IL GARANTISTA: UNA RAZZA ESTINTA?

C_2_video_371734_videoThumbnailQualche mese fa mi concedevo il lusso della seguente incidentale riflessione: «Soprattutto a proposito della “deriva manettara della sinistra” Piero Sansonetti ha scritto cose intelligenti» (Riflessioni rigorosamente antisovraniste). A mio avviso, l’editoriale di oggi del direttore del Garantista, dedicato alla battuta berlusconiana sulla Magistratura come «potere incontrollato e incontrollabile» sanzionata ieri dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, conferma questo giudizio.

Per Sansonetti «il pregiudicato», come amano chiamarlo alcune tifoserie particolarmente agitate di Miserabilandia, Silvio Berlusconi aveva tutto il diritto di commentare nel modo che sappiamo la battuta del Presidente della sesta sezione del Tribunale Giovanna Ceppaluni («Non c’è proprio alcun bisogno che lei capisca»), sbagliata nei contenuti e maleducata nella forma: «non ci si rivolge così né a un giovane né, tanto meno, a un uomo anziano». Naturalmente questa sua ultima “scivolata garantista” confermerà dalle parti dei manettari sinistrorsi l’idea secondo la quale Sansonetti ha venduto l’anima al Demonio. «Sansonetti è un uomo di sinistra? Ma non scherziamo! Quello è più a destra del pregiudicato di Arcore!»

In una intervista a Tempi del 17 giugno scorso Sansonetti spiegava nei termini che seguono il senso della sua nuova e difficile avventura editoriale: «Da almeno vent’anni, penso anche trent’anni, non c’è più una sinistra garantista in Italia, quanto meno non è maggioritaria. Anzi, oggi questa parola ha subìto uno strano contrappasso, spesso in certi ambienti assume il significato erroneo di “amici dei mafiosi”. Per garantismo invece si intende la civiltà, la migliore tradizione dell’illuminismo o del cristianesimo. Ecco noi vogliamo costringere anche la sinistra a ragionare, a tornare a personaggi che sono stati pilastri portanti del diritto per l’Italia. C’è stato un tempo in cui la sinistra italiana è stata garantista e vorrei spingere quella attuale a ricordare persone come Umberto Terracini, o Piero Calamandrei».

Qui il nostro garantista senza se e senza ma si rende responsabile di un piccolo peccato omissivo: egli, infatti, non ricorda al lettore le cosiddette leggi speciali (o «emergenziali», come si disse allora) varate negli anni Settanta dallo Stato democratico per reprimere movimenti politici e sociali irriducibili alla cosiddetta logica democratica, che è poi la logica della conservazione sociale, la quale ha soprattutto nella prassi elettorale il suo momento più efficace e pregnante. Perché più efficace e pregnante? È presto detto: con la scheda elettorale il Dominio consegna ai dominati la corda con cui essi sono invitati a impiccarsi. Certo, ai cittadini elettori è concesso il diritto di scegliere “liberamente” l’albero che più gli aggrada per espletare la cosa: l’albero di “destra”, l’albero di “centro”, l’albero di “sinistra”, e così via. Ce n’è per tutti i gusti! Basta rispettare la Sacra Costituzione benedetta a suo tempo da Umberto Terracini e da Piero Calamandrei.

Chi ha una certa età, o semplicemente chi ha studiato la storia dei famigerati “anni di piombo”, sa bene come il partito della repressione ebbe soprattutto nel PCI di Berlinguer, nella DC di Cossiga e nel PRI di La Malfa (il quale dopo l’uccisione di Aldo Moro chiese, con Almirante, l’introduzione della pena di morte per i reati di terrorismo) i suoi maggiori sponsor. Con la scusa della lotta al terrorismo, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, lo Stato democratico «nato dalla Resistenza» (e degno erede dello Stato fascista*) gettò nelle patrie galere migliaia di giovani che in qualche modo cercarono di organizzare la lotta dei salariati e dei proletari in genere (disoccupati, senza casa, coscritti alla leva, carcerati, ecc.) al di là e contro la politica dei sacrifici e la “logica delle compatibilità” centrata sugli interessi nazionali.

Allora i “garantisti”, specie se di fede “comunista”, si contavano sulle dita di una sola mano, al punto che qualche intellettuale particolarmente coraggioso avanzò l’ipotesi del garantista come di una specie ormai estinta. Inutile dire che i pochissimi garantisti che ebbero l’ardire di sollevare dubbi circa la «tenuta democratica» del Paese sottoposto al regime emergenziale, non compresero come sia un inganno ideologico contrapporre carota e bastone, agibilità democratica e autoritarismo, elezioni e repressione, democrazia e fascismo, Umberto Terracini e Cossiga (pardon: Kossiga). Ma dal garantista è meglio non pretendere quello che egli, in assoluta buonafede, non è in grado di offrire.

berlusconi-marcello-dell-321114* Cosa che non compresero i terroristi “rossi” imbevuti di ideologia stalinista e resistenzialista, cresciuti, come ebbe a scrivere allora Giorgio Bocca, coltivando il risibile (ma questo lo sostiene chi scrive) mito della «Resistenza tradita» elaborato dalla “sinistra” del PCI. Lo stesso Bocca ammise che proprio questo legame con la Resistenza e con la storia del PCI gli procurava nei confronti dei «nipoti di Stalin e Togliatti» un ambivalente sentimento di odio/amore. Come non smetto di ricordare in questo blog, la Repubblica democratica nata dalla Resistenza si è data come la continuazione del regime sociale capitalistico con altri mezzi e nelle mutate circostanze, e quindi in assoluta continuità “strutturale” con il precedente regime politico-istituzionale. La stessa Resistenza altro non fu se non la continuazione della guerra imperialistica con altri mezzi, nelle mutate circostanze create dalla vittoria delle potenze “antifasciste”.

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3 thoughts on “IL GARANTISTA: UNA RAZZA ESTINTA?

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