LE CAUSE PERSE DI SLAVOJ ŽIŽEK

1201-203834-chetempochefa-620x350Solo ieri ho avuto modo di vedere su YouTube la brillante performance di Slavoj Žižek a Che tempo che fa di domenica. Non avevo mai visto all’opera l’intellettuale sloveno e la curiosità andava perciò soddisfatta. Tanto più dopo che avevo letto un post stile rosico, ergo sum di Diego Fusaro pescato per caso sul web, grazie al quale peraltro sono venuto a conoscenza del fatto mediatico in questione.

Dico subito che le mie aspettative su Žižek come intrattenitore del pubblico colto non sono state deluse: trattasi di un comunicatore televisivo davvero bravo (certo, si tratta poi di vedere che cosa comunica), un ottimo e simpaticissimo showman, non c’è che dire. Un simpaticone, oltretutto. Almeno per chi scrive, si capisce. Il suo gesticolare ha qualcosa di ipnotico, e il suo fissare la camera a favore del pubblico televisivo, infischiandosene platealmente dell’interlocutore che ha dinnanzi, la dice lunga sulla sua padronanza del mezzo mediatico e sulla sua intenzione: «Cerco di far svegliare la gente» .

Per il resto, a cominciare dalle sue insulsaggini sul “comunismo”, ho avuto più che altro delle conferme.

«Cominciamo dal titolo», esordisce l’insipido Fabio Fazio (che forse legge un testo già confezionato): «Quali sono per lei le cause perse?». Žižek risponde immediatamente e senza alcuna esitazione: «Il comunismo». Risposta secca, quasi lapidaria. «Cosa intende per comunismo?», chiede il “bravo conduttore”, che ovviamente conosceva in anticipo la risposta. «Bella domanda, bellissima davvero», riprende il “marxista più pop del pianeta”, almeno secondo le definizioni che di lui danno i massmedia: «Naturalmente non ho nessun tipo di nostalgia per il comunismo del XX secolo. Sono il primo ad ammettere che l’intera esperienza sovietico-stalinista è terminata con un pazzesco fiasco economico e politico. Ma dico che è sbagliato mettere sullo stesso piano il fascismo e il comunismo. Non nel senso che il comunismo sia stato meglio, anzi ci sono stati più morti nei paesi comunisti che in quelli fascisti. Il comunismo è un grande progetto emancipativo che però è andato davvero malissimo. Allora perché dirsi ancora comunisti? Perché la società liberale occidentale non può risolvere i problemi che ci riguardano tutti: da quelli ecologici a quelli legati alla biotecnologia, alla proprietà intellettuale, ecc. La storia non è finita, come sosteneva Francis Fukuyama».

Nonostante tutta la sua profondità filosofica e la sua maestria dialettica, Žižek continua dunque a non capire l’essenza capitalistica dello stalinismo, nonché del maoismo, del titoismo, del togliattismo e via continuando con le tantissime varianti nazionali dello stalinismo che il mondo ha avuto la sventura di conoscere nel secolo cosiddetto breve. Questo fa di lui un venditore di successo della merce chiamata “comunismo”: di qui l’invidia di un altro filosofo “hegelo-marxista”, Diego Fusaro, appunto, che naturalmente non rimprovera allo Sloveno il suo completo travisamento della storia del «socialismo reale», con relativo sputtanamento dell’autentico comunismo. Non può, visto che anche l’Italiano mastica la stessa putrida mercanzia politico-ideologica di matrice stalinista.

images«Oggi», scrive Fusaro contro gli intellettuali alla moda che, come Žižek, «rappresentano la glorificazione ideale del sistema dominante: una glorificazione ancora più efficace – perché dissimulata»; «oggi le sole idee veramente “pericolose”, cioè incompatibili con lo Zeitgeist postborghese e ultracapitalista, coincidono con il recupero integrale della sovranità nazionale (economica, politica, culturale, militare) come passaggio necessario per la creazione dell’universalismo dell’emancipazione (contro il criminale incubo eurocratico), con la deglobalizzazione pratica e con il riorientamento geopolitico contro la monarchia universale. Di tutto questo, naturalmente, nell’opera di Žižek non v’è traccia. Muovendosi entro i confini del politically correct fissati dal sistema, Žižek critica il presente con toni che, quanto più sembrano radicali, tanto più rinsaldano il potere nel suo autocelebrarsi come intrascendibile e democratico. Per quanto tempo ancora dovrà durare tutto questo?» (Slavoj Žižek pensatore pericoloso?). Una lite in famiglia? Sulle ultrareazionarie idee sovraniste e antiamericane del giovane filosofo italiano di successo rimando a diversi miei post *.

Ma ritorniamo alla nostra spassosissima intervista televisiva. Fazio: «Cosa pensa del riformismo?»

1201-203212-chetempochefa-620x350Žižek: «Non sono un riformista. O cambiamo o andiamo incontro al disastro. Se le cose vanno avanti così, fra venti o trent’anni ci aspetta un futuro tremendo. Ma non si tratta di cominciare con una grande rivoluzione, possiamo anche fare delle piccole ma continue lotte, combattendo con regolarità, così da scatenare ulteriori cambiamenti. Per questo penso che Obama ha fatto una buona cosa con la sua riforma sanitaria, che è stata un trauma tremendo per la destra repubblicana. Io dico a Obama: vai avanti così, devi andare avanti». Ma non aveva detto il nostro amico di non essere un riformista? E Obama non è forse il Presidente della prima potenza imperialista del pianeta? Misteri della dialettica! Ma probabilmente è chi scrive a non capire nulla di dialettica, in filosofia come in politica.

Fusaro, che sostiene le cause nient’affatto perse degli imperialismi concorrenti (quello cinese e quello russo, mi pare), non può certo condividere il “riformismo” di Žižek, che appare fin troppo tenero con l’odiato Satana a stelle e strisce.

A proposito di dialettica! «Parlare di cause perse non implica il riconoscimento di un fallimento?» chiede un sempre più estasiato Fazio, che mostra tutta la sua professionalità citando il libro reclamizzato: «Si tratta di continuare a fallire fallendo meglio». Un invito a nozze per il dialettico pop: «Mio Dio, siamo in Italia! Non ci sarebbe la cristianità senza la morte di Dio. Ogni causa ha il suo incipit attraverso un fallimento. Solamente attraverso un fallimento si scopre la causa delle cose. È un movimento dialettico necessario. La stessa cosa vale per il comunismo». Ma cosa sia il “comunismo” per Žižek è presto detto: «Nella Jugoslavia comunista [sic!] chi credeva sinceramente nel comunismo [leggi stalinismo in salsa balcanica] veniva licenziato, perché per essere parte del sistema bisogna essere cinici. Io sostengo di essere il più pericoloso dei dissidenti perché faccio lo stalinista ingenuo». Magari stalinista ingenuo ci può stare. È sulla pericolosità del suo pensiero per lo status quo mondiale che nutro qualche dubbio. In effetti, più di un dubbio. A conti fatti, mi sembra che solo quelle che sostengo io sono delle vere cause perse. E forse anche disperate. Forse.

Su Žižek: Slavoj Žižek e la sindrome della mosca cocchiera.

* Essere senza coscienza – di classe
Il katéchon “comunista” di Diego Fusaro
La resa incondizionata degli amici del macellaio di Damasco

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4 thoughts on “LE CAUSE PERSE DI SLAVOJ ŽIŽEK

  1. La tua (nostra) “causa”, non è nè persa, nè disperata, ma… è una necessità storica, e senza forse. Mi permetto un consiglio: dovresti essere meno lungo nell’estensione dei post. Poniamoci il problema di arrivare a quante più persone è possibile, nel far conoscere le idee di quello che Zizek, ha chiamato…causa persa. E chissà perchè, gira e rigira, non si perde occasione di denigrare il comunismo – comunismo e non stalinismo . Forse il motivo, risiede nel fatto che prima, il comunismo si aggirava per l’Europa, ora si aggira per il mondo,…forse.

    Ciao Sebastiano.

    Luigi

    • Magari esistesse una cosa come la “necessità storica”!

      Ho la sensazione che la vittoria della nostra causa passi solo e unicamente attraverso l’azzardo, la decisione arbitraria dell’(in)umanità sofferente.

      Spiacente di dover dare la brutta notizia, ma siamo soli – senza né Dio né Storia a garantirci il successo o a precludercelo.

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