonomia di classe? Può darsi ma ogni tanto un tocco di sano realismo (geo)politico nel XXI secolo ci sta senza dover addossare costantemente la gestione di equilibri geopolitici a classi subalterne del tutto scevre di un minimo potenziale rivoluzionario, lo squilibrio delle forze in questione peraltro è enorme.. poi ad ognuno il suo.
    Alla seguente dichiarazione: Ci troviamo di fronte all’aggressione armata contro uno stato sovrano. Mi domando, cos’altro aggiungere?
    Vogliamo correre dietro alle moltitudini di Negri?

    • Condivido: «ad ognuno il suo». Mentre la sua prospettiva geopolitica è confinata all’interno della competizione interimperialistica, e si limita a sostenere uno dei campi imperialistici in conflitto sistemico (la Russia, nella fattispecie), il mio punto di vista critico-radicale (o semplicemente anticapitalista) analizza quella competizione solo ed esclusivamente per trarne degli elementi che possano contribuire alla formazione di una “coscienza di classe rivoluzionaria”.
      Le ragioni degli imperialismi maggiori (Stati Uniti, Russia, Cina, Europa) mi sono ben presenti, e proprio per questo le contesto alla radici, perché mi batto per un mondo umano, non per una sistemazione multipolare del Dominio sociale capitalistico mondiale.
      Il fatto che la sua posizione appaia oltremodo realistica mentre la mia sembra brancolare nella dimensione della più astratta utopia, ebbene questo fatto la dice lunga sulla strapotenza di quel Dominio e sull’impotenza delle classi dominate. Ciò non mi impedisce tuttavia di dare il mio piccolo contributo alla sola causa che mi sta a cuore: la rivoluzione sociale anticapitalistica in vista di un assetto umano del pianeta. Di qui, la mia lotta (disperata?) per affermare la tutt’altro che «sempreverde» autonomia di classe, oggi del tutto assente su scala mondiale. È chiaro che fin quando tale autonomia non farà capolino sulla scena sociale la sua posizione “realista” sarà sempre quella vincente, quella dominante, e «ciò è male», almeno per gli utopisti del mio calibro.
      Per me non si tratta di gestire gli equilibri geopolitici, ma di contestare alla radice ogni genere di “equilibrio” geopolitico. Il «sano realismo», politico e geopolitico, lo lascio ai difensori dello status quo sociale planetario. Appunto, «ad ognuno il suo».
      D’altra parte non vedo come la difesa degli interessi strategici dell’Imperialismo russo possa avere qualcosa a che fare, anche solo lontanamente, con una politica antimperialista. Non scherziamo! Liberi di tifare per gli Stati Uniti o per la Russia, per l’Europa a trazione più o meno tedesca o per la Cina, ma non mi si parli di “antimperialismo”!
      Per quanto riguarda la Siria, vedo che lei sorvola sul bagno di sangue provocato dal macellaio di Damasco, gas o non gas – non faccio differenza tra morti “convenzionali”, accettati dal diritto internazionale, che è poi il Diritto dei più forti, e morti “non convenzionali”. Come sa, io attacco anche gli attuali nemici del regime siriano, i quali intendono semplicemente occupare il posto degli attuali macellai e oppressori. Sto solo dalla parte delle vittime, ossia di chi oggi subisce l’orrore della guerra dopo aver sperimentato una vita di miseria e di oppressione.
      Sono ovviamente contro l’aggressione imperialistica ai danni della Siria, ma non nel nome dell’intangibilità della sovranità statuale-nazionale, un concetto che nella società-mondo del XXI secolo acquista un significato particolarmente reazionario alla coscienza di chi rema contro il Capitalismo e l’Imperialismo. La cosa, lo so, non la riguarda. E, detto en passant, probabilmente non riguarda neanche l’evocato Toni Negri.
      Preso atto che ci separa un abisso teorico e politico, la ringrazio per il commento e la saluto.

  2. Sig. Isaia, chiedo venia per il tono “teso” nel mio primo commento.
    Se vogliamo addentrarci nelle mie preferenze, le dico con franchezza che i modelli cinese, coreano e via discutendo a me non garbano particolarmente. Se ad ex. parliamo di tutele in materia di lavoro, i suddetti regimi “comunisti” lasciano a desiderare; le componenti patriottiche e nazionaliste fanno parte di un certo folklore, se vogliamo.
    Non deifico Putin, né la sua opposizione, il PCFR, né altri partiti comunisti. Ma altresì mi appaiono fondamentali i ruoli di Russia, Cina e Iran che si sono impegnate a scongiurare un attacco alla Siria e allo smembramento definitivo del medio-oriente.
    “Innanzitutto, appare chiaro che i paesi ancora ufficialmente socialisti – e primo fra tutti la Cina – non hanno nulla a che vedere, e sarebbe ora di ammetterlo senza mezzi termini, con il socialismo e il comunismo.” Concordo con quanto scritto da La Grassa nel saggio Gabbia d’Acciaio (1994).
    L’esperienza comunista ha visto la sua fine nel ’91 non senza strascichi e a mio modesto avviso sarebbe quasi follia riproporre certi scenari e con sincerità le dico inoltre che evito qualsiasi tipo di ortodossia soprattutto se si tratta di quella marxista (mi reputo marxista superando il marxismo). Ciò non vuole significare che io mi metta al caldo delle lotte interimperialistiche ma a data situazione vedere lo sciacallaggio imperialista statunitense nel medio-oriente, mi reca non qualche disturbo peraltro all’interno di determinati equilibri, precari, geopolitici. Se la Russia mette a disposizione due navi da guerra nel mediterraneo orientale non posso che rallegrarmene, un ennesimo conflitto genererebbe spaccature non solo geopolitiche ma anche nella struttura sociale, cosa che sta già accadendo in Siria, ripercussioni ce ne sarebbero anche per l’Italia (sono arrivati i primi siriani in Italia, cosa troveranno?) che già ha contribuito con il suo imperialismo che definirei “passivo” in quanto il finanziamento di missioni di aggressione all’estero è ingente, vedasi Afghanistan, il guadagno però non è pervenuto poi ci sono i finanziamenti dell’UE ai ribelli jihadisti e quella è altra cosa ancora. Vi è in sostanza “imperialismo” ed “anti-imperialismo”.
    Menzogne sul regime Assad se ne dicono da due anni e credo che vi sia lo zampino di una certa cultura dominante (la creazione del nemico, in questo caso Assad, che turba la pace in medio-oriente) che fa capo agli Stati Uniti ed Israele, legati oltre che ai ribelli ad Al-Qaeda e ai salafiti, impegnati a dare in pasto agli occidentali video e notizie false.
    Su Assad si evince già come io la pensi e non mi inoltro, conoscendo la sua posizione, nella discussione. Sulle vittime delle guerra concordo, sono morti troppi civili siriani, troppi.
    La sovranità di una nazione non deve essere violata e questo è un principio basilare del diritto internazionale ma qui la discussione si farebbe oltremodo intricata e lunga quindi mi fermo.
    Mi levo il cappello di fronte a chi si definisce un utopista ma mi riesce difficile esserlo in questo frangente storico (stiamo ormai giungendo ad una fase multipolare, sarà necessaria concretezza per reggere il gioco dei nuovi equilibri) e penso anche negli anni a venire, ma non significa, in nessun modo, schierarmi con la ragione del Dominio quindi essere un reazionario o non avere a cuore la sorte degli oppressi.
    Un abisso teorico o un pizzico di realismo.. (purtroppo la nostra azione sarà affidata e limitata ad un blog o ad una manifestazione con pochissime adesioni).
    Saluti e grazie per la gentile risposta.

    • A dire il vero non ho trovato particolarmente sconveniente il tono del suo precedente intervento. D’altra parte un polemista della mia fatta non può certo lagnarsi dell’altrui sarcasmo. Comunque apprezzo il suo tatto.
      Mi sembra che le posizioni di entrambi siano ben delineate. Qui mi limito a due precisazioni “dottrinarie”.

      La “mia” utopia allude a una realtà che ancora non esiste, ma che potrebbe concretizzarsi sulla base dell’attuale processo sociale, attraverso un suo «capovolgimento dialettico», altrimenti chiamato rivoluzione sociale. Sono un utopista in questo peculiare significato.
      Contrappongo l’utopia, nell’accezione appena chiarita, alla chimera, ossia alla mostruosa creatura concettuale che esiste solo nella testa di chi la concepisce. Ad esempio, una società capitalistica (la cui adeguata dimensione è il mondo) priva di sfruttamento, di conflitti d’ogni genere, di contraddizioni e di ogni sorta di miseria (soprattutto esistenziale) più che un’utopia è appunto una chimera. Qui utopia sta dunque, e mi scuso per la civetteria teologica, per idea che vuole farsi «carne e sangue».

      Sul “comunismo“! Se lei è abbastanza masochista può leggere il mio studio (il PDF è scaricabile da questo blog) sulla sconfitta della Rivoluzione d’Ottobre, nel quale mi sforzo di dimostrare come l’esperienza rivoluzionaria in Russia si concluse con una sua radicale sconfitta già alla fine degli anni Venti, allorché la prospettiva rivoluzionaria nei Paesi occidentali (Germania in primis) si chiuse tragicamente, lasciando la Russia rivoluzionaria in un insostenibile isolamento, alle prese con potenze sociali che la schiacceranno rapidamente. Ciò che va apprezzata nel modo corretto è soprattutto la complessa e contraddittoria (per certi versi paradossale) fenomenologia della sconfitta. Alludo allo stalinismo.
      Lo stalinismo rappresentò per un verso la sconfitta della natura proletaria (nell’accezione storica e politica del concetto, non in quella meramente sociologica) della Rivoluzione d’Ottobre, e per altro verso la peculiare via alla modernizzazione capitalistica in Russia, nonché la ripresa dello storico ruolo imperialistico del Paese nel nuovo contesto geopolitico realizzato dalla prima guerra mondiale.
      La tesi del fallimento del comunismo, più o meno “reale”, dopo il crollo del Muro di Berlino non trova dunque a mio avviso alcun fondamento storico-sociale, e il suo successo riposa soprattutto sulla maligna esistenza dei figli e dei nipoti di Stalin, i quali, sempre a mio modestissimo avviso, hanno reso alle classi dominanti di tutto il pianeta un impagabile servizio: fare apparire il “comunismo” nei panni di una ben miserevole alternativa al capitalismo.
      Il “comunismo” non ha visto la sua fine semplicemente perché non è mai esistito – lo stesso «comunismo di guerra» degli anni della guerra civile in Russia ebbe un significato squisitamente politico, come riconobbe Lenin ai tempi del varo della Nuova Politica Economica.
      Per questo penso che la mia utopia sia del tutto intonsa, ancorché difficilissima da praticare. Come vede, un po’ di sano realismo non manca neanche al sottoscritto.
      La ringrazio per l’attenzione e la saluto.

  3. Pingback: LA SIRIA E IL SISTEMA TERRORISTICO MONDIALE | Sebastiano Isaia

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