PRESSIONI “UMANITARIE” SULL’INFERNO NORDCOREANO

KIM-JONG-UNDopo decenni di imbarazzante silenzio, anche l’ONU “scopre” e denuncia le «violazioni sistematiche, diffuse e gravi dei diritti umani» nell’ultima roccaforte dello stalinismo-maoismo più retrivo. Secondo il Rapporto dell’ONU reso pubblico a Ginevra il 17 febbraio, centinaia di migliaia di prigionieri politici sono morti nei campi di prigionia della Corea del Nord mediante una «politica deliberata di fame, lavori forzati, esecuzioni, torture, stupri, aborti forzati, infanticidi». Il regime di Pyongyang non ha certo lesinato sforzi per assicurare ai suoi amatissimi sudditi l’inferno su questa terra baciata dal Capitale. E se pensiamo che questo miserabile inferno è passato alla storia come comunismo [sic!], ancorché “reale” [risic!], ci rendiamo ben conto in che razza di mostruosità l’astuto Dominio capitalistico mondiali ci ha cacciati.

Scrive AsiaNews (18 febbraio): «Le testimonianze [raccolte nel Rapporto] sono terribili: centinaia di migliaia di persone sono morte nei campi di lavoro del regime, rinchiuse a causa di motivazioni politiche, religiose o sociali. Secondo il testo, all’interno dei gulag (che conterrebbero ancora oggi circa 300mila persone) il diritto “non esiste: i lavoratori sono costretti a vivere e morire come animali, sono sottoposti a violenze sessuali e torture, sotto una perenne coercizione psicologica”. La situazione non è nuova: in effetti dura da 61 anni, ovvero dalla divisione in due della penisola coreana al termine della Guerra di Corea». Una pagina particolarmente mostruosa e odiosa del grande Libro Nero del Capitalismo Mondiale.

«Non serve molto per essere arrestati in Corea del nord. Puoi essere portato in un campo di lavoro se nomini i leader Kim Il-sung o Kim Jong-il senza anteporre il titolo di “compagno tongji”. In Corea del nord la gente fuma il tabacco arrotolato nei fogli di carta. Quando non c’è abbastanza carta, qualcuno al suo posto usa i fogli del quotidiano Rodong. Puoi essere deportato nei campi di prigionia perché magari non hai fatto attenzione all’immagine di Kim Il-sung riportata sul giornale» (Il Foglio, 24 settembre 2013). Non c’è dubbio: il “comunismo” con caratteristiche nordcoreane nuoce gravemente alla salute! Ma suggerisco un’altra ipotesi: chi scrive il post che state leggendo potrebbe essere un servo sciocco dell’Imperialismo occidentale, e difatti cita nientemeno che Il Foglio dell’ultrareazionario Giuliano Ferrara. Meditate gente, meditate…

Naturalmente quando l’ONU, «un cesso» secondo la sobria e intelligente definizione del citato Elefantino Ferrara, «un covo di briganti» secondo una definizione a me più congeniale mutuata da Lenin e da lui coniata per la Società delle Nazioni; quando l’ONU, dicevo, tira in ballo la violazione dei “diritti umani” in riferimento a questo o quel Paese, lo fa o per conseguire un obiettivo ideologico, ossia per tacitare la “coscienza ferita” della cosiddetta opinione pubblica mondiale, oppure perché qualcosa di nuovo bolle in pentola nella “dialettica” fra le potenze mondiali.

Non di rado dopo la pioggia “umanitaria” che dà refrigerio alle angustiate coscienze dei buoni di spirito, segue la fioritura dei missili intelligenti, che dà la pace (eterna) ai cattivi di turno.

Che tutte le nazioni che contano, compresa la Cina, la Potenza che ha foraggiato la Corea del Nord nel corso degli ultimi sei decenni, non vedano l’ora di chiudere definitivamente lo scottante dossier nordcoreano con il minimo costo possibile in termini di sangue e di contraddizioni (gestione del rischio nucleare, esodo “biblico” dal Nord del Paese verso il Sud e la Cina), è cosa nota. Ma come fare? Intanto, la Corte Penale dell’Aia è pronta a organizzare un bel processo di espiazione internazionale contro il simpatico e «Carissimo Leader» Kim Jong-un.

Kim%20Jong%20UnL’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite Wu Haitao ha ovviamente negato ogni responsabilità del Celeste Impero nell’inferno con caratteristiche nordcoreane, aggiungendo che Pechino «continuerà a gestire in modo prudente e appropriato» il rognoso dossier nordcoreano. In realtà la Cina, che sa benissimo di essere il vero obiettivo delle pressioni “umanitarie” esercitate dagli Stati Uniti, ha accusato il “proditorio” colpo, e il ministero degli Esteri cinese ha fatto sapere a Washington che la politicizzazione della questione dei diritti umani non contribuisce a risolvere i problemi, né a convincere i cinesi a votare in sede di Consiglio di Sicurezza nuove sanzioni ai danni di Pyongyang. Ma su questo punto la posizione di Pechino appare meno tetragona del solito. E anche questo può essere l’indizio che qualcosa nella pentola geopolitica di quel delicato quadrante sta davvero bollendo. Si tratta di sapere chi rimarrà scottato.

Vedi:

COREA DEL NORD. LA FAME UCCIDE. LA TELEVISIONE PURE

PROVE DI APOCALISSE NUCLEARE LUNGO IL 38° PARALLELO

IL SOL DELL’Avvenire

IN MEMORIA DEL GENERALE INIVINCIBILE E SEMPRE TRIONFANTE

AMICO NORD COREANO, SPUTA L’ERBA E ADDENTA LA BISTECCA!

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2 thoughts on “PRESSIONI “UMANITARIE” SULL’INFERNO NORDCOREANO

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