NULLA È INNOCUO. NESSUN LUOGO È SICURO

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Breve riflessione sulla cosiddetta privacy

Tutti spiano tutti: gran bella scoperta, davvero. «Persino tra amici si spiano!»: un’altra epocale scoperta, non c’è che dire. Ma, attenzione, qui non intendo riferirmi allo spionaggio industriale americano (o cinese, oppure giapponese, russo, ecc.) messo in atto ai danni della Germania, e di altri Paesi europei, sotto la copertura della lotta al terrorismo. A proposito: alla Francia non è parso vero poter convocare l’ambasciatore americano per «comunicazioni urgenti». Finalmente un eccellente pretesto per mostrare una parvenza di muscoli, e per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale sull’inconsistenza strutturale del cosiddetto asse franco-tedesco. Dopo mesi di caduta nei sondaggi, ecco arrivata qualche giornata buona per lo scialbo Hollande. Inutile dire che intorno alla «grande ipocrisia», come l’ha giustamente definita Franco Venturini ieri sul Corriere della Sera, si stanno giocando diverse partite economiche e geopolitiche che nulla hanno a che fare con il cosiddetto diritto alla privacy dei cittadini europei. Ma figuriamoci! Come disse una volta Churchill, e come sanno bene i “realisti” geopolitici, «gli stati non hanno amici, hanno interessi».

Né intendo alludere allo spionaggio che tutti i santi giorni ci vede vittime del Leviatano di casa nostra. Detto en passant, per gli ammalati cronici di sovranismo economico e politico la cosa appare meno grave del noto scandalo internazionale (anche perché esso vede il Grande Satana a stelle e strisce nei panni del cattivo ragazzo). Com’è noto a chi ha la bontà di leggere le mie modeste cose, niente è più distante dal mio modo di vedere il mondo quanto il sovranismo comunque declinato. Per me spionaggio internazionale e spionaggio nazionale pari sono. Mi correggo: il secondo tipo mi è assai meno gradito, anche perché i suoi effetti sono più stringenti e immediati. Non per questo alla fine di ogni mia comunicazione telefonica dimentico di salutare i tutori della sacra legge che eventualmente mi stanno intercettando: l’educazione, prima di tutto. La sicurezza dello Stato, si dice, ha i suoi costi. Forse è anche per questo che il Moloch non mi è molto simpatico, diciamo così.

No, qui voglio accennare brevemente allo spionaggio che vede i cosiddetti utenti della rete nei panni, al contempo, di vittime e di carnefici. Anche senza volerlo tutti spiano tutti. Ad esempio, su Facebook tutti i giorni vengo a conoscenza, mio malgrado (lo giuro!), di molti aspetti, persino molto intimi, della vita privata di persone che neanche conosco. Sono probabilmente le stesse persone che poi si lamentano perché il mercato li subissa di spot pubblicitari ritagliati a misura della loro vita quotidiana. «Ma questi come fanno a conoscere i miei gusti, le mie abitudini, le mie priorità, il mio stesso carattere?» La risposta è fin troppo banale, come il Male: siamo noi stessi i migliori alleati del mercato, ossia del Capitale. La privacy è un concetto obsoleto, non più che una maldestra foglia di fico che anziché nasconderla, enfatizza la cattiva realtà. «L’utente è nudo!», grida il Re. In effetti, ci consegniamo alla sua sovranità non solo senza opporre resistenza, ma col sorriso sulle labbra.

L’altra volta osservavo per strada dei ragazzini (mi sto esponendo al reato di pedofilia?) che usavano il loro telefonino come arma contundente: «Dai, fotografiamo Tizio con la tipa e mettiamo la foto in rete!» E Vediamo l’effetto che fa. Sicuramente molte crasse risate, e magari un suicidio come effetto collaterale: «Tizio era troppo sensibile, non ha retto allo scherzo». Già, «troppo sensibile», un pericoloso lusso, di questi tempi.

Inutile cercare di nasconderci: il Dominio ci “sgama”  dappertutto. Perché, sia chiaro, non si tratta né di incultura, né di generico «disagio sociale», né, tanto meno, di tecnologia “invasiva”, la quale esprime piuttosto l’abisso esistenziale nel quale sprofondiamo sempre di nuovo. Per questo chi spegne la tecnologia per non finire impigliato nella rete del Dominio si illude di saperla più lunga degli altri. Non controlliamo la realtà sociale, ma piuttosto ne siamo controllati: è, questa, una verità che ci incalza sempre più da tutte le parti, persino nei dettagli più minuti e insignificanti della nostra esistenza. Nulla è innocuo. Nessun luogo è sicuro.

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