GAZA E IL «DISEGNO APOCALITTICO» DI GIULIETTO CHIESA

guerra-a-Gaza-20-luglio-2014Giulietto Chiesa a proposito dell’ennesimo bagno di sangue a Gaza:

«Non perdiamo di vista il quadro. Chi muove tutte queste pedine insieme vuole andare “oltre”. L’obiettivo è la Russia. Ecco perché io occupo gran parte del mio tempo a seguire questo disastro. E l’altro obiettivo (segnatamente per Israele e l’Arabia saudita) è l’Iran. Questi due obiettivi equivalgono a un salto di qualità bellico incalcolabile. Gaza è la cartina di tornasole di un disegno apocalittico. Muoviamoci per fermarlo».

Chi, come Giulietto Chiesa, si muove sul terreno della lotta interimperialistica, e appoggia un polo imperialista (magari quello formato dalla Russia, dalla Cina, dall’Iran ecc.) contro un altro (magari quello cosiddetto “occidentale” a trazione americana) è parte integrante del denunciato «disegno apocalittico». Come altre volte detto (dal sottoscritto), per le classi dominate di tutto il pianeta si tratta di attaccare lo status quo SOCIALE, non di difendere l’attuale status quo GEOPOLITICO ovvero di crearne uno nuovo.

Pensare di poter appoggiare “tatticamente” uno dei poli imperialisti per creare i presupposti di uno sconvolgimento sociale di portata planetaria è una mera illusione, dimostrata dalla storia passata e recente, non certo dal modestissimo personaggio che scrive queste due righe. Certo, partecipando alla contesa interstatale, magari, nella fattispecie, dalla parte delle nazioni che osteggiano Israele, e che per questo spingono il «covo di briganti» (Lenin) chiamato ONU a decidere delle sanzioni contro il «piccolo Satana», può dare a qualcuno la sensazione di “fare qualcosa di concreto”, di menare le mani, di non fare solo chiacchiere (vedi sempre chi scrive); ma è appunto un’impressione che non permette di riflettere sulla cosa essenziale: fare la cosa giusta. E oggi per me fare la cosa giusta significa denunciare tutti i protagonisti statali-nazionali della contesa, grandi o piccoli che siano. Senza la famosa – ma a quanto pare poco compresa – autonomia di classe per i dominati non c’è altro “destino” che non sia la maledetta coazione a ripetere del Dominio, magari sotto il cielo di un nuovo equilibrio geopolitico.

Il «disegno apocalittico» che per me va fermato e distrutto si chiama dominio capitalistico. Continuare a surrogare la nostra attuale impotenza di dominati, una tragica realtà che va riconosciuta fino in fondo («la verità è rivoluzionaria», diceva quello), con la potenza dei dominanti, a prescindere da chi essi siano, significa rimanere intrappolati in eterno in quel maligno Disegno.

10511070_754564331256627_8034170653332294280_nAggiunta da Facebook (27 luglio 2014)

ONU: NON SI MUOVE FOGLIA CHE L’IMPERIALISMO NON VOGLIA

Si dice e si scrive: «Tutto il mondo è attraversato da guerre, piccole o grandi che siano. Ovunque si contano migliaia di morti e feriti. E l’ONU sta a guardare! Ma allora, a che serve l’ONU?» Già, a che serve questo «covo di briganti»? Non sarà che all’ONU non si muove foglia che l’Imperialismo (naturalmente a cominciare dalle Potenze maggiori: Stati Uniti, Russia, Cina, Unione europea a trazione tedesca) non voglia? Sono enigmi che mi tolgono il sonno, e pure l’appetito!

Leggi:

LA STRINGENTE LOGICA DEL MONOPOLIO DELLA VIOLENZA

PRESI TRA DUE FUOCHI.

GAZA E DINTORNI. Il senso della mia solidarietà.

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6 thoughts on “GAZA E IL «DISEGNO APOCALITTICO» DI GIULIETTO CHIESA

  1. “Dopo Auschwitz, Hitler ci costringe ad impegnarci con tutte le nostre forze per fare in modo che ciò che è avvenuto non possa ripetersi. Questo è diventato l’“imperativo categorico” della nostra epoca. Auschwitz dimostra inconfutabilmente il fallimento della cultura e dell’interpretazione illuminista della storia. Ma la negazione della cultura non è una soluzione. Neppure il silenzio.”
    – Theodor Adorno

    Nie tuoi scritti non c’è traccia di questo imperativo categorico. Finché il dominio cpaitalistico non sarà superato gli ebrei e lo stato ebraico resteranno sempre l’oggetto dell’odio antisemita che mira al superamento della crisi capitalista uccidendo “l’antirazza” (Hitler, Rosenberg) o per gli shahid islamici – meno laici – lo “spirito satanista”. Come si sa Israele è oggi non solo lo Stato ebraico, ma anche “l’ebreo degli stati” (Léon Poliakov).

    Ciò significa per me che anche il “conflitto arabo-israeliano” non è una mera faccenda geopolitica tra diversi nazionalismi, tutti equivalenti. Ma piuttosto di una mobilitazione permanente delle masse arabo-islamiche contro il “nemico eterno” – da un lato. E dall’altro lato si tratta di uno stato creato in conseguenza alla persecuzione e lo sterminio antisemita che si difende da questa mania micidiale. Finora con successo, più o meno. Perlomeno ogni ebreo – anzi, ogni persona perseguita come ebreo (“Legge del Ritorno”) – ha un suo ultimo rifugio in Israele.

    Però il progetto sionista ha dei suoi limiti: è un progetto di difesa. Prometteva di lasciar diventare inutile l’antisemitismo, quando una volta gli ebrei avranno il loro stato. Questo non è successo, e secondo Adorno e Horkheimer, non succederà finché il dominio capitalista non verrà superato, perché “società antisemita” (Adorno/Horkheimer).

    Oggi in Europa e altrove le sinagoghe bruciano di nuovo. Gli ebrei vengono minnacciati e filosofi italiani delirano come un’imam, di voler sparare agli israeliani (G. Vattimo), e i mullah iraniani si avvicinano sempre di più alla bomba atomica, con la quale il loro Jihad diventerebbe ancora più sanguinoso e il genocidio degli ebrei ridiventerebbe una reale minaccia.

    Perciò, secondo me, se si prende l’imperativo cetegorico di Adorno sul serio, oggi è chiesta la solidarietà con gli ebrei e con la loro colletività politica, Israele – anche se come Stato é un “capitalista collettivo ideale” (Engels). Tutt’altro significherebbe farsi complice con gli eredi di Hitle e un’equidistanza tra le due forze in campo equivalerebbe a un totale fallimento di ogni giudizio politico.

    • La mia non è una posizione di equidistanza, tutt’altro: è piuttosto una posizione che individua nel rapporto sociale capitalistico il motore di ogni disumanità, compresa quella che ha reso possibile lo sterminio degli ebrei. Come minimo, con ciò la civiltà borghese ha dimostrato di non essere andata più in là degli atavici pregiudizi antisemiti, potenziandoli piuttosto sul piano tecnologico (lo sterminio degli individui su base industriale, i media moderni come formidabili strumenti di propaganda antisemita) e ideologico.

      Scriveva Max Horkheimer nel 1942: «Le cose con gli ebrei stanno così. Essi rimpiangono il passato, molti con le lacrime agli occhi. Ma il fatto che stavano meglio durante il liberalismo non li giustifica. Anche la rivoluzione francese, che ha portato politicamente alla vittoria l’economia borghese e ha dato l’uguaglianza agli ebrei, era più ambigua di quanto oggi credono i suoi sognatori. […] L’ordine che nel 1789 si produsse come via del progresso portava in sé fin dall’inizio la tendenza al nazismo. […] Oggi combattere il fascismo richiamandosi al pensiero liberale significa appellarsi all’istanza attraverso cui il fascismo ha vinto» (Gli ebrei e l’Europa).

      Mi sforzo con le mie debolissime forze di attaccare tutte le parti del conflitto interimperialistico, cosa che dal punto di vista geopolitico può apparire come un prendere le distanze dal mondo brutto e cattivo per non sporcarsi le mani, mentre dalla prospettiva critico-radicale che difendo, ossia dalla prospettiva della lotta di classe ovunque nel mondo, quello sforzo, se assunto collettivamente, appare – almeno al sottoscritto – il solo in grado di combattere gli effetti della prassi del Dominio e di spingere la lotta fino alle sue coerenti conseguenze: il superamento di questo Dominio.
      Nella fattispecie, e per essere più “concreto”, sostengo l’opzione che una volta si sarebbe definita alleanza di classe fra dominati israeliani e dominati palestinesi, contro gli interessi di tutti gli Stati coinvolti direttamente e indirettamente nel conflitto israeliano-palestinese. Lo so che è una causa che rasenta l’utopia, ma, mi si creda, non è colpa mia. Non è colpa mia se sto invecchiando con il conflitto israeliano-palestinese perennemente negli occhi e nelle orecchie. Almeno di questo non porto alcuna responsabilità.

      Come ho scritto altre volte, anche Hamas e l’OLP sono parte del problema (la miserabile condizione dei diseredati palestinesi) e non della soluzione, a causa dei loro legami con l’imperialismo (regionale: Iran, Siria, Arabia Saudita, Israele; e internazionale: Stati Uniti, Russia, Cina, Europa), della loro politica e della loro ideologia.

      Hai perfettamente ragione quando dici che «il “conflitto arabo-israeliano” non è una mera faccenda geopolitica tra diversi nazionalismi»; infatti, quel conflitto è per me in primo luogo un episodio “locale” della guerra che la società capitalistica mondiale muove tutti i santi giorni, anche con metodi “pacifici”, agli esseri umani. La società israeliana, in quanto società borghese, è parte integrante di questa guerra totale che inizia dalle fabbriche e da ogni luogo preposto alla creazione e distribuzione della ricchezza sociale nella sua attuale forma storico-sociale. Considero lo Stato israeliano non come la «collettività politica degli ebrei», secondo un punto di vista ideologico che piace anche agli odierni antisemiti, bensì come il Moloch posto a guardia dei rapporti sociali capitalistici, alla STESSA stregua degli altri Moloch nazionali. Anche qui: non sono equidistante nei confronti dei differenti Moloch, ne sono invece un nemico irriducibile, a cominciare dal mostro di casa mia, dal Moloch tricolore.

      Lo Stato israeliano è uno stato imperialista allo stesso titolo degli altri Stati che lo combattono, e io naturalmente spero che il proletariato israeliano possa emanciparsi al più presto dall’ideologia che lo tiene inchiodato agli interessi delle classi dominanti israeliane. Puoi sostenere legittimamente che il mio modo di ragionare è antiquato, ma non puoi dirmi che sono «equidistante» senza mostrare una grave pecca nel tuo modo di approcciarti alla questione.

      Se anche tu ragionassi in termini di interessi di classe, e riuscissi a perforare la spessa corazza ideologica che presenta il conflitto di cui si parla solo nei termini di uno scontro fra le civiltà, di uno scontro esistenziale fra ebrei e musulmani di diversa tendenza, ti accorgeresti che il mio punto di vista è tutt’altro che equidistante – e quindi almeno “oggettivamente” «complice con gli eredi di Hitler». D’altra parte, i nemici del «Grande Satana» e del «Piccolo Satana» mi accusano di essere “oggettivamente” complice dell’imperialismo occidentale. Essere “oggettivamente” al servizio di qualcuno sembra dunque essere il mio triste destino. Pazienza!

      Ti ringrazio per la riflessione critica e per l’attenzione. Ciao!

      • Grazie per la tua risposta.

        Mi domando cosa tu te ne fai del “nuovo” imperativo categorico dopo Auschwitz, come lo definì Adorno nella “Dialettica Negativa”: «Hitler ha imposto agli uomini nello stato della loro illibertà un nuovo imperativo categorico: organizzare il loro agire e pensare in modo che Auschwitz non si ripeta, non succeda niente di simile.»

        Qui parla chiaramente di fare di tutto che Auschwitz non si ripeta: ovvio, ognuno concorderebbe, eccetto gli antisemiti. Però Adorno aggiunge, “nello stato della loro illibertà”. Cioè? Di fare di tutto in assenza della lotta di classe significa per me di non equiparare astrattamente Israele agli altri Stati. Nessun altro Stato ha un passato equiparabile come quello ebraico. Nessun altro popolo è un tale centro di negatività per l’odio di tutte le classi, sia le dominatrici sia le dominate. Nessun altro Stato ha più leggitimità di esistere. Gli ebrei erano in tanti ad aderire i movimento socialisti e comunisti. Però sono stati traditi. Ed aspettando alla rivoluzione globale venivano massacrati. Per gli ebrei lo Stato di Israele è una necessità, una necessità finche il capitalismo non cessa di esistere. Perchè l’antisemitismo sembra di essere funzionale per il dominio sociale capitalista. (Anche se però va detto che le economie di regimi, dove l’antisemitismo è ragion di stato sono economie fallimentari, sia la Germania nazista, sia l’Iran, sia la Striscia di Gaza.) Insomma, Israele sarà un Leviatano (preferisco il termine di Hobbes) come gli altri. Però l’unico che garantisce la protezione di vita ebraica sotto il diminio sociale capitalista, cioè che impedisce che l’odio verso gli ebrei si culmini in un nuovo olocausto. Finora.

        Ciao!

  2. Caro Sebastiano, condivido senz’altro il tuo approccio (di classe) e la centralità della critica al dominio capitalistico, ormai esteso su scala planetaria. Ho espresso la mia posizione nel merito in diversi articoli (uno è questo http://www.linterferenza.info/esteri/un-primissimo-sguardo-sulla-crisi-russo-ucraina/ più altri commenti nell’ambito di questo stesso articolo) e in diversi altri commenti nell’ambito di un altro articolo che è questo: http://www.linterferenza.info/attpol/la-lega-nord-3-0/
    Credo quindi che non ci sia bisogno di aggiungere altro, anche perché non potrei che ripetermi.
    Sono contrario alla deriva “geopolitica”, diciamo così, che ha pervaso anche molti amici e compagni. Forse c’è anche un risvolto psicologico da parte di molti, il bisogno cioè di trovare delle sponde “amiche” nel mare magnum del dominio capitalistico assoluto e mondiale.
    Tuttavia, come mi sembra di aver già spiegato nei numerosi miei interventi di cui sopra, considero un errore non tenere nella dovuta considerazione anche quelle dinamiche cosiddette “geopolitiche” che comunque giocano un loro ruolo e che vanno ad intersecarsi con tutte le altre, comprese quelle a noi care.
    Ho già portato numerosi esempi ma siccome tu stesso hai citato Lenin (e hai fatto bene), allora non potrai non essere d’accordo con me sul fatto che lo stesso Lenin, per ragioni di opportunità, scese a patti con una parte dello schieramento imperialista e dopo la rivoluzione non esitò a sostenere (giustamente) quei movimenti di indipendenza nazionale che pur non avendo un carattere di classe e pur essendo egemonizzati dalle borghesie o dalle classi dominanti locali, svolgevano un ruolo anticolonialista e antimperialista, sia pure con molte ovvie contraddizioni. Ricordo altresì che i comunisti cinesi guidati da Mao arrivarono a stringere un’alleanza con il “nemico di classe”, cioè con i nazionalisti borghesi del Kuomintang per combattere l’occupazione imperialista della Cina da parte del Giappone.
    Ma, come ripeto, gli esempi potrebbero essere moltissimi e alcuni già li ho riportati nei commenti agli articoli sopra linkati.
    Purtroppo la politica è anche questa, caro Sebastiano. Ovviamente io non penso affatto che tu sia un “complice dell’imperialismo occidentale” né penso che “il piccolo Satana” sia il “sol dell’avvenir” (tutt’altro…), però penso che si debba fare i conti con la realtà. E la realtà ci dice che a volte è necessario assumere determinate posizioni, schierarsi in un modo piuttosto che in un altro. In parole povere, il tuo approccio, che in linea teorica è senz’altro condivisibile, rischia di diventare o di restare un assunto teorico che però non incide in alcun modo sulla realtà. E la realtà ci dice che, nel caso specifico della crisi russo-ucraina, è in atto un tentativo da parte dell’imperialismo occidentale di isolare e di mettere alle corde la Russia, attraverso un processo di destabilizzazione di quelle aree e di quei paesi che facevano parte della sua sfera di influenza. E io non credo affatto peregrina l’ipotesi che l’obiettivo strategico di tutta questa operazione sia quello di rovesciare il regime di Putin per sostituirlo con un governo docile (come poteva essere quello di Eltsin) e completamente prono alla volontà degli USA. E siccome il vero futuro scontro interimperialistico sarà quello fra USA e Cina (di fatto già iniziato), è evidente che gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse ad avere una Russia ridotta al rango di paese satellite (come è stato per un decennio subito dopo il crollo dell’URSS).
    Ora, per dirne una, se gli USA e la NATO non sono intervenuti direttamente in Siria non è certo perché il Papa ha fatto una delle sue tante dichiarazioni in favore della pace nel mondo, bensì perché in Siria ci sono delle basi militari e navali russe. Questo è ciò che ha impedito alla NATO di intervenire direttamente e di apporre un’altra bandierina nello scacchiere mediorientale e da lì porre le basi per il successivo attacco all’Iran. Naturalmente il processo di destabilizzazione continua, è ovvio, non si ferma di certo, basta vedere ciò che sta accadendo in Iraq e anche in Palestina a meno di pensare (ma credo che non lo pensi nessuno, neanche i gonzi…) che l’aggressione a Gaza sia la risposta/rappresaglia per il sequestro e l’uccisione dei tre giovani israeliani.
    Tornando a noi, come ho già spiegato in altri commenti, ci siamo schierati con convinzione contro l’aggressione all’Iraq, senza per questo simpatizzare per Saddam Hussein, ci siamo schierati con convinzione contro l’occupazione dell’Afghanistan senza per questo simpatizzare per il regime dei talebani, e ci schieriamo con altrettanta e per quanto mi riguarda molta più convinzione contro l’occupazione israeliana della Palestina senza per questo essere dei sostenitori di Hamas o tanto meno del Qatar.
    Perché invece tutta questa difficoltà quando di mezzo c’è la Russia? Guarda caso, è la stessa difficoltà che manifestò una certa “sinistra” (purtroppo egemone in occidente) quando fu aggredita la Serbia di Milosevic (peraltro leader comunista), ovviamente dopo essere stata opportunamente demonizzata e dipinta come il “male assoluto”.
    Perché questa “resistenza”? O forse pensiamo che Putin (che a me non è affatto “simpatico” così come non mi è affatto simpatico Assad…) sia tanto più “cattivo” di Saddam o dei Talebani?
    E Gheddafi (che invece a me era più “simpatico”)? Nessuno ha mosso un dito e il suo linciaggio in diretta Tv è stato salutato fra i brindisi, e ora vediamo in quali condizioni è stata ridotta la Libia. Non sarebbe stato giusto difenderla dalla vile aggressione a cui è stata sottoposta? Ma in Libia non c’erano basi militari russe e le cose sono andate come sono andate (e senza l’appoggio diretto della NATO il regime di Gheddafi non sarebbe crollato…).
    Ecco, io credo che la nostra capacità debba essere quella di riuscire a barcamenarci, dal nostro punto di vista che deve rappresentare per quelli come noi, la bussola, all’interno di queste logiche con le quali purtroppo dobbiamo necessariamente fare i conti.
    Altrimenti, purtroppo, si fa solo teoria. Ma la teoria senza la prassi ha le gambe corte…
    Una caro saluto!
    P.S. ti ho risposto anche sull’Interferenza

  3. Pingback: ALCUNE RIFLESSIONI SUL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE | Sebastiano Isaia

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