FAUSTO BERTINOTTI TRA PAPA FRANCESCO E ROSA LUXEMBURG…

IL-TRIO-PERFETTO-FAUSTO-E-LELLA-BERTINOTTI-MARIO-DURSO_resize«Lella e Fausto Bertinotti sono stati avvistati alla festa dell’Unità tedesca in occasione del 25esimo anno dalla caduta del muro di Berlino, organizzata nella residenza dell’ambasciatore di Germania a Roma» (Formiche). L’ex rifondatore del “comunismo” non può recarsi a una festa senza subire un trattamento speciale da parte dei paparazzi. Non mi sembra giusto! Certo è che i brindisi del compagno Fausto sulla caduta del Muro non devono aver suscitato pensieri pieni d’affetto in Paolo Guzzanti, fustigatori dei “comunisti” che osano festeggiare la fine del “comunismo”. Si veda il mio post di ieri. Ma veniamo a cose assai più serie.

Domanda quanto mai suggestiva, e certamente sintomatica, di Lettera 43 (7 novembre) a Fausto Bertinotti, ascoltato nella sua qualità di ex rifondatore del “comunismo” intorno all’eredità politica della Rivoluzione d’Ottobre (e già uno informato dei fatti potrebbe chiedersi cosa abbia a che fare il simpatico Fausto con Lenin e compagni): «Nel mondo resta solo la Corea del Nord come stato puramente comunista?». Risposta del compagno Fausto: «Non scherziamo. Il comunismo è una cosa seria. La Corea del Nord non è comunista». Bravo. Certo, la domanda non era di quelle che fanno tremare, come si dice, le vene ai polsi, che mettono sotto sforzo l’intelligenza dell’interrogato (al netto dell’onorevole Razzi, si capisce), e tuttavia non bisogna mai dare nulla per scontato.

E difatti il compagno che tentò di rifondare il “comunismo” con caratteristiche italiane completa la sua risposta: «Se vogliamo parlare di qualcosa di serio parliamo della Cina». Ecco! E perché, l’esperienza cubana è forse da buttare via? Ma nemmeno per idea! «L’esperienza cubana è di grandissimo interesse, per cui continuo a sentirne il fascino. Per fortuna, in America Latina Cuba non è più da sola e si può parlare di una rinascita della sinistra sud americana che rifiuta le politiche liberiste di austerity a cui invece ha ceduto l’Europa». Per fortuna!

«Io – continua il Nostro – sono per distinguere nettamente il terreno della pratica politica e sociale da quello della costruzione teorica. Questo cortocircuito ha già fatto troppi danni». Ma non è affatto vero! Ad esempio, Fausto pratica esattamente come teorizza, e questo da sempre. Infatti, l’idea di “comunismo” che egli aveva e ha in testa è un impasto di capitalismo di Stato, di egualitarismo piccolo-borghese e di cattocomunismo. Tanto è vero che il «socialismo dal volto umano» è da Bertinotti associato alla riforma del sistema stalinista tentata negli anni Sessanta da Alexander Dubcek, e poi ripresa da Gorbaciov come estremo tentativo di salvare l’Unione Sovietica.

È per questo che non condivido la critica che gli viene rivolta “da sinistra”, ossia che l’ex rifondatore si sarebbe spostato “a destra”: a destra, ammettiamolo pure, ma rispetto a cosa? Non certo rispetto a un autentico punto di vista critico-radicale, nei confronti del quale tutta la galassia “comunista” che in qualche modo faceva riferimento al PCI è stata estranea, da sempre, da quando quel partito si convertì allo stalinismo, teoria e prassi della controrivoluzione (già alla fine degli anni Venti del secolo breve, Faustino, non negli anni Cinquanta o Sessanta o nel famigerato ’89!) e della costruzione del Capitalismo in Russia a tappe accelerate, come si conviene a un Paese di grandi ambizioni imperiali (nel passato) e imperialistiche (in un futuro quanto più ravvicinato).

Se non si comprende bene la maligna dialettica dello stalinismo appena evocata (controrivoluzione antiproletaria/rivoluzione capitalistica)), difficilmente si capisce perché «purtroppo quella scalata al cielo è naufragata in un fallimento storico dell’esperienza», per dirla sempre con Bertinotti, il quale a mio modesto avviso fa male a dichiarasi «fallito» (benché «non pentito»), almeno rispetto a un progetto (il superamento rivoluzionario del Capitalismo, anche nella sua forma di Capitalismo di Stato) che, ripeto, gli è sempre stato estraneo, al di là di qualche fumisteria fraseologica che fa fare bella figura nei convegni “de sinistra” e nei salotti cosiddetti radical-chic .

Ad Avvenire (8 novembre) Bertinotti ha confessato, oltre la sua scontata simpatia nei confronti del «Papa rivoluzionario», quanto segue: «Politicamente mi definisco comunista perché non mi piacciono le damnatio memoriae e le abiure, ma il mio filone culturale è quello del socialismo utopistico e soprattutto di Rosa Luxemburg». E così abbiamo sistemato pure l’anima della grande Spartachista massacrata per ordine della socialdemocrazia tedesca! Un brindisi, compagni!

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