CADE ANCHE IL MURO CUBANO?

che__700Ieri sera un amico di recente acquisizione e di nessuna “cultura politica” mi ha detto che il miglior regalo per il mio compleanno l’ho ricevuto, a quanto pare a mia insaputa, «da Castro, Obama e Papa Francesco: non sei contento?» E poi si è complimentato per la riflessione da me postata ieri su Facebook, che si concludeva come segue: «Signori, il clima, almeno quello geopolitico, mi sembra prettamente natalizio. Molto freddo! Non ci rimane che indossare un bel cappotto. “Color grigio/verde militare?”. Il solito pessimista! Il quale evidentemente non conosce la novità del giorno: “Passi storici per un nuovo corso: così la Casa Bianca commenta la svolta nelle relazioni fra Stati Uniti e Cuba con una serie di misure che allentano l’embargo su L’Avana. Il Vaticano avrebbe giocato un ruolo da garante nelle trattative fra Stati Uniti e Cuba, iniziate lo scorso anno” (ANSA). E già mi sento più natalizio! Grazie Francesco. E buon compleanno anche a te».

Naturalmente mi sono messo a ridere: «Padre, perdonalo perché non sa quel che dice!». E giù risate contagiose, perché anche il poveretto s’è messo a ridere: «Ma perché stiamo ridendo, poi?». L’ho rinviato al mio modestissimo Blog per farsi almeno un’idea circa la mia posizione sul “socialismo caraibico”.

Todos somos americanos! La destra estrema americana e la sinistra estrema planetaria fedele all’infinita «Rivoluzione Cubana» non sono d’accordo: «Nessuna accondiscendenza: ora e sempre resistenza!» Resistenza “anticomunista”, da un lato, resistenza “antimperialista” dall’altro. A mio modesto avviso, due facce di una stessa medaglia: quella che ripropone sempre di nuovo la contesa interimperialistica come unico orizzonte possibile. Ci sono poi quelli che si chiedono chi abbia vinto: la democrazia americana o il “socialismo” cubano?  Scrive oggi Franco Venturini sul Corriere della Sera: «Davide e Golia si sono dati la mano, con reciproche concessioni (lo scambio di spie o presunte tali), con reciproca dignità, e soprattutto con una pragmatica constatazione, questa soltanto americana: cinquant’anni di inimicizia e di embargo hanno aiutato più che danneggiato il comunismo castrista, sono stati la sua stampella nei momenti difficili, hanno esaltato il nazionalismo che più dell’ideologia politica è da sempre la base del regime».

Ci sarà tempo per analizzare attentamente le cause, interne e internazionali, e la reale portata geopolitica della «svolta storica» reclamizzata forse con eccessiva enfasi dai media di tutto il pianeta; oggi desidero semplicemente ripetere per l’ennesima volta, anche a beneficio della mia amica, che il «comunismo castrista», da sempre base politico-ideologica del regime cubano post Batista (1959), non ha mai avuto nulla a che fare né con il comunismo né con il socialismo, ancorché “reale” e con caratteristiche tropicali*.

Ecco perché nella primavera del 2012, quando l’allora Pastore Tedesco Ratzinger volò a Cuba per dire che «il marxismo si è rivelato una strada senza via d’uscita», criticai i “marxisti” nostrani che, anziché approfittare dell’occasione per denunciare lo stalinismo con caratteristiche cubane venduto al mondo come “socialismo” e rivoluzione permanente (la mitica «Rivoluzione Cubana»), obiettarono al santissimo Padre che «se il socialismo è morto anche il capitalismo non sta poi così bene», e che se i comunisti mangiano i bambini, lo fanno «per evitare che finiscano nelle luride mani dei preti pedofili». Un po’ pochino per i miei difficili gusti. Ma questo i nostalgici della Guerra Fredda e dei Muri (dopo quello di Berlino è caduto anche quello dell’Avana?) non possono capirlo.

 

* Ancora nell’anno di grazia 2014 è possibile leggere la seguente balla speculativa: «La rivoluzione del 1959 dissolve il vecchio apparato statale borghese e permette alle masse di accedere al potere per costruire una società nuova, basata sulla giustizia sociale» (L. Vasapollo, J. S. Cabrera Albert, Vivir bien o muerte!, p. 43, Datanews, 2013). Sulla natura storico-sociale della rivoluzione cubana del ’59 e della «società nuova» edificata a Cuba, rimando al post Riflessioni sulla rivoluzione cubana.

Leggi anche: RICORDANDO EL PATRIOTA DI CARACAS

laurel-and-hardy-laurel-and-hardy-30795541-1024-768-740x350Postato su Facebook il 20 dicembre 2014

CASTRO, MADURO E LA MALAPOTENZA

Secondo Luciano Capone, «Quando uno dei più longevi regimi ateo-marxisti della storia riprende le relazioni diplomatiche ed economiche con il paese capitalista per eccellenza, grazie alla mediazione del Papa, vuol dire che qualcosa è profondamente cambiato» (Il Foglio, 20/12/14). Ma potrebbe anche dire che la definizione del regime cubano come “ateo-marxista” è semplicemente comica. Almeno la cosa fa ridere chi scrive. Ah, ah, ah!… Mi scuso, asciugo le lacrime e mi ricompongo. Ancora Capone:

«“Possono mettersi le loro sanzioni dove sanno, questi yankee insolenti”, aveva dichiarato Maduro, che dopo un paio di giorni si è trovato di fronte a un accordo tra Cuba e gli yankee, di cui evidentemente non era stato informato: “Dobbiamo riconoscere che la riparazione storica nei confronti di Cuba è un gesto coraggioso da parte di Obama”, ha commentato il presidente venezuelano». Ah, ah, ah! Qui siamo a Oggi le comiche!! Come si fa a non ridere?!

«Il disgelo tra Cuba e gli Stati Uniti ha tolto al chavismo anche la logora arma propagandistica del “Satana imperialista” e ha dato ulteriore vigore all’opposizione: “Nicolás, Raúl ti ha messo un’altra volta in ridicolo”, ha dichiarato il leader dell’opposizione Henrique Capriles Radonski. E in effetti la svolta inaspettata, almeno a Caracas, di Raúl Castro non fa altro che danneggiare il consenso interno di un Maduro già a corto di dollari, petrolio e carisma». Questo, invece, non farà di certo ridere il regime venezuelano.

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One thought on “CADE ANCHE IL MURO CUBANO?

  1. Commenti da Facebook

    G.: Nuovi miti cercansi a sinistra.

    T.: È vero, ma a furia di banalizzare tutto ad ogni costo, finisce che……???

    M.: … finisce che forse cominciamo a pensare seriamente alla faccenda piuttosto che sentirci confortati dal fatto di poterci ritrovare in pub tappezzati di “icone inoffensive”?

    G. T: Aldilà di muri e non muri, di relitti ideologici nostrani vari, è da seguire la vicenda cubana nel quadro della transizione della produzione dai vecchi centri capitalistici alle periferie con conseguente riequilibrio imperialistico in corso declinato in vari modi (dall’Ucraina all’africa orientale etc.), nello specifico cubano si è riaperta l’asta generale su tutto il cucuzzaro, e i principali offerenti appunto non sono solo i capitali a base USA ma anche quelli russi e cinesi.

    D.: La probabile sortita di cuba sarà quella dello smembramento economico. la tattica più efficace per fossilizzare anche quella traccia che c’era di socialismo.

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