IL MARX DEI FASCIOSTALINISTI

socsovrLeggo da qualche parte: «Il 21 febbraio Diego Fusaro, brillantissimo divulgatore filosofico di rigoroso stampo neomarxiano, sfida i benpensanti e va a discutere di attualità e inattualità di Marx con il responsabile culturale di CasaPound Italia». La notizia non mi sconvolge/indigna minimamente, né mi sorprende più di tanto. Diciamo anzi che essa conferma le mie settarie elucubrazioni intorno alla “sinistra” italiana in generale (quella che oggi si divide sul nome di Alexis Tsipras*), e a quella di stampo marcatamente socialnazionalista in particolare. Diego Fusaro sarà pure un «brillantissimo divulgatore filosofico», qualità che sono lungi dal contestargli, ma è sul suo impianto concettuale di «rigoroso stampo neomarxiano» che nutro qualche lievissimo dubbio, come attesta anche il mio post di ieri. Ma forse qui il «neo» sta per anti. D’altra parte, uno che, come il sottoscritto, declina ogni accostamento al nome di Marx, in ciò confortato dall’ubriacone di Treviri in persona, non può certo rilasciare patenti di marxismo (più o meno «neo» o «anti») ad alcuno. Mi si permetta però la civetteria piccolo borghese dell’autocitazione.

Scrivevo su un post (Le eccitanti ambizioni della sinistra sovranista) del 13 gennaio:

Definire il Sovranismo come la malattia senile del Nazionalismo mi sembra ancora troppo poco.

Che cosa vuole l’italica Sinistra Sovranista? È presto detto: ripristinare il funzionamento del motore del Capitalismo italiano, «da tempo inceppato», e scongiurare alla Patria quel destino di servaggio economico e politico cui esso sembra inesorabilmente avviato dopo il suo inserimento organico nello spazio politico-economico europeo egemonizzato dalla Germania.

Si dirà che la Destra Sovranista coltiva gli stessi obiettivi. E difatti è proprio così, e basta leggere, ad esempio, i documenti prodotti da CasaPound sulla necessità di difendere i «campioni nazionali» dell’industria tricolore dalla selvaggia ingordigia del «capitale straniero» (germanico e cinese, in primis) per averne piena contezza. Questo, fra l’altro, a ulteriore dimostrazione di quanto assimilabili a uno stesso ceppo ideologico (quello che ha nel Capitalismo di Stato e nella Nazione il suo riferimento materiale) siano lo stalinismo, di vecchio (quello che pregava con la faccia rivolta verso la Mecca del «socialismo reale») e di nuovo conio (quello che ha in Chávez il suo nuovo santino), e il fascismo, anche qui di vecchio (quello che sospirava nostalgicamente pensando alla Repubblica Sociale di Salò) e di nuovo conio (quello che guarda con simpatia alla Grecia di Alba Dorata).

Provoco? Nient’affatto! Mi limito a osservare la situazione del Bel Paese e del mondo da un punto di vista completamente estraneo e ostile tanto alla Sinistra Sovranista quanto alla sua degna e speculare controparte destrorsa. Si tratta del punto di vista che vede nello Stato nazionale, e in ogni forma di Stato (compreso l’ipotetico Stato sovranazionale europeo che tanto inquieta i Sovranisti d’ogni razza e colore), il Leviatano posto a guardia dei rapporti sociali capitalistici, non importa se orientati in direzione del Capitalismo di Stato, come sognano gli ultrareazionari di cui sopra, oppure in direzione del cosiddetto Capitalismo liberista-selvaggio, spauracchio di destri e sinistri.

images* Scrive oggi Pierluigi Battista sul Corriere della Sera: «La sinistra massimalista ha bisogno del mito come l’ossigeno. Finita l’epoca in cui i modelli venivano direttamente dal comunismo al potere, smaltita la sbornia castrista, esaurita la fascinazione per un caudillo di estrema sinistra come Chávez, scomparso il subcomandante Marcos, oggi è il turno di un Che Guevara mite e di successo». È appunto il turno del giovane leader di Syriza Alexis Tsipras. Sull’eterna ricerca del mito da parte dei sinistrorsi italiani Battista ha ovviamente ragione, né tocca a lui precisare che il «comunismo al potere» in realtà non fu altro che un Capitalismo (più o meno “di Stato”) contrabbandato appunto come “comunismo”. Trattasi della balla speculativa più grande e ignobile che sia stata mai architettata contro l’umanità: un vero e proprio complotto contro la possibilità dell’emancipazione universale degli individui.

Bisogna anche dire che una parte della «sinistra massimalista», e precisamente quella di stampo Socialnazionalista che predica l’uscita dell’Italia dall’Unione europea e il ripristino della sovranità nazionale «a 360 gradi» (politica, economica, culturale), guarda come il fumo negli occhi al tentativo di Tsipras di rappattumare la disgregata e depressa sinistra europea. Il proclamato europeismo del giovane leader greco non può certo soddisfare i gusti dei sovranisti di sinistra. Chi segue il mio Blog sa che a mio avviso le due opzioni sinistrorse qui brevemente richiamate si collocano sullo stesso terreno di classe: quello borghese. Che avevate capito?

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8 thoughts on “IL MARX DEI FASCIOSTALINISTI

  1. UN’OSSERVAZIONE
    Da quando il PCI conquistò il ruolo di poliziotto stalinista nei generali rapporti di forza, e riuscì a divenire stabilmente espressione del settore più reazionario della borghesia (dove infatti trovarono grande parrocchia gli “intellettuali”, e in genere tutti quei vogliosi fraticelli armati del più equivoco moralismo), è stata l’organizzazione che più autenticamente di altre ha ereditato il frutto maturo più raffinato del fascismo, quello che ha instillato nei cuori la dolciastra mistica della sacralità assoluta dell’ordine costituito, da una parte, ma anche, in più, della possibilità di riscatto pretesco nella trascendenza culturalista dei bruti beni materiali. Direi che la rivoluzione non arriva, ovviamente, con un tram con su scritto “Rivoluzione Comunista”, penso che in essa, singoli individui facenti parte a questi gruppi potrebbero un dì convergere. Sti sì detti fascisti, questi di oggi insomma, non hanno più lo storico mandato degli originali. Perlopiù mi sembrano solo l’espressione dell’assoluto, comune disagio di vivere all’interno dello stato di cose presente. In tal senso, molti di loro, che per altro appaiono in confidenza materialistica con la rappresentazione che i rapporti di forza abbiano una natura prima di tutto fisica, potrebbero convergere con relativa coerenza nelle fila della rivoluzione.

  2. Pingback: LE CATTIVE ANALOGIE STORICHE DEI POST-STALINISTI | Sebastiano Isaia

  3. il rivisionismo è un tempo remoto ormai qui necessità di capire cosa vogliamo fare se continuare a vivere in mezzo a uno stato mafioso,colluso,concusso o abbattere il sistema,ma non con i partiti populisti di grillo o le brigate dei forconi ma con una vera sinistra unita seria nuova nelle scelte politiche che si ponga nel contesto attuale correggendo gli errori del passato un unica bandiera un unico partito senza oligarchie ma con tanto centralismo democratico questo serve per cambiare la storia di questi ladri sostenuti dai media

  4. Pingback: IO E LA SINISTRA | Sebastiano Isaia

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