CRISI UCRAINA E “IMPOTENZA EUROPEA”

Vladimir-Putin-e-Angela-MerkelL’editoriale di oggi di Mario Deaglio dedicato alla grave crisi ucraina conferma l’errore di prospettiva comune a gran parte degli analisti e dei politologi del Vecchio Continente. Questo errore consiste essenzialmente nel considerare l’Europa occidentale come uno spazio geopolitico fondamentalmente omogeneo, nel cui seno gli interessi nazionali dei diversi Paesi che lo strutturano dovrebbero convergere su una comune linea strategica. Dovrebbero, beninteso. Quando i fatti si incaricano di smentire l’infondata prospettiva (e dalla caduta del Muro di Berlino in poi lo fanno con una frequenza davvero impressionate), e mostrano la cruda realtà di una divaricazione di interessi sistemici fra i Paesi europei, se ne spiega il motivo facendo ricorso a un supposto deficit di intelligenza politica e di visione strategiva che contraddistinguerebbe l’attuale leadership del Vecchio Continente.

«Ci vorrebbero i Monnet, gli Schuman, gli Adenauer, i De Gasperi, e invece abbiamo la Merkel, Hollande, Cameron, Renzi!». Soprattutto Barbara Spinelli è affezionata a questo nostalgico mantra, il quale peraltro mette in luce la lunga coda di paglia ideologica dell’europeismo europeo, sorto non perché le nazioni europee avvezze per secoli a scannarsi reciprocamente hanno infine ritrovato la smarrita ragione kantiana, ma piuttosto perché esse sono state “pacificate” a mezzo di bombe, pallottole e occupazione militare dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica, le due superpotenze imperialiste uscite vittoriose dal secondo macello mondiale – venduto all’opinione pubblica mondiale come «Guerra di Liberazione dal nazifascismo».

Deaglio denuncia il «vuoto politico» che si è venuto a determinare nel Vecchio Continente, il quale «rischia di rivelarsi davvero vecchio e inadeguato, paralizzato dalle proprie indecisioni che lo portano sovente a un localismo esasperato anziché a una visione globale». Il vuoto di iniziativa politico-diplomatica dei Paesi europei nella questione ucraina non solo ha permesso a Vladimir Putin di continuare il suo azzardo geopolitico, che fin qui appare vincente, ma soprattutto ha lasciato «tranquillamente agli Stati Uniti – che sembrano giocar la carta ucraina per ribadire un’egemonia mondiale fortemente indebolita negli ultimi anni – l’iniziativa diplomatica e la gestione strategica di questa delicatissima vicenda» (Sull’Ucraina l’Europa in seconda fila, La Stampa, 26 aprile 2014). Deaglio conferma la tesi del “falco” Edward Luttwak:«Obama dovrà rassegnarsi all’impotenza degli occidentali di fronte a quello che sta accadendo. Non sarà certo questo il momento [per l’Europa] di reclamare un ruolo perso tra le pagine della storia» (L’Huffington Post, 2 marzo 2014).

crimea_la_merkel_chiama_obama_vladimir_putin_vive_in_un_altro_mond-0-0-393695Ma ciò che agli occhi dell’analista geopolitico appare come «impotenza degli occidentali» in realtà è l’espressione di un duplice scontro: uno scontro interno all’alleanza imperialistica centrata ancora sugli Stati Uniti, i quali si sono stancati di pagare molto in termini finanziari e politici per poi ricevere dagli “alleati” un sostegno finanziario-politico-ideologico-militare sempre più debole e contraddittorio; e uno scontro interno all’Unione Europea, per i motivi accennati sopra.  Probabilmente la crisi ucraina è destinata ad accelerare le tendenze geopolitiche in atto da anni, e in ogni caso gli Stati Uniti cercheranno di mettere alle strette non solo Putin, ma anche e soprattutto i loro “alleati” (in primis, i tedeschi: c’è bisogno di dirlo?), chiamati a rispondere alla «responsabilità atlantica» senza ambiguità di sorta.

Intanto c’è da registrare la «piena consonanza» tra i leader europei sulla necessità di «imporre sanzioni mirate per rispondere alle ultime azioni della Russia», come ha sostenuto il Presidente Obama durante la conference call di ieri con la Merkel, Cameron, Hollande e Renzi. Nei prossimi giorni avremo modo di verificare il reale contenuto di questa «piena consonanza».

Scrive Dario Fabbri: «A metà 2013 gli analisti statunitensi individuano nell’embrionale crisi ucraina l’occasione per colpire Putin e costringere la Merkel a scegliere tra la fedeltà atlantica e la sua audace Ostpolitik» (Fomenta e domina, il progetto degli Usa in Ucraina, Limes, 22 aprile 2014). Secondo Fabbri «L’equilibrio di potenza è la cifra della dottrina Obama. A dispetto della vulgata giornalistica che lo vuole restio a intervenire sulla scena internazionale, se non addirittura fautore di un isolazionismo mascherato, in realtà il presidente americano persegue i classici dettami della politica dell’equilibrio. Frenato dai postumi della crisi economica e dall’avversione dell’opinione pubblica per ogni avventurismo militare, Barack ha preferito accantonare l’eccezionalismo dei padri fondatori per adottare la strategia che fu per secoli della corona britannica: impedire l’emergere di una nazione in grado di dominare la propria regione di appartenenza e potenzialmente di insidiare il primato della superpotenza. In quest’ottica la tattica più efficace, e meno dispendiosa, è acuire le tensioni tra i principali attori regionali, obbligandoli a concentrarsi sulle questioni continentali e ad abbandonare le ambizioni globali. Perfino nell’Asia-Pacifico, quadrante cruciale per le sorti del pianeta, dove Washington pratica il containment della Cina sostenendo la corsa agli armamenti di giapponesi, sudcoreani e australiani». Un’analisi che mi sento di condividere nelle linee essenziali.

«Già che ci sono», scrivevo in un post del 17 aprile, «formulo la solita retorica e provocatoria (ma solo alle orecchie delle tante mosche cocchiere del Bel Paese che svolazzano allegramente sulla cacca della competizione interimperialistica) domanda: possono gli antimperialisti occidentali che lottano contro la NATO allearsi “tatticamente” con l’Imperialismo russo? La risposta mi sembra già contenuta nella suggestiva domanda. A ogni buon conto, rimando il lettore ai miei precedenti post “geopolitici”» (Il punto sulla “questione ucraina”) *.

«All’interno dell’Europa», scrive Deaglio, «le economie maggiormente interessate agli andamenti russi – e quindi alla gestione della crisi ucraina – sono quella tedesca e quella italiana. Entrambe ricevono dalla Russia, in parte attraverso l’Ucraina, un apporto molto importante alle risorse energetiche delle quali hanno bisogno; entrambe esportano verso la Russia prodotti qualificanti. Al di là delle dimensioni quantitative (la Russia è un partner commerciale primario dell’Unione Europea) vi è una dimensione qualitativa che va tenuta in conto: per moltissime imprese italiane che producono impianti e macchinari, prodotti chimici e medicine la presenza in Russia (garantita anche da stabilimenti e reti distributive) consente un ”salto di dimensione” tale da permettere alle imprese in questione di impostare strategie globali». È dunque “nelle cose” aspettarsi da parte dei governi di Berlino e di Roma un diverso approccio alla questione ucraina rispetto a quello delineato dai governi di Washington, di Londra e di Parigi È pertanto patetico lamentare il fatto che l’«Europa è in seconda fila, e rischia di arretrare alla terza o alla quarta fila, con la prospettiva di diventare irrilevante; o addirittura di uscire di scena se mai le elezioni di maggio fossero vinte dagli avversari dell’euro e dell’unione economica». Come se esistesse una nazione chiamata Europa così come esistono gli Stati Uniti d’America, la Russia e la Cina! (Rimando al post L’Unione Europea non è che un’espressione geografica! La Germania no).

Nel caso della Germania c’è d’altra parte da considerare anche il suo ambivalente rapporto con l’Est Vicino: dalla Polonia all’Ucraina occidentale, passando per i Paesi baltici ex “sovietici”; un rapporto quanto mai foriero di imprevedibili conseguenze geopolitiche, come ci suggerisce (ammonisce?) la storia del secolo scorso, non so se «breve», ma certamente sanguinoso.

* Ieri ho postato su Facebook quanto segue:

Scampagnata e Terza guerra mondiale.

Ricordato che il punto di vista della nazione, di qualsiasi nazione, è il punto di vista delle classi dominanti, le quali legittimamente perseguono i loro interessi con gli strumenti più adeguati alla situazione (carota, bastone, diplomazia, missili intercontinentali, referendum popolari, esercitazioni militari ai confini, ecc.); e che perciò su questo terreno (ossia sul terreno del Paese, della patria, del Bene Comune, della Sovranità nazionale) le classi dominate di tutti i Paesi, anche di quelli «nati dalla Resistenza», sono e saranno sempre perdenti, riprendo la scampagnata interrotta. Non prima di suggerire a qualche masochista la lettura dei miei post sullo scottante intrigo ucraino.

Leggi anche:

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È SCOPPIATA UNA NUOVA GUERRA FREDDA?

SULLA CRIMEA E SUL MONDO

DUE PAROLE SULLA CRIMEA

ESSERE VLADIMIR PUTIN

FANTAPOLITICA!

HOLOMODOR!

ULTIM’ORA DALL’UCRAINA!

KIEV. ANCORA SANGUE A PIAZZA MAIDAN

L’UCRAINA E I SINISTRI PROFETI DI CASA NOSTRA

L’IMPERIALISMO ENERGETICO DELLA RUSSIA

L’UCRAINA DA LENIN A LUCIO CARACCIOLO

QUANDO UNA STATUA DI LENIN (O DI MARX) CADE

INTRIGO UCRAINO

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4 thoughts on “CRISI UCRAINA E “IMPOTENZA EUROPEA”

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