LA STRINGENTE LOGICA DEL MONOPOLIO DELLA VIOLENZA

156583433Leggo da Israele.net: «Poche ore dopo la notizia dell’arresto di sei estremisti ebrei accusati dell’efferato omicidio del 16enne palestinese Muhammad Abu Khdeir, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso le sue condoglianze alla famiglia della vittima. “Desidero inviare le mie sentite condoglianze alla famiglia dell’adolescente – ha detto Netanyahu – e garantisco loro che porteremo davanti alla giustizia i colpevoli. Nella nostra società non c’è posto per questi assassini”».

Qualche ora dopo, il Premier israeliano ha ordinato la rappresaglia contro Hamas: «Non useremo i guanti con i terroristi». A Gaza i morti palestinesi sono già numerosi, tra questi donne e bambini. I soliti immancabili “effetti collaterali”.

Vediamo se ho capito bene: se uccidi qualcuno per vendicare qualche torto (al netto della soggettività della cosa, si capisce) bypassando la normale catena di comando, passi per un odioso criminale, a volte perfino per un terrorista; se invece uccidi per conto dello Stato non c’è problema, anzi rischi pure una bella medaglia e un avanzamento di grado.

In guerra si ha dunque il Diritto di sterminare la gente, peraltro senza fare alcuna distinzione fra militari e cosiddetti civili: anzi, nelle guerre moderne sono proprio i “civili” il vero obiettivo da colpire, e giustamente il perdente Hitler osservò a proposito del Secondo macello mondiale che «in questa guerra totale esiste un solo fronte». In “pace” lo Stato si arroga il Diritto di sanzionare pesantemente la più piccola delle “violenze private”.

La stessa pena di morte, più che una funzione di deterrenza ha piuttosto il significato di una vendetta individuale e sociale mediata dallo Stato, che com’è noto detiene il monopolio della violenza, concepito dai corifei dello status quo sociale come un mirabile avanzamento di civiltà. A me pare che questa civiltà (borghese) trasudi violenza, disumanità e ipocrisia da ogni poro. Ma è solo una mia impressione. A proposito: sto parlando del mondo, non – solo – di Israele.

aaaAggiunta da Facebook (22 luglio 2014)

MACELLERIA SOCIALE. A Gaza e non solo

«Israeliani di tutto il mondo, unitevi!», scrive oggi sul Foglio Giuliano Ferrara mutuando l’Elefantino di Treviri. «Un paese costretto a uccidere per non essere ucciso. Le ragioni dell’inimicizia e del terrorismo sono le stesse a Gaza e a Mosul. Anche i cristiani dovrebbero unirsi, invece di fare sofismi di tipo umanitario». Non c’è spazio, aggiunge Ferrara, per dubbiosi tentennamenti che tradiscono una miserabile inconsistenza etica: o si sta dalla parte di Israele o si sta dalla parte di Hamas e dei suoi alleati che vogliono distruggere la stessa civiltà occidentale. È questo l’aut-aut posto oggi dall’Elefantino di Roma.

Personalmente rimango fedele allo slogan originale: Proletari di tutto il mondo unitevi, per superare la disumana e violenta dimensione del dominio di classe!

Per ragioni di tempo mi limito a rimandare i lettori a tre post sulla scottante e sempre più complessa/fetida questione. Qui mi limito a ribadire che chi fa «appello alle Nazioni Unite e ai governi di tutto il mondo», magari al fine di «adottare misure immediate per attuare un embargo militare totale e giuridicamente vincolante verso Israele», mostra di non comprendere la natura ultrareazionaria delle Nazioni Unite e dei «governi di tutto il mondo», e si mette con ciò stesso sullo stesso terreno della competizione interimperialistica fra le potenze mondiali e regionali.

Le Nazioni Unite e i «governi di tutto il mondo» (a cominciare da quelli che insistono nell’esplosiva area mediorientale) sono parte del problema, non della sua soluzione. Come sempre, le strade che portano al rafforzamento dello status quo sociale (ho scritto SOCIALE, non GEOPOLITICO) sono lastricate di eccellenti intenzioni.

Leggi:

PRESI TRA DUE FUOCHI.

GAZA E DINTORNI. Il senso della mia solidarietà.

 

 

 

 

2 pensieri su “LA STRINGENTE LOGICA DEL MONOPOLIO DELLA VIOLENZA

  1. Pingback: GAZA E IL «DISEGNO APOCALITTICO» DI GIULIETTO CHIESA | Sebastiano Isaia

  2. Pingback: ALCUNE RIFLESSIONI SUL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE | Sebastiano Isaia

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