L’ALGORITMO DEL CONTROLLO SOCIALE

2494667_origLa maledizione del progresso incessante
è l’incessante regressione (M. Horkheimer, T. W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo).

Il giornalista Paolo Bottazzini, esperto in tecnologie intelligenti applicate al controllo sociale, è sicuro: «Minority Report è realtà. La polizia statunitense prevede i crimini» (Pagina 99, aprile 2014). Quando vidi il film di Spielberg, nel 2003, subito pensai che la fantascienza esibita nelle sue scene avrebbe avuto assai presto nella realtà qualcosa di simile. Magari al netto dei disgraziati e poco convincenti tre individui provvisti di poteri extrasensoriali predittivi posti al centro del sistema Precogs, il quale finirà per afferrare nei suoi ingranaggi anche l’incolpevole John Anderton, interpretato da Tom Cruise. Fare di queste “previsioni” è facile per chi teorizza che «il peggio è adesso, e non smette di peggiorare», oppure che «se l’uomo non esiste, tutto il peggio non solo è possibile ma è nell’ordine “naturale” delle cose». Mi scuso per l’autocitazione, che non è mai simpatica. È che cerco di spiegare al lettore perché certe informazioni non solo non mi stupiscono ma viceversa mi “confortano”, nel senso che confermano la mia tesi. Come diceva quello, il pessimista è un ottimista che ha capito come funziona il mondo.

Sia come sia, la fantascienza poliziesca è particolarmente incline a capovolgersi in scienza della repressione. «Le tecniche di polizia predittiva sembrano appartenere all’inquietante futuro immaginato dallo scrittore Philip K. Dick, che infatti, nel suo racconto breve del 1956 The minority report  descrisse un futuro in cui la polizia intercetta i criminali prima ancora che agiscano. Nella vita reale, l’approccio si affida ad analisi criminologiche e sofisticati software piuttosto che alle visioni di mutanti seduti all’interno di stanze buie» (James Vlahos, www.lescienze.it, febbraio 2012). E difatti, al cuore del più realistico sistema PredPolmesso a punto negli Stati Uniti si colloca un potente algoritmo.

«Se Amazon sa predire il libro che leggerò, e nel frattempo coglie l’occasione per vendermelo, perché un metodo simile non può aiutare la polizia a indovinare dove sarà commesso il prossimo reato?». Secondo Bottazzini è questa e altre simili considerazioni che hanno ispirato a W. Richard Janikowski, criminologo dell’Università di Memphis, il Blue CRUSH, un potente e sofisticato programma in grado si dare un senso alle moltissime informazioni che si accumulano caoticamente, anno dopo anno, negli archivi della polizia. Se non ricondotto a una stringente logica di sistema, l’oceano di informazioni che arrivano da tutte le parti ai benemeriti tutori dell’ordine può perfino disturbare un’indagine di polizia, la quale per definizione deve “stringere il cerchio”, possibilmente intorno al collo del colpevole.

Scrive Vlahos: «Quando Amazon consiglia un libro sfruttando algoritmi che indovinano i gusti del cliente, si tratta di analisi predittiva. Le aziende che emettono carte di credito si servono di software predittivi per individuare i clienti insoddisfatti e offrire loro condizioni migliori prima che passino alla carta di un altro istituto, e le grandi assicurazioni sanitarie private li usano sperano di prevedere di quali servizi medici avranno bisogno i loro clienti negli anni a venire». Questi passi mostrano bene la profonda relazione che insiste tra il controllo degli individui come potenziali clienti e il controllo degli individui come potenziali criminali: come si dice, tutto si tiene. «L’umanità si affida da sempre all’esperienza e all’intuito per indovinare il futuro, raggiungendo in alcuni casi anche ottimi risultati». Si tratta di capire per chi sono ottimi questi risultati. Certamente per il vigente Dominio sociale.

Nel 2006 P. Jeffrey Brantingham, docente di antropologia alla UCLA di Los Angeles, mise a punto con l’aiuto di un criminologo e di un matematico un affidabile «metodo scientifico» per comprendere  quali comportamenti umani possono far prevedere la commissione di un crimine. Il crimine si può prevedere sulla scorta di una logica scientifica e di strumenti tecnologicamente avanzati (ossia “intelligenti”)? Racconta lo studioso americano: «Avevamo intenzione di fare una ricerca puramente accademica, ma strada facendo ci siamo resi conto che la cosa poteva avere delle applicazioni concrete». L’ennesima conferma, questa, che dentro la dimensione del Dominio nulla è innocente, soprattutto quando di mezzo ci sono zelanti scienziati desiderosi di applicare il metodo scientifico («Dato un gruppo di reati commessi oggi, siamo in grado di costruire un modello matematico e prevedere, in senso probabilistico, che aspetto avrà lo schema dei reati domani?») e gli ultimi ritrovati della tecnologia ai fenomeni sociali.

Oggi, dice con legittima soddisfazione Brantingham, «abbiamo richieste da 200 nazioni». L’algoritmo della repressione si vende come il pane, a ulteriore dimostrazione  che il crimine, anche se solo programmato, paga, eccome!

large_minority_report_blu-ray1«Il primo esperimento ha avuto per teatro la città californiana di Santa Cruz. Il bello del sistema è che per decretarne il successo non serve nemmeno la flagranza o l’arresto: spostando i propri agenti nelle aree dove vengono previsti i reati, la polizia fa automaticamente opera di prevenzione. Il crimine cala, e non c’è neanche bisogno di portare i criminali in tribunale o in prigione, con tutte le spese che ne risultano per lo stato: ladri e assassini restano a casa propria, con le mani in mano, sentendosi per così dire scoperti in partenza» (La repubblica, 7 gennaio 2013). La massima economia repressiva coniugata al massimo di risparmio in termini finanziari: un risultato davvero eccellente, tanto più in tempi in cui gli Stati devono mettere a dieta severa i loro obesi bilanci.

«Naturalmente non è un metodo infallibile: qualche volta l’algoritmo sbaglia». E già, a volte anche gli algoritmi sbagliano. D’altra parte, nulla è perfetto a questo mondo! «Ma a Los Angeles “PredPol” ha già fatto scendere le aggressioni del 33 per cento e i crimini violenti del 21, a Santa Cruz i furti sono calati del 19 per cento, e in questi giorni il rivoluzionario sistema è arrivato nella contea inglese del Kent, da dove se avrà successo si diffonderà nel resto della Gran Bretagna e forse in tutta Europa». Si sa, per ciò che concerno il controllo sociale tecnologicamente avanzato la patria di George Orwell è sempre stata all’avanguardia in Europa, almeno negli ultimi venti anni.

Il Grande Fratello di 1984 impallidisce al cospetto del controllo sociale del 2014. Dai al Dominio sociale (che presuppone e pone sempre di nuovo la struttura classista della società) la potenza della tecnoscienza moderna, e l’inferno sulla terra è cosa fatta. Non bisogna aspettare le guerre mondiali, o i forni crematori su base industriale, per capirlo. Mi correggo: non dovremmo aspettare le guerre ecc.

Mutuando Orwell a proposito della Psicopolizia, possiamo dire con qualche fondamento che tutti siamo circondati, notte e giorno, da “operatori” che ci conoscono intimamente bene.

Naturalmente la polizia predittiva tecnologicamente avanzata suscita una serie di obiezioni da parte delle anime candide, che non devono mai mancare in un’efficiente economia del controllo sociale: il poliziotto buono è altrettanto necessario come il poliziotto cattivo, così come la carota presuppone il bastone, in un’armonica alternanza tra i due strumenti che sgomenta, appunto, solo le anime candide.  «La sorveglianza di massa suggerisce che ognuno di noi è inaffidabile», ha detto ad esempio Clive Norris, un autorevole professore di criminologia. «Raccogliere dati sulle persone dando per scontato che ognuno sia un potenziale criminale significa promuovere un messaggio: che non ci si può fidare dei cittadini» (The post internazionale, 9 ottobre 2013). E come la mettiamo con i sacri e inviolabili diritti che tutelano la libertà e la privacy dei cittadini? Il Kamasutra, con rispetto parlando, suggerisce a tal riguardo una postura che rinvia a certi animali vellosi avvezzi a venir condotti alla stregua di greggi. Non so se ho reso l’idea. Ecco come la mette il Dominio!

A quanto pare il successo, in termini di riduzione dei costi della macchina repressiva e di diminuzione dei reati, ottenuto dai primi sistemi di controllo sociale predittivo è destinato a sbaragliare ogni obiezione politicamente/eticamente corretta. Dopo tutto, è impossibile vietare l’uso dei prodotti della scienza e della tecnica a quelle pratiche sociali che meno ci piacciono. Il “progresso” impregna di sé, con totalitaria necessità, l’intero corpo sociale *, ed è per questo che la «generalità carceraria» di cui parlava Foucault negli anni Settanta oggi acquista un significato ancora più stringente e malignamente radicale. E sbaglia di grosso chi punta i riflettori della critica solo – o soprattutto – sull’aspetto tecnologico del problema (un po’ come fa chi imputa il dilagare dell’alienazione, della prostituzione giovanile, del bullismo, della massificazione dei cervelli e quant’altro a internet piuttosto che alla televisione, ai telefonini piuttosto che ai computer, e via di seguito), mostrando così di ignorare che la tecnoscienza incarna, per così dire, l’intelligenza del Capitale, e ne è al contempo il più straordinario strumento di sfruttamento e di controllo su ogni cosa che cada sotto l’interesse del Moloch.

L’algoritmo del controllo sociale più che alla logica matematica risponde a una precisa necessità sociale. È dunque sulla logica del Dominio che dovremmo puntare il cono di luce della critica, e non per attestare la nostra – presunta – estraneità al Moloch, ma all’inverso per scoprire l’insospettata fitta trama di prassi, di abitudini, di idee, di sentimenti ecc. che ci fanno della sua stessa sostanza. È in questo peculiare senso che il Male, più che banale, è soprattutto radicale.

«Siamo all’inizio di una nuova era per la pubblica sicurezza», osserva pieno di ottimismo Brantingham. Non so perché, ma la cosa non mi entusiasma nemmeno un po’. Lo so, questo mio atteggiamento rende agevole il compito anche della più scalcinata e tecnologicamente obsoleta delle agenzie repressive. Altro che PredPol: per avere ragione di me basta e avanza il vecchio maresciallo Pappalardo!

Minority-Report* A proposito di corpo, ancorché sociale: «Il BOSS (Ottica biometrica di riconoscimento facciale) individua e riconosce qualsiasi persona del globo. Si parla anche di FAST (Future Technology Screening Attribute) che è un sistema di sorveglianza progettato per percepire le intenzioni cattive in base al cambiamento dei segni vitali di un individuo come la frequenza cardiaca, temperatura e i modelli respiratori, tenendo in forte considerazione il linguaggio del corpo. Secondo alcuni test di laboratorio questo prodotto ha un tasso di precisione pari al 70 per cento» (G. Sanfilippo, So che sei un criminale, The post internazionale, 9 ottobre 2013).

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6 thoughts on “L’ALGORITMO DEL CONTROLLO SOCIALE

  1. Sottoscrivo in pieno! Ho a che fare con gli algoritmi predittivi, in campo economico. È vero, abbiamo questa arma potentissima. Non crea allucinazioni (beh, a volte forse sì!) e non riduce a larve come le droghe, non buca le carni e non spezza le ossa come le pallottole (non direttamente, almeno) e non inquina come il traffico illecito di rifiuti. È perfettamente legale, etica e politicamente corretta, cos’altro per essere ancora più micidiale? In fondo, perbacco, distrugge solo vite non-ancora umane!! Huh, com’è dolce e raffinato il Dominio nel trattenere il Male, ovvero, nell’impedire all’Uomo di venire alla luce.

  2. Pingback: Lavorare meno: il modello olandese - Pagina 52

  3. Ciao Sebastiano, articolo stra-ordinario come sempre… ma da incallito lettore dei francofortesi mi pare la citazione iniziale contenga, perlomeno nella mia edizione, “regressione” invece di “maledizione”, nella seconda frase.. il che è aderente alla tesi sostenuta dagli autori. Complimenti ancora

    • Corretto! Che vergogna! Ti ringrazio moltissimo per la segnalazione. La mia edizione è quella Einaudi ristampata nel 1997 (p.43). Grazie per l’immeritato (sbaglio pure le citazioni!) complimento. Ciao!

  4. A proposito di algoritmo!
    Da Facebook:
    IL CAPITALE (DIS)UMANO

    http://www.insideart.eu/2014/04/24/il-capitale-umano-2/

    «Per capitale umano si intende, nel freddo linguaggio economico, l’insieme di conoscenze, competenze, abilità ed emozioni, acquisite durante la vita da un individuo e finalizzate al raggiungimento di obiettivi sociali e commerciali, singoli o collettivi. Il capitale umano viene definito anche il risarcimento assicurativo di una vita: le compagnie assicurative, infatti, sono solite usare un semplice algoritmo * per decidere a quanto ammonta il capitale umano di ciascuna persona. Alla fondazione Mast di Bologna Il capitale umano è il titolo di una mostra, in programma fino al 30 agosto, che espone oltre duecento fotografie che hanno come tema il rapporto tra industria e lavoratori. Curata da Urs Stahel, l’esposizione indaga il cambiamento radicale della società con l’avvento della rivoluzione industriale che, partita dalla Gran Bretagna a fine Settecento, raggiunse tutta l’Europa nel corso del secolo successivo» (InsideArt).

    * «Identificando in anticipo il mondo matematizzato fino in fondo con la verità, l’illuminismo si crede al sicuro dal ritorno del mito. Esso identifica il pensiero con la matematica. (…)
    Il pensiero si reifica in un processo automatico che si svolge per conto proprio, gareggiando con la macchina che esso stesso produce perché lo possa sostituire. (…)
    Il procedimento matematico è assurto, per così dire, a rituale del pensiero. Esso si pone come necessario e oggettivo: trasforma il pensiero a cosa, strumento, come esso stesso volentieri lo chiama. (…)
    L’uscita dal cerchio fatato della realtà è – per lo spirito scientifico – follia e autodistruzione come per lo stregone primitivo l’uscita dal cerchio magico che ha tracciato per l’esorcismo» (M. Horkheimer, T. W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo).

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