FIRE AND FORGET! TORTURA E DIMENTICA!

jack-nicholson-codice-onoreDal film Codice d’onore, 1992:

Tu non puoi reggere la verità. Figliolo, viviamo in un mondo pieno di muri e quei muri devono essere sorvegliati da uomini col fucile… Chi lo fa questo lavoro? Tu? O forse lei, tenente Weinberg? Io ho responsabilità più grandi di quello che voi possiate mai intuire. Voi piangete per Santiago e maledite i marines. Potete permettervi questo lusso. Vi permettete il lusso di non sapere quello che so io: che la morte di Santiago, nella sua tragicità, probabilmente ha salvato delle vite. E la mia stessa esistenza, sebbene grottesca e incomprensibile ai vostri occhi, salva delle vite. Voi non volete la verità perché nei vostri desideri più profondi, che in verità non si nominano, voi mi volete su quel muro! Io vi servo in cima a quel muro! Io non ho né il tempo né la voglia di venire qui a spiegare me stesso a un uomo che passa la sua vita a dormire sotto la coperta di quella libertà che io gli fornisco. E poi contesta il modo in cui gliela fornisco! Preferirei che mi dicesse: la ringrazio… e se ne andasse per la sua strada. Altrimenti gli suggerirei di prendere un fucile e di mettersi di sentinella. In un modo o nell’altro io me ne sbatto altamente di quelli che lei ritiene siano i suoi diritti.

codtom«I duri metodi utilizzati dalla Cia sono contrari e incompatibili con i valori del nostro Paese»: lo ha detto l’altro ieri il contrito Presidente americano Barack Obama dopo la pubblicazione del rapporto licenziato dalla Commissione Intelligence del Senato americano. Potere, profitti e denaro: ecco, in brutale e sicuramente rozza e deficitaria sintesi, i “valori americani”. Ma anche i valori italiani, europei, russi, cinesi, indiani e così via. Mi dispiace deludere qualcuno, ma dalle mie parti l’antiamericanismo, soprattutto se spacciato per “anticapitalismo” e “internazionalismo”, non trova alcun appiglio.

Rispetto ai regimi totalitari come quello con caratteristiche cinesi, i quali non avvertono il bisogno di lavare i panni sporchi in pubblico (salvo, come accade appunto in Cina, nei casi di corruzione: chissà poi perché…), il regime democratico può permettersi il lusso di un maggior tasso di “autocritica”, ossia di ipocrisia, e così, a risultato ottenuto, proclamare urbi et orbi che «queste cose non dovranno ripetersi mai più, perché sono contrarie ai nostri valori». Questo, beninteso, ripetuto sempre di nuovo, guerra dopo guerra, tortura dopo tortura, violenza dopo violenza, repressione dopo repressione. Anche le vicende razziali made in Usa di questi giorni sono, sotto questo rispetto, molto significativi.

Finora la strategia democratica, che esprime una grande capacità di controllo sociale da parte delle classi dominanti, ha dato eccellenti risultati, a dimostrazione che i leader di turno possono benissimo sparare sul Quartier Generale senza mettere minimamente in questione lo status quo sociale, la cui difesa con ogni mezzo necessario rappresenta l’imperativo categorico dello Stato, democratico o autoritario che sia.

Gli Stati Uniti non hanno torturato i loro enemy aliens contro il Diritto, come lamentano gli ideologi dello Stato di Diritto, ma con pieno Diritto: quello che gli deriva dai loro interessi e dalla loro potenza. Scrivevo su un post del 31 ottobre, dal significativo titolo La dialettica democratica: bastone e carota: «Secondo Marx “Il diritto non è che il riconoscimento ufficiale del fatto”. E il fatto sta in questi asciutti termini: in democrazia come in regime dichiaratamente autoritario lo Stato difende gli interessi delle classi dominanti. Per conseguire questo legittimo obiettivo, il Moloch usa quei mezzi che nelle diverse circostanze meglio si prestano alla bisogna. Sotto questo aspetto, la facoltà concessa ai sudditi di scegliere l’albero politico-ideologico a cui impiccarsi, soprattutto durante la celebrazione della Sacra Messa Elettorale, e il ricorso alla repressione violenta dei movimenti sociali fanno capo a una sola logica: quella della difesa dello status quo sociale». La politica estera degli Stati è la continuazione della politica interna con altri mezzi (a volte con gli stessi mezzi), e viceversa.

Ieri il Wall Street Journal osservava, polemizzando con la fazione del Partito Democratico che con cinica determinazione intende lucrare futuri consensi elettorali sul terreno scivoloso dei “diritti umani”, come dopo l’11 Settembre i politici e l’opinione pubblica degli Stati Uniti avessero accusato la Cia di inettitudine, di passività, e come invece avessero accolto con patriottico entusiasmo la violenta svolta repressiva in materia di Sicurezza Nazionale decisa dall’allora Comandante in Capo, l’oggi reietto George Bush.

Per dirla con il Colonnello Nathan R. Jessep di Codice d’onore, a nessuno importò allora sapere in quale modo, con quali strumenti, a quale prezzo, l’organizzazione preposta alla Sicurezza Nazionale avrebbe svolto il proprio compito, purché lo avesse fatto con successo. Nello stesso momento in cui dava carta bianca al Leviatano, la società si preparava all’immancabile mantra dell’autocritica: «Ma noi non potevamo immaginare, noi non sapevamo, nessuno ci aveva informato»…

«Bisognerebbe ricordare l’atmosfera post 11 settembre quando anche la senatrice Dianne Feinstein [presidente della Commissione Intelligence] gridava “alla guerra, alla guerra”, dice oggi al Giornale il “falco” Edward Luttwak, il quale è convinto che il processo mediatico ai danni della Cia «non farà guadagnare voti né a Obama né a Hillary Clinton». Staremo a vedere. Intanto va rivelato che, come sempre, spetta ai cosiddetti “falchi” esprimere la cinica realtà delle cose con un minor tasso di ipocrisia rispetto a quanto  riescono a fare le più politicamente corrette colleghe “colombe”.

imagesXGSKEVKUA lavoro sporco ultimato (?), gli stessi politici e parte della stessa opinione pubblica piangono sulla tanta violenza versata nella peraltro «sacrosanta lotta al terrorismo» (ovviamente i “terroristi”, i cattivi di turno, sono sempre gli altri, gli enemy aliens), per soprammercato con dubbia efficacia. Ma su questo punto le opinioni degli addetti ai lavori divergono alquanto: per alcuni si è torturato con profitto, per altri l’investimento in indicibile sofferenza somministrata al nemico  non ha dato i risultati sperati. In ogni caso, qui si tratta di una questione di economia, e nel calcolo costi/benefici ogni forma di odiosa e demagogica ipocrisia è almeno bandita.

L’”autocritica” americana di questi giorni mi ricorda la strategia militare USA basata sulle “bombe intelligenti”: fire and forget, spara e dimentica. Ovvero: Tortura e dimentica. Appunto!

colombAggiunta da Facebook (12 dicembre 2014).

HELPLESSNESS!

Torture e droni. Violenza cattiva e violenza buona. Regolamenti di conti e odiosa ipocrisia.

Scriveva ieri Alessandro Mauceri su Notizie Geopolitiche a proposito dello “scandalo-torture” deflagrato negli Stati Uniti:

«Il fatto è che, con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali tutti cercano, in un modo o nell’altro, di colpire la controparte e di acquistare consensi». Diciamo che il sospetto un po’ mi era venuto. Giusto un pochino.

«James E. Mitchell ha commentato la diffusione del rapporto dicendo che “Mi pare del tutto insensato il fatto che prendere a ceffoni il detenuto Khalid Sheikh Mohamed sia male e invece mandare un drone che bombarda una famiglia che sta facendo un picnic, ammazzargli i figli, la nonna e tutti quanti invece è ok. E questo per un sacco di motivi. Uno, sono i danni collaterali. L’altro motivo è che se si uccidono poi non si possono interrogare”».

Mi sembra che il ragionamento di Mitchell non faccia una piega: non ha senso torturare un uomo morto! Chi è Mitchell? Uno dei due psicologi militari (l’altro si chiama Bruce Jessen) «che aveva avuto il compito di studiare il modo di “insegnare” ai prigionieri il significato della parola “helplessness”: indifesi» (Panorama, 11 dicembre 2014). Qualche particolare sfizioso sul lavoro dei due psicologi? Eccolo:

«Mitchell e Jessen avevano studiato dei vecchi esperimenti condotti su cani negli anni ‘60 all’Università della Pennsylvania. Gli animali venivano tenuti in un recinto elettrificato. Avevano imparato che tentare di uscirne voleva dire prendersi la scossa e quindi sentire un forte dolore. Alla fine, ci avevano rinunciato. Rimanevano accucciati nella loro scatola circondata da fili elettrici, piagnucolando per le ferite e l’impossibilità di uscire. In balia dei loro carcerieri: indifesi».

Benedetta Civiltà della Scienza e della Tecnica! Non c’è alcun dubbio: siamo tutti helplessness dinanzi al Moloch.

Ancora Mauceri: «Forse Mitchell ha dimenticato che le vittime dei droni Usa, stando ai risultati di un’inchiesta condotta dal Bureau for Investigative Journalism (BIJ), sarebbero più di 4500, e questo solo in Pakistan, Yemen e Somalia (in alcuni casi sono stati colpiti banchetti nuziali in quanto facevano venire allo “scoperto” gli obiettivi). A queste vanno aggiunte le vittime in altri Paesi come Libia e Afganistan. E pare aver dimenticato che, solo nel 2012, sono stati almeno 1200 attacchi tramite droni americani e inglesi in questi Paesi: attacchi condotti da droni che hanno causato più di un migliaio di vittime civili, colpite erroneamente. Morti che, come molte delle torture cui sono stati sottoposti i detenuti nelle carceri americane come Guantanamo, non sono servite a niente».

Inutilità della morte e delle torture: che irrazionale spreco di capitale umano! L’economia dell’orrore potrebbe entrare in crisi. O no?

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One thought on “FIRE AND FORGET! TORTURA E DIMENTICA!

  1. Commenti da Facebook

    A: Ci vorrebbe una Norimberga per questi governanti.

    M: Peccato che i predecessori di questi governanti siano proprio quelli che hanno messo in scena Norimberga…

    A: Per mitigarla, la nuova dovrebbe essere più esemplare.

    M: Giusto. Processare e punire i punitori. E fra settant’anni fare lo stesso coi punitori dei punitori. E così via. Mi sembra una buona idea: servirebbe a tenere sempre sveglia e allertata la macchina della sorveglianza della democrazia…

    J: Potrebbero fare un nuovo reality: The punisher, punitori di punitori, per la salvaguardia sociale.

    N: Vedete la differenza? Quello che state dicendo sarà tra qualche tempo trasposto in un bel “videogioco diseducativo” quale mezzo di indottrinamento. Perché gli statunitensi sono pragmatici, passano subito ai fatti. Noi abbiamo Renzi e Bergoglio, quindi, al massimo, qualche sermone in TV.

    M: In ogni caso l’horror infiniti generato dall’enigma “Chi controlla il controllore?” può essere scongiurato dall’implementazione del “Carabiniere Interiore” e del programma “Spia il tuo vicino” nell’ambito del protocollo “DDT” (Delazione Democratica Totale), promossa dall’Internazionale Giustizialista col supporto della comunità mondiale dei neuroscienziati.

    A: Potremmo avere la possibilità di fare a meno di tutta la spazzatura prodotta in questi anni dalla pseudo democrazia buonista con i perdenti ma feroce con chi combatte realmente contro il potere totalizzante. Allora non salvare niente di ciò che ha corrotto le coscienze.

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