FORTALEZA: NASCE LA BANCA DEI BRICS

The 6th BRICS summit in BrazilÈ fatta: dopo un lungo periodo di travagliata gestazione nasce a Fortaleza, nel nordest del Brasile, la Nuova Banca di Sviluppo da tempo caldeggiata dai cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) in funzione antiamericana. La sede centrale della NBDS sarà a Shangai, che ha vinto il ballottaggio con New Delhi – ma il neo Premier indiano Narendra Modi, al suo debutto internazionale, ha già dichiarato che la decisione «non è affatto scontata». Si crea una banca da 100 miliardi di dollari per finanziare progetti infrastrutturali e come un aiuto per affrontare svalutazioni, fughe di capitali e una crisi economica come quella che sta imperversando da anni negli Stati Uniti e in Europa.

Oggi i tifosi del polo imperialista alternativo a quello egemonizzato dagli Stati Uniti d’America possono dunque festeggiare l’evento con qualche legittima soddisfazione, anche se farebbero bene a prestare orecchio alle voci critiche.

Le Monde, ad esempio, ha messo in dubbio l’unità esibita dai leader politici dei Brics al loro VI vertice annuale, perché questi Paesi, al di là della solita retorica contro «un sistema finanziario mondiale dominato dagli interessi occidentali» per mezzo del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, non mostrano di avere un progetto comune di lungo periodo sostanzialmente alternativo a quello “occidentale”. Più che un interesse strategico, scrive il quotidiano francese, ciò che li accomuna sarebbero piuttosto interessi tattici di varia natura (economici e politici, d’ordine interno e internazionale) destinati comunque a evolvere nel tempo. Basti pensare all’attivismo diplomatico di Putin, il quale cerca alleati che possano supportarlo nella scottante questione ucraina.

D’altra parte, fino a che punto la Cina è interessata a sovvertire un ordine finanziario mondiale che le ha consentito di conquistare il posto al sole che oggi tutte le nazioni del pianeta le invidiano? E il ruolo economicamente e finanziariamente preponderante del Celeste Capitalismo nell’area d’influenza dei Brics non è destinato a entrare, prima o poi, in rotta di collisione con gli interessi geopolitici della Russia e dell’India? A questo riguardo rimando a quanto scrivevo in un articolo a commento dell’accordo russo-cinese sul gas del maggio scorso.

Ma la potenza e la proiezione internazionale dell’imperialismo cinese sono diventate di tali dimensioni, che la geopolitica di Pechino rischia potenzialmente di entrare in frizione anche con gli interessi strategici vitali del Sudafrica e del Brasile.

Una brevissima precisazione: quando parlo di imperialismo intendo riferirmi, in generale, a fenomeni economici che trovano poi un preciso “riflesso” nella politica interna e internazionale di un Paese. Nella mia visione, il volto aggressivo dell’imperialismo che si può apprezzare nella sfera politico-militare si spiega con la natura aggressiva del rapporto sociale capitalistico, il quale ha oggi una dimensione mondiale – come quella che vorrebbe acquisire “pacificamente” il Celeste Imperialismo, secondo la nota formula: Tutto sotto il Cielo. Chiudo la digressione.

Naturalmente il peso specifico della Cina all’interno dei Brics trova un puntuale riscontro nella struttura finanziaria della NBDS e nella sua gestione politica: «La Cina, titolare delle più grandi riserve di valuta estera del mondo, contribuirà per la maggior parte del pool di valuta, si parla di 41 miliardi dollari. Brasile, India e Russia metteranno un chip da 18 miliardi dollari ciascuno e il Sudafrica si è dichiarato disponibile a conferirne cinque. Si tratta di un meccanismo di reazione rapida alla fuga di capitali, offrendo operazioni di swap in dollari. Il rischio di deprezzamento della moneta locale è anche forte. Se si presenta la necessità, la Cina avrà diritto a chiedere la metà del suo contributo, il Sudafrica per il doppio e per gli altri Paesi la possibilità sarà pari alla quantità conferita» (Il Sole 24 Ore, 15 luglio 2014).

Comunque la si pensi, non c’è dubbio che ciò che è successo a Fortaleza non va affatto sottovalutato, perché quantomeno l’evento, più o meno “storico” che sia, segnala che nella cosiddetta bilancia del potere mondiale si sono verificati mutamenti assai significativi, e che altri se ne annunciano. «In questo scenario c’è da chiedersi quali mosse faranno gli Stati Uniti»: basta aspettare.

BRICS-schedaAggiunta da Facebook (17 luglio)

LA BANCA TARGATA BRICS NELLA CONTESA CAPITALISTICA MONDIALE

 A integrazione del mio post di ieri sull’accordo di Fortaleza circa la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, pubblico una sintesi dell’interessante articolo che Martina Vacca, Dottoressa in Scienze Internazionali e Diplomatiche (Università di Bologna), ha scritto il 29 gennaio 2014 per BloGlobal.net e che ho avuto il piacere di leggere solo questa mattina.

«Il ventilato esordio sulla scena finanziaria internazionale di una nuova istituzione economica – la Banca per lo Sviluppo dei Paesi BRICS (la BRICS Development Bank) – lascia presagire uno sconvolgimento degli equilibri economici globali futuri, suscitando molte incertezze sulle ripercussioni nei rapporti multilaterali fra grandi Potenze e Mercati Emergenti. Ma soprattutto propone un nuovo percorso monetario, deviante rispetto agli equilibri instaurati in seno agli Accordi di Bretton Woods nel 1944, quando nacquero la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, che, in quel caso, furono funzionali all’uscita dalla Grande Depressione».

«I Paesi emergenti registrano oggi il 43% della popolazione mondiale, l’unione delle loro riserve valutarie sarebbe pari a 4.400 miliardi di dollari e allo stato attuale detengono circa il 70% dei beni mondiali dei fondi sovrani. Inoltre i loro scambi commerciali ammontano al 16,8% del commercio internazionale, mentre i flussi commerciali intra-BRICS hanno raggiunto i 282 miliardi dollari nel 2012. Nello scenario globale, infine, le cinque economie emergenti rappresentano il 21% del PIL mondiale».

«Non mancano i segnali che generano incertezza riguardo alle relazioni bilaterali all’interno degli stessi Paesi BRICS: Cina e Brasile, economicamente complementari, hanno finora dimostrato una sapiente cooperazione, legata soprattutto agli scambi di materie prime brasiliane contro gli investimenti cinesi in infrastrutture. Resta però il mero interesse economico della Cina verso il Gigante, accompagnato da una concorrenza aggressiva all’estero, che potrebbe restituire un’immagine precaria di una “equal partnership” col Brasile».

«All’interno di un progetto come quello della Banca di Sviluppo per i Paesi emergenti, è considerevole il rischio che un Paese come la Cina tenti di prevalere sugli altri, cercando di dettare l’agenda economica e dunque di assumere un ruolo egemonico. In quest’ottica le relazioni sino-russe – nonostante i due Paesi condividano strutture di potere più compatibili tra loro rispetto a quelle di Brasile, India e Sudafrica – potrebbero entrare in conflitto per quanto riguarda la contesa del predominio nell’area eurasiatica all’interno  del nuovo organismo finanziario. Ma non solo. La “S” dei BRICS, d’altra parte, è tornata ad essere terra di conquista per le altre economie emergenti, palesemente alla ricerca di nuove opportunità economiche in Sudafrica, spesso a spese delle comunità locali e del patrimonio naturalistico e ambientale. In misura maggiore rispetto agli altri, la Cina detiene un ampio parco di interessi economici in Sudafrica, a partire dalle infrastrutture fino alla tecnologia low cost, passando per il settore agricolo e quello minerario».

«All’interno di queste dinamiche, la Banca dei BRICS delinea prospettive condivise e diversificate per ogni Paese aderente, in funzione di una risposta concreta ai bisogni primari di ognuno. Orientati alla ricerca di investimenti diretti, i BRICS attraverso la Banca potranno reindirizzare le risorse che ne deriverebbero, verso progetti di sviluppo propri».

«L’economia della Cina è la maggiore del blocco e raggiunge una produzione annua pari quella totale degli altri quattro. Pur riportando tassi di crescita inferiori rispetto alla Cina, la Russia, in continuità con la sua storia, rincorre la fama di grande Potenza e risente del crescente peso economico cinese, soprattutto nelle regioni situate ad estremo Est».

«È vero che, dati i punti di debolezza e le numerose sfide che gli si pongono davanti, il nuovo organismo non riuscirà ad esercitare un’influenza determinante nel breve-medio periodo, ma l’esistenza di un dibattito in merito almeno dal 2012 e i primi round di negoziazioni come quello di Durban dello scorso anno rappresentano una sfida politica – e geopolitica – ormai avviata».

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One thought on “FORTALEZA: NASCE LA BANCA DEI BRICS

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