LA TAIGA DELL’ORSO

putin-bear2L’orso russo perde il pelo ma non il vizio. E soprattutto la bestia impellicciata è molto arrabbiata, e ci tiene a farlo sapere alla concorrenza. Fuor di metafora, sono due, in ordine di tempo, gli esempi che illustrano bene l’umore della Russia di Vladimir Putin dopo le “inique sanzioni” occidentali sulla questione ucraina e la flessione del prezzo del petrolio*.

  1. Il trionfo di Putin a Belgrado. «La grande parata organizzata, praticamente in suo onore, a Belgrado il 16 ottobre scorso in occasione dei 70 anni dalla liberazione dai tedeschi della capitale serba da parte dell’Armata Rossa. […] Il calore riservato a Putin e la minuziosità con cui è stato preparato l’evento chiariscono il messaggio che il Cremlino ha voluto lanciare: “la Nato può anche arrivare fino ai nostri confini e minacciare di superarli, ma noi siamo saldamente presenti – politicamente, militarmente ed economicamente – nel cuore dell’Europa, anzi lì dove da sempre l’Europa è più turbolenta e scoppiano le grandi crisi, nei Balcani”» (A. Sansoni, Limes, 21 ottobre 2014).

Lanciato nel centenario della Grande Guerra, il messaggio non suona esattamente come un buon auspicio.

  1. L’annuale tre giorni di discussioni organizzata a Sochi dal Valdai club e conclusasi il 24 ottobre. In un discorso durato 40 minuti, il virile Presidente russo ha espresso tutto il suo disaccordo in merito alla posizione dell’Occidente sulla Russia. A un certo punto Putin ha citato un proverbio latino: «Quello che è concesso a Giove, non è concesso al bove». «Non possiamo essere d’accordo con queste definizioni», ha detto Putin. E ha concluso: «Forse non è ammissibile per un bue, ma devo dire che un orso russo non chiede il permesso a nessuno. L’Orso russo è il padrone della Taiga e non rinuncia a niente».

La Taiga ovviamente è il cortile di casa, o estero-vicino, della Russia.

Dalle parti di Washington e Varsavia** non l’hanno presa bene. Berlino*** e Roma pensano invece ai loro affari con la Russia, che adesso vanno male, e non vedono l’ora di sedersi al tavolo della pace con l’orso russo. Perché morire per la Taiga dell’orso? Il Times di Londra l’atro ieri ha scritto che «a Putin dev’essere ricordato che l’Ucraina è uno Stato sovrano, non il territorio di caccia dell’orso russo». Per Le monde, dopo quello che è successo e che continua ad accadere nell’Ucraina orientale, e alla luce del persistente attivismo diplomatico e militare della Russia putiniana «il peggio non è da escludere». Come si vede, altre parole volte a rassicurare l’opinione pubblica internazionale. Diciamo.

Ma non preoccupatevi: non ci sarà una nuova Guerra Fredda, nonostante l’evocazione di orsi e di foreste siberiane. «E una guerra Calda?». Per la risposta il lettore deve rivolgersi alla cartomanzia: qui al più si “divinizza” il passato – meglio se remoto…

«Secondo Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, nello scontro tra il multipolarismo e l’unipolarismo statunitense Putin sta tentando di resistere agli Stati Uniti. Questo grazie al rafforzamento di una serie di legami politici e culturali fuori e dentro i propri confini nazionali spesso esprimenti sistemi valoriali tra loro diversi. Il presidente russo è certamente consapevole dei rischi che potrebbero comportare queste alleanze. Una politica di de-escalation della crisi in corso con Mosca è nell’interesse di ogni democratico europeo; altrimenti Putin potrebbe continuare a dare spazio a chi – come Salvini e Le Pen – nel Vecchio Continente si sta muovendo per spaccare l’Unione monetaria europea» (D. Flores, Limes, 4 novembre 2014).

Ma sono molti in Europa anche gli “antimperialisti” di provata fede “marxista” (leggi stalinista, più o meno 2.0) che sognano la formazione di un grande polo imperialista, con al centro la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping, da contrapporre al polo egemonizzato dagli Stati Uniti. È nell’interesse di ogni autentico anticapitalista (europeo, americano, russo, cinese, ecc.) opporsi all’imperialismo unitario (ma non unico né unito: tutt’altro!) e alla sua guerra sistemica, qualsiasi forma essa assuma: “fredda”, “calda”, politica, militare, economica, tecnologica, ideologica e via di seguito.

con-naryshkin* «Per Mosca l’Ucraina è solo un effetto scatenante che si somma ad altre incertezze politiche interne russe, finora rimaste in ombra come la fuga di capitali, le difficoltà dei Paesi emergenti colpiti dal tapering della Fed e dal calo dei prezzi delle materie prime che stanno facendo venire a galla squilibri di parte corrente o di deficit pubblici, fragilità finora restati fuori dall’attenzione dei mercati. […] Ieri la divisa russa ha raggiunto un nuovo minimo storico a 49,4 per euro e il minimo da cinque anni sul dollaro a 36. La svalutazione del rublo infatti ha l’effetto di ridurre le spese interne, ad esempio il pagamento delle pensioni, in relazione alle entrate fiscale generate dei prezzi del petrolio sul mercati internazionali, espressi in dollari. Sarà ma i mercati vedono anche rischi di inflazione, e fuga dei capitali» (Vittorio Da Rold, Il Sole 24 Ore, 24 ottobre 2014).

** Scrive la Newsweek Polska di Varsavia (16 ottobre 2014): «Nei Balcani la situazione è ancora peggiore. Una gran parte della popolazione si identifica con i russi, e non solo per ragioni storiche. Per Krastev i bulgari si considerano i grandi perdenti dei cambiamenti avvenuti in Europa e ritengono che la posizione del loro paese si sia ulteriormente degradata negli ultimi 25 anni, sull’esempio di quella russa. Inoltre non si sentono legati agli ucraini. La Slovenia e la Croazia non hanno nulla contro Putin e le sanzioni contro Mosca non piacciono loro. A sua volta la Serbia, che un giorno vorrebbe entrare nell’Ue, si identifica pienamente con la Russia. Solo i rumeni non si sentono attirati da Mosca e rappresentano l’eccezione nei Balcani – così come la Polonia nel gruppo di Visegrád. Angela Merkel ha già troppi problemi con i suoi connazionali, la cui maggioranza è contraria alle sanzioni, per cercare di far cambiare idea ad altri paesi. In secondo luogo l’Europa centrale, che in passato era molto filoamericana, adesso non sembra più dare fiducia agli americani. In ultima analisi si può affermare che le simpatie per Putin sono in gran parte un effetto secondario della crisi dell’Unione europea e del ritiro degli Stati Uniti dall’Europa».

*** Le sanzioni contro Putin affondano l’export della Germania.

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3 thoughts on “LA TAIGA DELL’ORSO

  1. Per adesso hanno manovrato piuttosto bene. Hanno bruciato una frazione delle riserve molto piccola, ma hanno parato il colpo: la rendita petrolifera è moneta pesante, e lo resterà anche con prezzi più bassi. Il vantaggio costituito dall’indebolimento monetario è ovvio, pur se non privo di effetti negativi.

    Nel complesso l’impressione è che i russi stiano tuttora a guardare: guardano ed aspettano, probabilmente non hanno ritenuto conveniente tenere una condotta troppo aggressiva.

  2. Da Facebook, 7 novembre 2014

    A QUALCUNO PIACE BRICS

    Nei miei ultimi post dedicati alla Russia di Putin e al Celeste Imperialismo di Xi Jinping ho scritto che anche in Italia ci sono i sostenitori, in chiave rigorosamente “antimperialista”, di un grande polo imperialista alternativo a quello egemonizzato dagli Stati Uniti. Un mio amico, evidentemente non avvezzo a compulsare il Web, mi ha detto che la mia tesi è quantomeno bizzarra: «Non credo che possano esistere su questo pianeta mentecatti di tal fatta».

    Detto che l’antipatico epiteto è suo, non mio, faccio presente al mio amico dubbioso e agli altri amici quanto segue:

    «Il compagno Blade Nzimande, Segretario generale del Partito comunista sudafricano (SACP), si è incontrato nei giorni scorsi con Fausto Sorini (segreteria nazionale PdCI) e Francesco Maringiò (direzione nazionale), rispettivamente responsabile e vice-responsabile esteri del partito. Nell’incontro, che si è svolto in una atmosfera di grande e consolidata amicizia e solidarietà militante, sono stati affrontati una serie di temi relativi alla situazione interna dei due Paesi, alla politica dei rispettivi Partiti, al ruolo del Sudafrica e dei BRICS nell’attuale contesto internazionale, come elemento fondamentale di contrappeso all’imperialismo e alla sua politica di guerra».

    «Il segretario del SACP ha sottolineato il ruolo strategico della Nuova banca mondiale per lo sviluppo promossa recentemente dai BRICS, su proposta sudafricana, quale embrione di una politica economica e finanziaria su scala globale, alternativa a quella delle grandi potenze imperialiste. Nel corso dell’incontro sono state consolidate e approfondite le iniziative e le ulteriori possibilità di cooperazione in ogni campo tra i due Partiti e Paesi».

    «Questo incontro si inserisce in una serie di iniziative coordinate e continuative che il PdCI sta promuovendo in particolare coi Partiti comunisti dei BRICS (con cui esistono da tempo rapporti consolidati); e che ha visto la settimana scorsa un importante incontro-seminario col responsabile del Partito comunista cinese dell’Accademia delle Scienze di Pechino ed una delegazione di studiosi, e nel mese di settembre incontri al massimo livello a Mosca con esponenti del PC della Federazione Russa e di altre forze antimperialiste».

    «Consideriamo di importanza strategica i rapporti coi principali partiti comunisti dell’Europa e del mondo: in particolare con quelli dell’area BRICS, architrave di un nuovo equilibrio mondiale volto a sconfiggere le politiche di guerra e i settori più oltranzisti dell’imperialismo» (http://www.marx21.it/).

    A qualcuno l’imperialismo piace Brics? Bene! Chi sono io per discutere i gusti geopolitici degli altri?

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