IL KATÉCHON “COMUNISTA” DI DIEGO FUSARO

175000943-a0e90004-d90e-43e6-b35d-9fdab47df949Spassosissima intervista di Andrea Pollastri di Eidoteca al «coraggioso filosofo» Diego Fusaro, già preso di mira dal sottoscritto per le sue miserrime posizioni filosiriane. Nell’intervista Fusaro reitera le consuete argomentazioni a favore del regime sanguinario di Damasco sulla scorta di un antiamericanismo che nulla ha a che vedere con un autentico antimperialismo, il quale non discrimina tra imperialismi buoni (ossia “usabili tatticamente” nella lotta antimperialista) e imperialismi cattivi.

Di particolare pregio teorico e politico (ovviamente sto pizzicando la mia corda macchiettistica) ho trovato la riflessione che segue: «Dissoltosi quello che, con il lessico della teologia politica, potremmo definire il “potere frenante” (katechon) comunista, la scena mondiale si è contraddistinta per la riesplosione virulenta dei conflitti imperialistici: sconfitta l’Unione Sovietica, gli USA aspirano alla conquista del mondo intero». Questi passi confermano, tra l’altro, la mia interpretazione del katéchon secondo la declinazione sinistrorsa – ma anche destrorsa – di matrice antiglobal e antiamericana del noto concetto teologico-politico. Rimando perciò con una certa soddisfazione a Dominio e katéchon.

Per il «coraggioso filosofo», come d’altra parte per tutti i “marxisti” vetero e/o post stalinisti, il conflitto imperialistico si esaurisce, di fatto, nell’aspirazione americana di conquistare il «mondo intero». Il fatto che la Russia, la Cina e altre medie e piccole potenze sono parte integrante del sistema imperialistico mondiale, che va rigettato in blocco, è una sottigliezza geopolitica che sfugge alla considerazione del Nostro eminente dialettico, come dimostra la seguente perla schiettamente “antimperialistica”: «Pur con tutti i suoi limiti interni (che non mi sogno certo di negare o anche solo di ridimensionare), la Siria è uno Stato che resiste all’impero americano: quest’ultimo, non a caso, l’ha da tempo inserita nelle sue “liste di proscrizione” globali, bollandola come rogue State (ossia negandole, di fatto, il diritto stesso di esistere come Stato sovrano). Né va dimenticato che la Siria è la più stretta alleata dell’Iran, il vero nemico degli USA in quell’area del mondo». Com’è noto, la Siria è da tempo alleata dell’imperialismo russo (prima in guisa “sovietica”), è cioè inserita a pieno titolo nel sistema imperialistico internazionale cui accennavo prima, e difatti Damasco ha sempre giocato astutamente (e non poche volte sulla pelle dei palestinesi) un’autonoma partita geopolitica nel suo cortile di casa, avvantaggiandosi anche del sostegno politico-militare di Mosca. Analogo discorso deve farsi per l’Iran.

Ragionare in termini di difesa della sovranità nazionale, una sovranità che peraltro, in Siria come negli Stati Uniti e altrove, difende i vigenti rapporti sociali di dominio e di sfruttamento, significa non capire nulla del maligno – a proposito di katéchon – mondo in cui viviamo, e significa soprattutto appoggiare, magari sventolando le rosse bandiere della Rivoluzione (sic!), imperialismi grandi e piccoli, mondiali (Russia e Cina, nella fattispecie) e regionali (Siria e Iran). Significa insomma rimanere sul terreno dello scontro interimperialistico credendo di saperla più lunga della dialettica del Demonio, pardon: del Dominio. Come ho detto altre volte, per le mosche cocchiere assai ferrate in diamat si tratta di una concretezza tutta spesa al servizio dello status quo sociale planetario. Ho detto sociale, non geopolitico: i rapporti di forza fra le Potenze cambiano, i rapporti sociali capitalistici no. Salvo rivoluzioni sociali ancora di là da venire.

assad3«Occorre tornare a rioccupare il futuro con progetti di cambiamento, che mettano in discussione i dogmi della teologia neoliberale, primo tra tutti il suo comandamento fondamentale: “non avrai altra società all’infuori di questa!”». Posso dire che della teologia della (pseudo) liberazione di un filosofo che sostiene gli interessi della Siria, dell’Iran, della Russia e della Cina non mi fido neanche un poco?  «Ci vuole molto coraggio per coltivare la filosofia nel tempo in cui tutti calcolano e nessuno più pensa». Appunto: nessuno, a cominciare dai filosofi “antimperialisti”. Infatti, definire «comunista» la funzione “katechontica“ svolta dall’Unione Sovietica durante la cosiddetta guerra fredda significa non avere un solo pensiero autenticamente critico-radicale in testa.

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10 thoughts on “IL KATÉCHON “COMUNISTA” DI DIEGO FUSARO

  1. riporto la mia esperienza: ho letto l’opera di marx 3 volte: a 15 anni, a 30 anni e negli ultimi autunni, cioè a 50 anni suonati; solo nell’ ultima lettura, un pò per le solite questioni oggettive e un pò grazie anche a questo blog, ho sentito una piacevolissima corrente di pensiero fresco, profondamente libertario e radicato nell’umanesimo (uso questi termini nella loro accezzione astratta)
    prima mi soffermavo unicamente sull’ aspetto del contro-potere, della conquista materialistica delle sue casematte, trascurandone la fondamentale dialettica assolutamente già in essere con l’ estinzione della politica e del rapporto di potere.
    una chance la darei anche a fusaro, al netto del suo maestro -che sembra riprendere acriticamente- e del clamore mediatico che suscita, due aspetti che depongono a suo sfavore

    • Ti ringrazio molto per le belle parole. Il mezzo secolo sul groppone pesa anche su di me! Lo so, questo non ti consola… Per quanto riguardo Fusaro, che non conosco se non per le sue cose che ho preso di mira semplicemente per illuminare una posizione che a mio avviso va combattuta, dico solo che una chance la do persino a me stesso. Ed è tutto dire. Ciao!

  2. E’ esercizio abbastanza ambiguo quello di sottendere una relazione tra anti-imperialismo d’accatto e difesa della sovranità nazionale.
    Il fatto che Siria e Iran approfittino del contesto di conflitto tra super e non-super potenze geopolitiche è lecito e normale. Che poi entrino in un contesto a loro volta imperialista (localmente) è altra faccenda. A parti invertite, un’interferenza esterna nelle vicende interne del popolo americano, come sarebbe giudicata?
    Da par mio altrettanto negativamente. Il problema non è il dittatore sanguinario (uh?) il problema è non farsi gli affari propri.
    Un conto è la critica al sistema in se, un altro aspetto riguarda i rapporti tra i popoli.
    Non c’è scritto da nessuna parte che morto un imperialismo, il pensiero alternativo si fermerà. La critica di Fusaro è rivolta agli USA, perché gli USA sono gli attuali attori dominanti della scena, e vorrei ricordare che la Cina ha interiorizzato un modello economico-imperialista interno ed esterno del tutto speculare al “maestro” americano.

    • Il contesto imperialista locale da te segnalato non è, a mio avviso, «altra faccenda»: è invece la faccenda che deve riguardare chi lotta contro l’Imperialismo di ogni latitudine. Lo sfruttamento, l’oppressione e la violenza delle potenze imperialiste regionali non hanno niente di diverso, quanto a qualità (a disumanità), dalla prassi imperialistica delle grandi potenze. Il sangue che versa il regime di Damasco per me non differisce in nulla dal sangue che versa il regime di Washington. La logica del cortile di casa è la logica dello scontro interimperialistico, mentre personalmente ragiono in termini di interessi di classe: mi batto contro l’Imperialismo americano così come mi batto contro l’Imperialismo siriano, iraniano, israeliano, russo, cinese, e via di seguito in quanto mi batto contro gli attuali rapporti sociali di dominio e di sfruttamento, i quali oggi hanno una dimensione mondiale.
      La mia non è una visione geopolitica del mondo, ma una visione critico-radicale – una volta si diceva “rivoluzionaria”.
      In quanto proletario (ti offro un mio dato biografico) internazionalista italiano, o basata in Italia, mi batto in primo luogo contro l’Imperialismo italiano: è l’ABC dell’internazionalismo proletario. Quello vero, non quello di matrice stalinista che gabellava per “internazionalismo” la difesa dell’Imperialismo cosiddetto sovietico.
      Se c’è qualcosa di ambiguo è semmai il concetto di popolo (magari associato a quello di Patria), perché cela la realtà della società classista, e solo ai tempi dell’ascesa rivoluzionaria della borghesia esso ebbe un significato storicamente progressivo. Soprattutto nel XXI secolo il “popolo” è una truffa ideologica tentata ai danni dei dominati. Per questo chi dice che sostenendo le ragioni della Siria in realtà si sostengono gli interessi del «popolo siriano», e non quelli del sanguinario regime di Damasco, mi fa ridere, per mantenermi moderato.
      Fusaro critica l’America e sostiene l’Europa (leggere il mio post dell’altro ieri), ossia oppone a un Imperialismo un altro Imperialismo: questo significa muoversi concretamente sul terreno dello scontro interimperialistico, sostenere gli interessi di alcuni padroni contro altri padroni. La sua è una concretezza messa al servizio del Dominio capitalistico. La storia, non io, dimostra ampiamente che è una pia illusione quella di poter sostenere gli imperialismi più deboli per sconfiggere quelli più forti, per poi “fare la rivoluzione” e fottere la borghesia di tutto il mondo. Da che mondo è mondo le mosche cocchiere non hanno fatto altro che ingannare innanzitutto se stesse. D’altra parte, la “legge” dello sviluppo ineguale del Capitalismo presenta sempre capitalismi e imperialismi di differente forza specifica.
      La Cina è capitalista “di suo”, per così dire. Se vuoi sapere come la penso sulla Cina puoi leggere qualche post dedicato a questo Paese (vedi nelle Categorie) o scaricare il PDF Tutto sotto il cielo – del Capitalismo.
      Ti ringrazio per l’attenzione e ti saluto.

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