STALINISMO DI ANDATA E DI RITORNO

1891015_1397452320523595_381073666_nLa foto qui sopra, ripresa da Facebook, è introdotta dal commento che segue:

«La foto di oggi arriva da Donetsk, capitale della regione orientale dell’Ucraina: la regione dei minatori.
Mobilitazione di classe, mobilitazione in difesa della sovranità nazionale, mobilitazione antifascista e antimperialista, protagonismo dei comunisti: tutto si tiene
».

Segue il mio lapidario commento: Con il maligno cemento dello STALINISMO (vetero, post, 2.0) tutto si tiene.

Fuori sacco, ecco una modesta riflessione sullo stalinismo da me scritta qualche tempo fa per soddisfare la curiosità di qualche lettore, e che a quanto pare mostra purtroppo di conservare un certo fondamento. Anche nel XXI secolo!

Della serie AI CONFINI DELL’IRREALTÀ? Purtroppo ben dentro questa cattiva realtà. Scompisciarsi dal ridere o piangere? Fate un po’ voi. Per quanto mi riguarda, vado a cambiare lo slip!

Della serie AI CONFINI DELL’IRREALTÀ? Purtroppo ben dentro questa cattiva realtà. Scompisciarsi dal ridere o piangere? Fate un po’ voi. Per quanto mi riguarda, vado a cambiare lo slip!

Per me lo stalinismo fu una dittatura capitalistica esattamente – mutatis mutandis sulla scorta del diverso retaggio storico – come lo furono, dittature al servizio del Capitale, il fascismo in Italia e il nazismo in Germania. Per certi versi quello russo (o «sovietico») fu un regime sociale ancora più oppressivo e miserabile di quello italiano e di quello tedesco. In più, ma dalla mia prospettiva sarebbe meglio dire ancora peggio, tale regime dittatoriale (capitalistico: questo elementare concetto va sempre ripetuto) si autoproclamava «socialista/comunista», gettando in tal modo nel discredito, con la zelante collaborazione degli stalinisti basati a Occidente, la stessa possibilità dell’emancipazione del proletariato internazionale e, dunque, dell’intera umanità. Basta insomma poco per comprendere perché lo stalinismo in tutte le sue varianti nazionali (togliattismo, maoismo, guevarismo, castrismo, ecc.) si sia subito imposto alla mia mente come il nemico principale su cui sparare a palle incatenate.

Infatti, per me si è trattato di cogliere due obiettivi strettamente correlati l’uno all’altro: 1. svelare la natura capitalistica del falso socialismo/comunismo russo (e poi jugoslavo, cinese, cubano, vietnamita e chi più ne ha più ne metta), mostrando per questa via la miserabile funzione controrivoluzionaria espletata dal cosiddetto «movimento comunista internazionale» devoto a Mosca (e poi in parte anche a Pechino); 2. combattere la falsa idea secondo la quale l’esperimento «sovietico» dimostrerebbe quanto vana sia la ricerca di una società fondata su rapporti sociali umani: «Se il comunismo è questo, meglio tenerci il capitalismo!». Gli stalinisti di tutto il mondo hanno fatto di tutto per confermare al 100 per 100 il noto aforisma di Churchill.

Non ho mai pensato che questa battaglia fosse facile, tutt’altro; ma una volta impadronitomi di questo fondamentale punto di vista su un evento che ha segnato l’intero Novecento, e che proietta la sua maligna ombra anche sul nuovo secolo, per me non si è posta all’attenzione alcuna alternativa, né a dire il vero l’ho mai cercata. Per mutuare un noto statista americano, sono da sempre un antistalinista non perché sia facile esserlo, ma perché è vero (ancora oggi, anche dopo il crollo dei miserabili muri!) esattamente il contrario.

Naturalmente da questo giudizio sullo stalinismo (come espressione della sconfitta della Rivoluzione d’Ottobre) discendono a cascata una serie di importanti tesi: sulla Seconda guerra mondiale (come guerra imperialistica analoga alla Prima), sulla Resistenza (come continuazione della guerra imperialistica con altri mezzi e nelle mutate circostanze), sulla «Repubblica nata dalla Resistenza» (come continuazione del regime sociale capitalistico con altri mezzi e nelle mutate circostanze, e quindi in assoluta continuità “strutturale” con il precedente regime fascista), e via di seguito. Sul piano teorico, l’antistalinismo mi ha permesso di approcciarmi a Marx e a Lenin senza la maligna mediazione dei “marxisti-stalinisti”, cosa che mi ha evitato un miserabile destino di statalista-riformista-nazionalista.

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4 thoughts on “STALINISMO DI ANDATA E DI RITORNO

  1. Già, proprio due minuti fa ho ricopiato su fb parte di un testo, a proposito di lugubri analogie nazionalsocialiste! Ma non tutti preferiscono guardare in faccia i vari mostri e feticci! Le maschere con le quali li ricopiano servono, forse, ad allontanare da sè il tempo della sofferenza… Ariciao!

  2. Da Facebook:

    PERLE CATECHONTICHE

    Dal profilo Facebook del noto filosofo di successo Diego Fusaro leggo la seguente perla di pregevole fattura teologico-politica:

    «Abbiamo bisogno di una Russia forte militarmente e geopoliticamente, che faccia da ‘forza frenante’ (catechon) alla monarchia universale statunitense e al suo folle sogno di colonizzazione del pianeta».

    Adesso non ho tempo per una risposta all’altezza di questa impressionante dimostrazione di padronanza storico-dialettica dei fatti. Perciò rimando, con la modestia che si addice a un proletario di sicuro insuccesso, al mio post di ieri sullo stalinismo («post, vetero, 2.0») e a un post più vecchio ma di più puntuale impostazione catechontica (Il katéchon “comunista” di Diego Fusaro), dal quale cito alcuni passi:

    Di particolare pregio teorico e politico (ovviamente sto pizzicando la mia corda macchiettistica) ho trovato la riflessione che segue: «Dissoltosi quello che, con il lessico della teologia politica, potremmo definire il “potere frenante” (katechon) comunista, la scena mondiale si è contraddistinta per la riesplosione virulenta dei conflitti imperialistici: sconfitta l’Unione Sovietica, gli USA aspirano alla conquista del mondo intero». Questi passi confermano, tra l’altro, la mia interpretazione del katéchon secondo la declinazione sinistrorsa – ma anche destrorsa – di matrice antiglobal e antiamericana del noto concetto teologico-politico. Rimando perciò con una certa soddisfazione a Dominio e katéchon.
    Per il «coraggioso filosofo», come d’altra parte per tutti i “marxisti” vetero e/o post stalinisti, il conflitto imperialistico si esaurisce, di fatto, nell’aspirazione americana di conquistare il «mondo intero». Il fatto che la Russia, la Cina e altre medie e piccole potenze sono parte integrante del sistema imperialistico mondiale, che va rigettato in blocco, è una sottigliezza geopolitica che sfugge alla considerazione del Nostro eminente dialettico, come dimostra la seguente perla schiettamente “antimperialistica”: «Pur con tutti i suoi limiti interni (che non mi sogno certo di negare o anche solo di ridimensionare), la Siria è uno Stato che resiste all’impero americano: quest’ultimo, non a caso, l’ha da tempo inserita nelle sue “liste di proscrizione” globali, bollandola come rogue State (ossia negandole, di fatto, il diritto stesso di esistere come Stato sovrano). Né va dimenticato che la Siria è la più stretta alleata dell’Iran, il vero nemico degli USA in quell’area del mondo». Com’è noto, la Siria è da tempo alleata dell’imperialismo russo (prima in guisa “sovietica”), è cioè inserita a pieno titolo nel sistema imperialistico internazionale cui accennavo prima, e difatti Damasco ha sempre giocato astutamente (e non poche volte sulla pelle dei palestinesi) un’autonoma partita geopolitica nel suo cortile di casa, avvantaggiandosi anche del sostegno politico-militare di Mosca. Analogo discorso deve farsi per l’Iran.

    ***

    Un commento da Facebook:

    F. G.: Caro Sebastiano Isaia, leggo sempre con molto interesse i tuoi articoli e continuo a non capire perché ti soffermi tanto su questo Fusaro! Uno che si dice marxista e poi vuole difendere la sovranità nazionale italiana! Da aggiungere anche che si dice allievo di Costanzo Preve, un altro studioso molto discutibile. Come ti dicevo, é solo protagonismo mitomane.

    Sebastiano Isaia: Ciao Fabio. Come ho detto altre volte prendo di mira le posizioni, non le persone, per chiarire come la penso su questa escrementizia società. Per me il personaggio in questione è solo un pretesto. Ti ringrazio per l’attenzione e ti saluto. Ciao!!

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