ANCHE PER OGGI RIMANDO IL BILANCIO! La resistenza umana al tempo del dominio totalitario del Capitale.

Vivere pericolosamente

Vivere pericolosamente

La “patria” dell’uomo in quanto uomo è il luogo della libertà, della pace, dell’amore, della felicità. Questo almeno per me, naturalmente. Non concepisco altro luogo in cui il lavoro degli individui non ha più i connotati disumani che esso ha oggi.

Questo luogo si chiama Utopia? A me piace chiamarlo Comunità umana, una realtà esistenziale centrata sui bisogni, sui desideri, sulle speranze, sui sogni degli individui umanizzati. Ma anche Utopia mi sta bene. Beninteso, se con Utopia si vuole intendere un luogo che ancora non c’è (non c’è mai stato) ma che potrebbe esserci, se solo il processo storico lo generasse, un po’ come se un vulcano marino silente per secoli e nascosto dagli abissi marini agli occhi del mondo all’improvviso, «un giorno», si “svegliasse” e con la sua lava incandescente plasmasse un nuovo continente. Il continente chiamato Umanità, per fare della facile metafora.

D’altra parte, come diceva quello, la storia la fanno gli uomini, sebbene non arbitrariamente ma sempre sul fondamento di condizioni sociali che in gran parte essi si trovano dinanzi già strutturate fin dalla nascita. Noi siamo il passato e il presente del mondo. Noi siamo quello che le generazioni passate hanno fatto, in ogni sfera della prassi sociale. Potremmo diventare, «un giorno», i creatori di un mondo talmente nuovo e originale, che il solo pensarci turba il nostro “sano realismo”, la nostra polizza assicurativa contro l’imprevisto e l’imprevedibile? Potremmo, «un giorno», eruttare lava incandescente da poter modellare?

«Suvvia, cerchiamo di non essere bambini! Cerchiamo piuttosto di essere socialmente responsabili a partire dal nostro piccolo, dal nostro vissuto quotidiano». Con ciò stesso dimostriamo di non avere ancora capito che il “sano realismo” è il migliore alleato di quel Dominio sociale che ci rende socialmente infantili e storicamente sterili. Come diceva il poeta, a furia di pensare in piccolo siamo diventati talmente striminziti da non poter più generare neanche l’ombra di noi stessi. È terribile non avere più un’ombra, come se non esistessimo, o vivessimo nella più completa oscurità.

Capiremo, «un giorno», tutto questo? Difficile dirlo. O semplicemente è meglio non darla vinta alla brutale e univoca testimonianza dei fatti. Mai fare bilanci, quando la situazione ci condanna alla sconfitta! Bisogna andare avanti a testa bassa, a prescindere, a oltranza, a dispetto, quasi. È un elementare principio di autodifesa, che però non va infiocchettato con affettate argomentazioni ideologiche intese ad attestare il nascosto ma sempre efficace lavorio della Vecchia Talpa.

«Rinvia il bilancio, potresti non essere pienamente obiettivo, adesso. E soprattutto ti arrogheresti un diritto che non ti è concesso: prevedere il futuro». Così la “ragione dialettica” sussurra all’orecchio di chi non vuole riconciliarsi con il “sano realismo”, la tomba dei già perdenti – a loro insaputa, si capisce.

D’altra parte, è sufficiente anche solo uno sguardo superficiale alla storia, per capire come l’imprevisto e l’imprevedibile si facciano strada solo di rado, solo in circostanze del tutto eccezionali, quasi sempre segnate dalla sofferenza di molti individui. È un fatto, non un auspicio, almeno per chi non ama scherzare con il dolore delle persone e non crede al «tanto peggio, tanto meglio».

L’agognata tranquillità del servo, il quale non chiede al mondo che di aver garantita la propria serena sopravvivenza («Una casa, un onesto lavoro, una famiglia, qualche svago: non voglio mica la luna!»), è il miglior pasto del Moloch, la cui strapotenza ha molto a che fare con l’impotenza dei servi ammalati di “sano realismo”. Questo, purtroppo, è un fatto che da secoli aspetta ancora di essere smentito. Non si tratta, almeno per me, di disprezzare il servo pacificato, ma piuttosto di capire e disprezzare le condizioni che lo rendono tale, ossia servo e incapace di ribellione.

In ogni caso, non aspettatevi da chi scrive l’idealizzazione buonista “degli ultimi”: per questa politicamente corretta mercanzia passate pure da Papa Francesco, o dalla prima anima bella (un politico riformista, un sindacalista, un devoto al volontariato: fate un po’ voi) che vedete in circolazione.

milit pduInsomma, almeno per oggi mi sembra di avere nelle mani tutti gli elementi per rimandare il bilancio. E domani? Domani è un altro giorno, per definizione! Chi vive pericolosamente, e non c’è dubbio che chi oppone coscientemente resistenza al Dominio vive pericolosamente (sotto ogni aspetto), deve imparare a vivere alla giornata, obtorto collo. Non è un consiglio, si badi bene, ma una confessione.

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