MACELLERIA SOCIALE

l43-macello-suini-130220190444_bigQuesto edificio, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato (Max Horkheimer, Crepuscolo, 1933).

Scrive l’Internazionale: «L’industria della carne suina tedesca è efficiente e sforna prodotti a basso costo. Dietro questo sistema, però, ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche d’allevamento che usano enormi quantità di antibiotici». Comunque niente di cui allarmarsi, almeno secondo le autorità tedesche: trattasi di meri effetti collaterali, come sempre enfatizzati dai soliti militanti vegani, animalisti e antispecisti. Quasi ci credo. Ma solo perché ho un debole per la carne.

Secondo un sindacalista tedesco intervistato da Le Monde qualche mese fa, «l’industria della carne tedesca cerca e trova sempre quello che vuole là dove la miseria è maggiore. Questi industriali si vantano di trattare correttamente gli animali, in compenso però trattano i loro dipendenti come bestie». D’altra parte, «”Se la Germania smettesse di produrre carne in Europa ci sarebbe la carestia!”, scherza il sindacalista. Ma per lui, come per molti altri tedeschi, questa situazione non rappresenta una cosa di cui andare fieri. “Mi vergogno. Quando vado all’estero e penso a questa situazione sono incapace di giustificarla”, dice Alexander Herzog-Stein, specialista del mercato dell’occupazione presso l’istituto Imk, vicino ai sindacati» (Le Monde, 18 settembre 2013). Ma la cosa si giustifica bene da sé. E non solo in Germania, ovviamente.

holy-mountain«Vista in sezione, la struttura sociale del presente dovrebbe configurarsi all’incirca così: Su in alto i grandi magnati dei trust dei diversi gruppi di potere capitalistici che però sono in lotta tra loro; sotto di essi i magnati minori, i grandi proprietari terrieri e tutto lo staff dei collaboratori importanti; sotto di essi – suddivise in singoli strati – le masse dei liberi professionisti e degli impiegati di grado inferiore, della manovalanza politica, dei militari e dei professori, degli ingegneri e dei capoufficio fino alle dattilografe; ancora più giù i residui delle piccole esistenze autonome, gli artigiani, i bottegai, i contadini e tutti gli altri, poi il proletariato, dagli strati operai qualificati meglio retribuiti, passando attraverso i manovali fino ad arrivare ai disoccupati cronici, ai poveri, ai vecchi e ai malati […] Sotto gli ambiti in cui crepano a milioni i coolie della terra, andrebbe poi rappresentata l’indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l’inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali» (Max Horkheimer, Crepuscolo). L’inferno universale nella società disumana.

http://www.minds.com/blog/view/201538/quite-possibly-the-most-eye-opening-six-minutes-ever-on-film

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