VERGOGNOSA È LA SOCIETÀ CHE (AN)NEGA L’UOMO

demIeri il Santissimo Padre, nuova icona del progressismo mondiale, ha dichiarato che l’ultima strage di immigrati è una vergogna che ci ricorda che la salvezza risiede nell’«Altissima povertà» praticata dal Santo di Assisi. A mio modesto e profano parare non si tratta di vivere tutti in povertà, quanto piuttosto di regolare i conti con l’incubo che abbiamo reso abitabile, e perfino confortevole, per rendere efficace la possibilità di una vita umana. Semplicemente umana.

«Queste stragi del mare non devono più ripetersi», ha detto per l’ennesima volta il Santissimo di cui sopra. Dinanzi a questo pietoso esorcismo francescano quasi mi commuovo, insieme alla Boldrini, alla Kyenge, alla Bonino e agli altri uomini di buona volontà. Quasi. Ci manca davvero poco e potrei pure versare qualche lacrima equa e solidale. Dopo tutto il medico mi ha detto che piangere ogni tanto «è salutare». Benedetta medicina!

Mentre mi sforzo di commuovermi, allontanando dalla mia faccia lo specchio che riflette il maligno e cinico ghigno delle cose, do a tutti l’appuntamento alla prossima occasione che ci permetterà di esternare ancora una volta un’indignazione a prezzi ribassati.

«L’isola italiana è un simbolo del fallimento della politica d’immigrazione europea», ha scritto Der Spiegel. Nossignore: Lampedusa è il simbolo della vigente società disumana. Per El País «La tragedia dei migranti clandestini è una vergogna per l’Europa». Correggo: essa è piuttosto la cifra adeguata a questo vergognoso regime sociale planetario dominato dal Capitale Universale. «Lampedusa affonda», titola la Gazeta Wyborcza.  In effetti affonda sempre di nuovo la possibilità di una vita a misura d’uomo, a Sud come a Nord, a Ovest come a Est. «Il canale di Sicilia è diventato una tomba per gli africani che sognavano il paradiso europeo», continua la Gazeta.  Ma la tomba allude piuttosto al negato “paradiso terrestre”.

Certo è che mai il mondo ha conosciuto una condizione esistenziale neanche lontanamente paragonabile a quella che ci è toccata in sorte: vivere nel cieco regno della necessità, a disputarci un posto di lavoro, un pezzo di pane, una carriera più veloce e gratificante, la mera sopravvivenza (magari attraversando deserti e mari) e quant’altro passa il convento capitalistico globale a un passo dal regno della libertà e dell’umanità. È una vera e propria tragedia. È la tragedia dei nostri calamitosi tempi. E ci concediamo pure il lusso dell’indignazione – a saldi di fine stagione – dinanzi alla banalità del Male!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...